Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

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970 Valle Santa Felicita – Croce del Termine

Pubblicato da luke007 in 26 dicembre 2017
Pubblicato in: itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo, Storico. Tag: Monte Grappa. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata :  5h00

Dislivello totale : 1185 m    

Quota massima raggiunta  :  1415 m

Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000

Descrizione

Arrivati in auto a Romano d’ezzelino si prende verso Semonzo e poi si seguono le indicazioni per l’antica abbazia di Santa Felicità oppure nella parte opposta si trova l’albergo alla Mena . Attenzione che in alcune cartine la numerazione potrebbe essere diversa le cartine riportano 70 ma la numerazione dei segnavia e 970 .
La Valle Santa Felicita è una delle valli più importanti del Massiccio del Grappa. Profonda e selvaggia, Valle Santa Felicita sbocca tra Romano d’Ezzelino e Semonzo a quota 200 metri , dal punto di vista escursionistico, è molto bella , si entra nella valle che presenta numerose pareti di roccia utilizzate come palestre , si percorre quindi parte del 180 che sale dalla valle Santa Felicita superato il passaggio nel canalone il sentiero riprende a salire dolcemente fino ad arrivare ad un bivio dove parte il 970 (70 in alcune cartine ) si passa nella parte opposta della valle e si sale un pò in mezzo il bosco ed un pò su  pascolo prativo dove si può ammirare la vastità del territorio , il sentiero offre degli scenari molto belli fino ad arrivare al Cason  Pianaro , per poi raggiungere la chiesa di Cibara ed il piccolo abitato , numerosi i passaggi di malghe più o meno ristrutturate fino ad uscire totalmente dal bosco ed iniziare ad intravedere da lontano la Cima Grappa con il suo gigantesco Sacrario , il sentiero 970 arriva fino a Croce del Termine dove imboccando il 920 si può salire fino a cima Grappa , per poi eventualmente usare il 180 per ridiscendere fino a valle Santa Felicità . Il sentiero 180 tratteggiato nella parte iniziale e una parte del sentiero che si è obbligati a percorrere per raggiungere l’imbocco.

Attenzione nel valutare la lunghezza del percorso , bisogna calcolare anche il ritorno 

 

 

180 Valle Santa Felicita – Cima Grappa

Pubblicato da luke007 in 24 dicembre 2017
Pubblicato in: itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo, Storico. Tag: Monte Grappa. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata :  5h00

Dislivello totale : 1509 m    

Quota massima raggiunta  :  1775 m

Arrivati in auto a Romano d’ezzelino si prende verso Semonzo e poi si seguono le indicazioni per l’antica abbazia di Santa Felicità oppure nella parte opposta si trova l’albergo alla Mena . Attenzione che in alcune cartine la numerazione potrebbe essere diversa le cartine riportano 80 ma la numerazione dei segnavia e 180 .
La Valle Santa Felicita è una delle valli più importanti del Massiccio del Grappa. Profonda e selvaggia, Valle Santa Felicita sbocca tra Romano d’Ezzelino e Semonzo a quota 200 metri , dal punto di vista escursionistico, è molto bella , si entra nella valle che presenta numerose pareti di roccia utilizzate come palestre , i sentieri che la risalgono sono principalmente 2 il 100 Campo Croce e il 180 Cima Grappa , io oggi mi occuperò del 180 che porta direttamente a Cima Grappa , il sentiero sale abbastanza dolce e privo di difficoltà fino ad arrivare ad un certo punto dove entra in un canalone stretto e ghiaioso lungo circa 200 metri abbastanza pendente , per poi riprendere un tratto in cui la salita e costante , poi ricomincia a salire abbastanza ripido ma mai pericoloso fino a sbucare fuori dal bosco per poter iniziare a vedere fuori il panorama che si apre nel poderoso massiccio del Grappa , questo sentiero può essere utilizzato per il rientro in auto dopo aver percorso il 100 fino a Cima Grappa , oppure viceversa .

Attenzione nel valutare la lunghezza del percorso , bisogna calcolare anche il ritorno 

Voglio sottolineare che su questa terra sacra all’Italia i numerosi morti da ambo le parti e le numerose battaglie che in questo lembo di terra si accanirono nel 1915-18 , ricordo inoltre il massimo rispetto nelle vicinanze del sacrario dove giacciono le ossa di circa 22000 soldati per la maggior parte ignoti , un rispetto dovuto a chi ha perso la vita per dei valori umani e di libertà in cui credeva , che molti di noi viventi non conosciamo , oppure vedendo la gioventù d’oggi non ne ha la più pallida idea , coloro che hanno combattuto  qui avevano 20 anni e qui hanno perso la vita , non e raro trovare uscendo dal sentiero ancora qualche osso , o qualche reperto di questi eroi che si sono immolati su questo monte , come dice la canzone :

 Monte Grappa, tu sei la mia patria,
sovra te il nostro sole risplende,
a te mira chi spera ed attende,
i fratelli che a guardia vi stan.

Contro a te già s’infranse il nemico,
che all’Italia tendeva lo sguardo:
non si passa un cotal baluardo,
affidato agli italici cuor.

Monte Grappa, tu sei la mia Patria,
sei la stella che addita il cammino,
sei la gloria, il volere, il destino,
che all’Italia ci fa ritornar.

Le tue cime fur sempre vietate,
per il pie’ dell’odiato straniero,
dei tuoi fianchi egli ignora il sentiero
che pugnando più volte tentò.

A loro va il nostro pensiero , PER NON DIMENTICARE E PER FAR SAPERE .

   

Bassanoweek

Pubblicato da luke007 in 17 dicembre 2017
Pubblicato in: evento. Tag: Eventi. 2 commenti

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Che dire ringrazio molto il mio Amico Giancarlo Andolfatto per l’articolo su Bassano Week del mio sito , non ho parole , anche se non mi ritengo proprio alpinista , ma un grande appassionato di montagna e di storia , un buon conoscitore delle nostre zone , uno che cerca di mettere in evidenza quel grande patrimonio che sono le Prealpi Vicentine e i Teatri di quelle grandi e difficili Battaglie del 15-18 , un grazie di cuore . Luciano Cailotto 

ARTICOLO PUBBLICATO IL 16/12/2017 SU BASSANO WEEK DI GIANCARLO ANDOLFATTO

Luciano Cailotto di Valdagno, è un altro alpinista , più che alpinista si definisce appassionato , al quale ci affideremo per conoscere meglio le nostre montagne, in particolare il Pasubio che per lui non ha segreti.

Peraltro, una volta svelati i segreti della maestosa montagna, Luciano ha preso l’abitudine di metterli a disposizione di tutti in un suo blog che ci invita a visitare https://itineraritrekking.com

Come mai l’idea di un blog?

«Il blog è nato dalla mia grande passione per la montagna e l’aria aperta. Esso è dedicato a tutte le persone che per tanti motivi non hanno la possibilità di percorrere i sentieri del Pasubio, delle Piccole Dolomite, le Prealpi venete o la nostra pedemontana.

Le mie pagine non hanno la presunzione di essere una guida ma semplicemente un aiuto per ripercorrere nel tempo libero alcuni sentieri già presenti su tante guide e che io documento con le mie foto».

Quindi proposte facili e per tutti?

«Credo di si, ma tutti devono sapere che i sentieri devono essere affrontati con i materiali utili a far fronte a bruschi cambiamenti climatici ed idonei per la propria sicurezza.

Poi, come direbbe il celebre alpinista italiano Hervè Barmasse: non è importante la parete che decidiamo di scalare, la sua altezza o le sue difficoltà, ma lo spirito con cui l’affrontiamo, le emozioni e i sentimenti che ci può regalare».

Qual’è dunque la tua missione?

«Missione è una parola importante, comunque la mia idea è quella di documentare quanti più sentieri ed itinerari possibili perché si possa percorrerli con prudenza e la giusta preparazione evitando di affrontare rischi non ponderati dato che non si è mai abbastanza preparati per escursioni troppo pericolose.

Raccomando sempre la prudenza che non è mai abbastanza per superare i pericoli della montagna. E’ buona norma poi non andare mai per montagna da soli».

Sappiamo che ammiri molto anche Renato Casarotto…

«Certo ed è da lui che prendo ispirazione quando guardo il mio zaino ed immagino che come il suo, non sia solo carico di materiali e di viveri. Cerco di ricordarmi sempre che lì dentro porto anche la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna, sono consapevole, porto me stesso nel bene e nel male».

Vuoi provare a raccontarci l’emozione che ti viene dalla montagna?

«Le emozioni che dona la montagna sono tante è alcune non si possono descrivere con le semplici parole perché sono molto personali e diverse in tutti noi.

Si può salire dove si vuole l’importante è conoscere bene il sentiero da fare , munirsi di tutto il necessario e non dare niente per scontato, come del resto non è detto che si debba utilizzare la tenda e il sacco a pelo, si può sostare in un bivacco o in un rifugio, ma e sempre un emozione unica da provare».

E allora, prova un pò a guidaci in una delle tue ultime emozionanti escursioni.

«Si, provate a seguirmi fino a Cima Palon in questa salita in notturna».

Fissiamo la partenza nel tardo pomeriggio dal rifugio Balasso dove si può lasciare l’auto quando si sale in Pasubio.

Verificato che nello zaino ci sia tutto quanto potrebbe servire nella circostanza ovvero la tenda, il sacco a pelo, il vestiario adatto alle condizioni climatiche di questo periodo, si può accendere la lampada frontale e partire mentre guardando in alto si vedono ancora le luci del rifugio Papa ancora accese.

Si prende a salire per il sentiero 300 della Val Canale e presto verrà a farci compagnia il soffio di qualche camoscio che probabilmente si chiederà:«Ma questi dove vanno in giro di notte».

Qualche rapace notturno muove i rami dove sta appollaiato ed ancora il camoscio fa avvertire un movimento di sassi mentre segue con interesse ogni nostra mossa.

Se ne possono incrociare di tanto in tanto gli occhi luccicanti per il riverbero della lampada frontale, ma conviene proseguire potendo solo immaginare la maestria con cui si muove di notte tra tanti strapiombi: magari avere sempre il piede sicuro come quello dei camosci. Intanto la salita ci porta al rifugio Papa che da poco ha spento le luci esterne e noi via per l’obbiettivo di cima Palon.

Poco distante da lì si pianterà la tenda con il buio che ti farà sentire ancor più piccolo nella vastità di quel massiccio, nel silenzio del suo cuore, vicino alle sue viscere che conservano la storia del mondo. Superato quindi il rifugio Papa si prosegue per il 105, sentiero delle creste o tricolore che ci porta verso una pace ed un silenzio unici. In basso il chiarore della città e dei paesi: un inquinamento di luci davvero esagerato.

Partiti intorno alle 19.00, in poco meno di tre ore siamo a cima Palon dove perderemo un po’ di tempo per trovare un posto al riparo dal vento per la tenda, magari a ridosso di qualche trincea italiana e sistemata la tenda con l’uscita rivolta ad est per farsi svegliare dal sole, dopo un ultimo sguardo alla notte stellata, si può andare a dormire.

Verso le tre arriverà puntuale il vento ma piuttosto che infastidire finirà per …detergere il panorama, sempre unico e fantastico che si estende ai piedi del Pasubio e se sarà solo una distesa di nuvole, poco importa: lassù saremo solo noi, il vento e il sole.

Giancarlo Andolfatto 

Piccole Dolomiti Sport

Pubblicato da luke007 in 5 dicembre 2017
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. Tag: Eventi. Lascia un commento

Piccole dolomiti Sport

Voglio provare a descrivere questo sito del mio Amico Davide Deganello , cosa non facile , ma nemmeno impossibile dopo aver partecipato ad una serata di chiusura dell’anno escursionistico a forte Maso , che dire una serata molto bella , una partecipazione molto folta per una serata in allegria e compagnia con quell’unica passione che abbracciava tutti i partecipanti in qualcosa di unico , la Montagna . Un posto ideale per toccare con mano ed apprezzare un lavoro fatto con grandissima professionalità e grandi capacità organizzative , in parole povere fatto con PASSIONE , quella passione capaci di trascinare le persone in qualsiasi luogo e capaci di fare gruppo . Tutti uniti per un unico scopo  , salire in compagnia e portare a casa nel cuore tante emozioni , con un solo motto :

Bravo isteso ( bravo lo stesso )

Per Saperne di più :

http://www.piccoledolomitisport.com/

e- mail piccoledolomitisport@gmail.com
cel. 3281257258

Davide Deganello

 

Quota 400.000 Visualizzazioni

Pubblicato da luke007 in 26 novembre 2017
Pubblicato in: evento. Tag: Eventi. Lascia un commento

Vi lascio con questa mia poesia segno di ringraziamento a quanti di voi mi seguono , con la stessa passione che io scrivo e salgo su questi nostri monti , sopra questi nostri sassi che tanto hanno da dire e che tanto hanno da dare , ogni giorno una nuova emozione che ci accompagnerà per tutta la vita . Luciano

Amo la montagna ,

non ci posso fare nulla

salgo da una parte , scendo da un’altra ,

continuo a salire …

qualche volta soffro salendo , in silenzio

qualche volta la salita

può essere tanto dura

in qualche sentiero sconosciuto

o in qualche valle sperduta…

Con lei ho gioito , sofferto e Pianto

Si con lei ho pianto di gioia per le

Emozioni che mi sono state donate.

D’altra parte io sono come lei

Duro come la sua roccia

Verde come i suoi pascoli più estremi

Tenebroso come le sue scure e

Selvagge valli

Impenetrabile come i suoi boschi di

Grandi alberi

Con lei ho imparato a vivere

Con lei sono cresciuto

E per questo che l’amo tanto perche

mi fa vivere emozioni indimenticabili ,

che tengo sempre dentro al mio cuore ,

ma soprattutto perche e stata 

e rimane la palestra della mia vita.

Luciano

Forte Cima Lan

Pubblicato da luke007 in 25 novembre 2017
Pubblicato in: itinerari trekking, Storico. Tag: Alpi Feltrine, Forti. Lascia un commento

Provenendo da Bassano del grappa si imbocca la galleria che porta ad Arsiè , poi si sale verso Col del Perer fino a raggiungere un bivio che porta in diverse direzioni , si prende per Forte Lan sulla  destra e si prosegue per circa 10 minuti con l’auto , si lascia l’auto e si prosegue a piedi per circa 15 minuti .

La salita non presenta difficoltà si sale su una carrareccia , sulla cima non si vede un gran che perche e tutto circondato da bosco , il forte e maestoso ma quasi totalmente distrutto fatto saltare durante la ritirata , l’area adiacente e in cattive condizioni  .

Cenni storici

Il forte costruito 1909 non fu ancora ultimato quando nel 1915 iniziarono le ostilità , anche quest’opera faceva parte dello Sbarramento Brenta-Cismon , dopo i fatti di Caporetto durante la ritirata italiana nel 1917 un piccolo distaccamento di uomini lo tenne la zona adiacente ad esso finche fu possibile ma dopo un aggiramento in forze del nemico , un reparto del genio preparò le cariche e fece saltare il forte rendendo le strutture inagibili come sono ora questi ruderi .

Il forte era composto da due piani uno era adibito per i lanci a lunga gittata dotato da quattro cannoni da 149A in cupole girevoli dello spessore di 180 mm , di una polveriera e un fossato di gola che ora e coperto da macerie , inoltre era presente una linea in cemento armato per attacchi di fucileria e si possono notare i resti di un osservatorio .

404 Bochet dei concoli

Pubblicato da luke007 in 24 novembre 2017
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Riva del Garda. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero  :  3h00 

Dislivello totale : 1200 m    

Quota massima raggiunta  :  1308 m

Dopo aver raggiunto Riva del Garda si prende la strada che porta da Riva a Limone , giunti su una rotatoria nei pressi di una chiesa situata in via Giuseppe Cannella , si svolta a destra per via Largo Guglielmo Marconi dove esiste l’unico posteggio non a pagamento dove si può lasciare l’auto senza problemi , usciti dal posteggio a circa 10 minuti da dove si sale si mantiene la destra e si prosegue per la via fino ad arrivare ad una rotatoria con una galleria la si supera e si nota sulla destra della strada una stretta via che sale, prima verso il Bastione e poi la Chiesetta di Santa Barbara per poi imboccare per poi proseguire sulla sinistra della chiesa salendo con un breve tratto attrezzato provvisto di una scala abbastanza semplice lunga circa 5 metri , si continua sul sentiero sempre molto bello e con alcuni tratti più o meno ripidi ma sempre con panorami mozzafiato sul lago , poi si entra in un vallone per poi incrociare il bivio a quota 1308 che collega con la Cima Sat e con il 418 che si può usare per scendere e che arriva poco lontano dall’imbocco del 404. Molto bella e la sorgente situata ad un certo punto della salita deviando il percorso di circa 300 metri sotto alcune rocce a strapiombo.

     

Forte Leone Cima Campo

Pubblicato da luke007 in 23 novembre 2017
Pubblicato in: itinerari trekking, Storico. Tag: Alpi Feltrine, Forti. Lascia un commento

Provenendo da Bassano del grappa si imbocca la galleria che porta ad Arsiè , poi si sale verso Col del Perer fino a raggiungere un bivio che porta in diverse direzioni , si prende per Forte Leone . Oppure salire da Grigno e passando per Castel Tesino fino a che non si arriva a Cima Campo si lascia l’auto e si sale a piedi fino al Forte.La salita non presenta difficoltà si sale su una carrareccia per circa 15-20 minuti a piedi , la cima e priva di bosco perciò si ha una visuale a 360° uno di quei panorami incredibilmente belli e fantastici .

Il forte e molto bello ed in buono stato , molto maestoso e costruito in posizione molto strategica , il suo ingresso e a pagamento quindi bisogna rispettare i periodi di apertura.

informazioni:
visite su prenotazione telefonando al

3296412444

BIGLIETTI:

Intero 5 euro   ridotto 3 euro

gratuito per bambini fino a 3 anni, accompagnatori di gite scolastiche o organizzatori di manifestazioni
nei giorni di apertura prefissata la guida sarà presente dal primo pomeriggio.

 PER ULTERIORI INFORMAZIONI

http://www.forteleone.it/

Cenni storici

Il Forte Leone di Cima Campo venne costruito tra il 1906 e il 1912 sotto la direzione dell’ingegnere Maggiore Antonio Dal Fabbro di Sedico (BL) come parte della linea di difesa Brenta-Cismon. Il Forte era armato da 6 pezzi “Armstrong” 149/35 sotto cupole, 8 pezzi 75/27, 5 mitragliatrici in casamatta e 6 in torrette a comparsa.

Le vicende storiche che riguardano il Forte Leone iniziarono solo dopo la rotta di Caporetto, quando il Generale Cadorna affidò al battaglione alpino Monte Pavione, comandato dal Maggiore Roberto Olmi, il compito di proteggere la ritirata delle truppe italiane provenienti dal fronte montano fino al passaggio del complesso fortificato di Primolano: una difesa ad oltranza del forte non fu mai presa in considerazione.

Nel forte, oltre al comandante, vi erano 12 ufficiali, tra i quali uno del Genio, un medico, un cappellano militare, oltre a 230 uomini di truppe: 200 del battaglione Monte Pavione appartenente al 7° Reggimento Alpini e 30 del Battaglione Val Natisone. Il gruppo Austriaco comandato all’assalto era composto da: I e II Compagnia, plotone d’assalto, mitraglieri del K.K. Tiroler LandSturm-Bataillon I, mitraglieri del Schutzenregiment e compagnia degli Standschutzen di Merano.

 

Testimonianze 

Il giorno 12 novembre 1917, tra le ore 7:00 e le 8:00 cominciò l’attacco avvolgente al forte.

L’avvicinamento risultò difficoltoso: a sud-ovest il pendio era molto erto e roccioso, ad ovest, all’interno del fitto bosco, le truppe italiane sparavano all’impazzata.

Dopo i primi momenti di stallo e difficoltà, segnati anche dalla stanchezza delle truppe austriache da giorni impegnate in estenuanti marce, l’assalto riprese. L’attacco finale fu guidato dal Capitano Berkic nonostante poco prima avesse ricevuto l’ordine di arrestarsi sulle posizioni conquistate fino ad allora.

Ormai il forte era completamente accerchiato ed Olmi alle 16:00 ordinò alle sue truppe di abbandonare le trincee esterne e di rifugiarsi all’interno della fortezza., il Forte poteva essere abbandonato e fatto saltare Alle 17:00 arrivò la telefonata che le truppe italiane da tutta la giornata aspettavano: le truppe in ritirata erano al sicuro, il Forte poteva essere abbandonato e fatto saltare Mestamente Olmi rispose che ormai era troppo tardi, ma comunque era felice che il loro sacrificio fosse stato utile. Come ultima, strenua difesa il comandante inventò uno stratagemma: alcuni soldati avrebbero lanciato dalle torrette le ultime granate rimaste, mentre gli alpini abili avrebbero girato il cappello in modo da portare la penna nera sul davanti, forse potevano in questo modo scappare simulando il pennacchio dei Kaiserschutzen Gli austriaci si accorsero dell’inganno e spararono sulla colonna dei fuggitivi, solo una ventina riuscì a scappare, mentre tutta la guarnigione fu fatta prigioniera.

Il forte agli occhi degli austriaci si rivelò integro, tuttavia le torrette blindate erano disarmate ed i cannoni puntati sulla valle altro non erano che tronchi d’abete verniciati di nero. impedì tutto ciò.

Al comandante Olmi vennero concessi gli onori delle armi in merito alla strenua difesa del Forte: esso poté portare la sua pistola d’ordinanza fino al campo di prigionia.

“Spesso mi chiedo, come ci si potesse sentire qui, in alto, allora, nel 1917/18, quando per un intero anno migliaia di uomini combatterono l’un contro l’’altro sui monti e nelle valli del Piave, del Cismon e del Brenta.

Cerco di immaginarmi, come si potevano sentire il fuoco continuo dei piccoli e grossi calibri, le bombarde che esplodevano e l’’ululare delle granate, vicino e lontano, come in un’ arena.  E di notte: il riverbero balenante delle vampate dei cannoni, dei proiettili traccianti, della miriade di fuochi della guerra.

“(…)” Quando qui in alto i temporali vanno a scontrarsi – una enorme mano nera su Enego e le masse minacciose di nuvole sopra il Grappa – si riesce ad avere un’immagine di ciò, tra il brontolio dei tuoni e il guizzare dei lampi: interi eserciti si scatenano in brandelli di nubi in cielo.  Ed è come se i morti ripetessero all’infinito le loro battaglie.” 

                                                                                                            Mellame, maggio 1998
                                                                                                                      W.A. Dolezal 

 

Avez del Prinzep

Pubblicato da luke007 in 18 novembre 2017
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. Tag: Asiago, Eventi, Folgaria, Lavarone. 4 commenti

“Dedico questo libro agli alberi. Un albero è un respiro che rigenera l’anima di antica saggezza. Le loro radici affondano nelle profondità sconosciute e i loro rami raggiungono il cielo. Alberi e stelle: un dialogo fra silenziosi osservatori… vorrei scrivere tutti i loro segreti”.  Maria Luisa Clerico 

Avez del prinzep un Abete bianco più grande d’Europa 54 metri , età stimata 264 anni con una circonferenza di 5.6 metri , e caduto il 12 novembre 2017 durante una forte bufera di vento

12 novembre 2017

Il Custode Forestale Damiano Zanocco, ogni volta che c’è un temporale o una nevicata forte passava sempre a vedere come stava il nostro avez.

Quando si è recato a Malga Laghetto ha notato il buco nel bosco, mancava la chioma. Ha sperato fino all’ultimo fosse solo una preoccupazione vana, ma sapeva cosa lo avrebbe aspettato, infatti ha percorso la strada che porta al Prinzep con un groppo in gola.

Il vento forte del 12 Novembre ha fatto cadere il nostro amato Prinzep. È una notizia triste e che fa riaffiorare in noi molti ricordi. Lui ne ha passate molte e certamente eravamo tutti sicuri ci sarebbe stato anche dopo di noi.

La natura lo stava mangiando da dentro, il formicaio (camponotus) che ha attaccato la parte cariata(marcescente) dell’albero è stato combattuto per anni. L’età, la carie e il formicaio lo avevano reso meno stabile, nonostante questo era stato solo un anno fa considerato in salute e forte.

Il sindaco: ”Oggi avuta la notizia mi sono recato subito a Malga Laghetto, percorrendo quel sentiero che porta a lui. E trovarlo così fa sembrare tutto diverso: entra più luce che illumina e risalta la ferita. La stessa sorgente, che lo ha nutrito per anni, gorgoglia ma il rumore è completamente differente, non c’è la stessa pace. Il masso al suo fianco, che lo ha protetto dal freddo, ora sembra più grande e solo.

E’ una situazione triste per tutti noi, l’Avez del Prinzep era una certezza!”

Cresceva ancora di un millimetro di diametro e 5 cm in altezza ogni anno – che per la sua età era un enormità.

Ne rimane un troncone alto circa 4 metri, i restanti 50 sono distesi in orizzontale. Si nota il buco al suo interno molto grande e che ci fa stupire sia resistito così tanto.

Anche i Giganti cadono.

Quasi 20 anni fa attraverso il consiglio dei custodi forestali si è deciso di preservare nella zona 100 alberi per trovare in futuro l’erede del Prinzep e per dimostrare l’attenzione del territorio ad una zona che ha dato alla luce molti alberi spettacolari.

Ora questo monumento va preservato, si deve trovare il modo, così da raccontare una storia lunga oltre 250 anni.

Ciao Avez

Per ulteriori approfondimenti su cosa verrà fatto con il legno di Avez del prinzep vi invito a visitare la pagina :

https://www.facebook.com/avezdelprinzep/

 Non voglio pensare che questo grande albero sia definitivamente morto. Nel suo legno marcescente e nelle sue profonde radici, troveranno vita altre creature (microbi, insetti, muschi, funghi…). Non lo vedremo svettare dal bosco come prima, ma lui c’è e ci sarà ancora per molti anni…perché lui non e’ un sempre abete. Lui è l’Avez del prenzipe.  Paolo Donà

Avez le prinzep

418 Sentier dei Crazidei

Pubblicato da luke007 in 17 novembre 2017
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Riva del Garda. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero: 3h00

Dislivello totale : 1238 m

Quota massima raggiunta : 1308 m

Dopo aver raggiunto Riva del Garda si prende la strada che porta da Riva a Limone , giunti su una rotatoria nei pressi di una chiesa situata in via Giuseppe Cannella , si svolta a destra per via Largo Guglielmo Marconi dove esiste l’unico posteggio non a pagamento dove si può lasciare l’auto senza problemi , usciti dal posteggio a circa 10 minuti da dove si sale si mantiene la destra e si prosegue per la via fino ad arrivare ad una rotatoria con una galleria la si supera e si nota sulla destra della strada una stretta via che sale, fatta a ciotolato dove il cartello porta la “passeggiata al Bastione “. Attenzione che ci sono molti posteggi a pagamento per poche ore in giro , e risulta essere il problema più difficile di trovare posto per l’auto

Si sale per il sentiero prima in ciotolato e poi una stradina cementata per circa un km , dopo di che si entra in una stradina sterrata per la maggior parte boschiva fino ad arrivare ad un segnavia , il sentiero e molto interessante sale tutto a zig zag per cui il dislivello viene distribuito nella lentezza della salita presenta in alcuni tratti esposto ma non pericoloso e difficile , ideale per scendere dopo aver fatto la ferrata dell’amicizia , ma per chi non volesse fare oppure non e in grado di fare la ferrata puo sempre salire dal 404 e superata la capanna di Santa Barbara proseguire per il sentiero fino a raggiungere il bivio in alto che porta a cima Sat potendo così ammirare un panorama unico ed incredibile , la discesa può essere fatta dal 404 . Anche se devo ricordare che dopo la capanna di santa Barbara c’e uno scalone di circa 6 metri da superare anche se non presenta difficoltà particolari ( il 404 lo documenterò in seguito ).

                    

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