Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver messo l’auto in piazza a Piovene Rocchette e prendendo la strada che porta verso la birreria Summano , prima di passare la galleria si prende il sentiero a sinistra che segna la chiesa dell’angelo (quello tratteggiato), il sentiero e molto bello anche se un pò impegnativo sotto il profilo fisico , permette di osservare un bel panorama verso la valle dell’astico , Arsiero e Cogollo , tutto il sentiero e sul bosco , inizialmente come carrabile mantenere rigorosamente la destra ad ogni bivio e poi come sentiero in una cresta Costa La Rancina , il sentiero sbocca dietro la casa vicino la chiesa del Summano proseguendo per la carrareccia e deviando verso destra si arriva in cima al Summano , sulla croce del Cristo che invoca aiuto.
Itinerario : Valdagno-Figgigola di sopra-Giani-Biceghi-Meceneri-Zovo di Castelvecchio-Tomba-Baita vecia(sentiero Braggion)-Croce Castiglieri-Borga-Sentiero dei Mussi-Val del Boia-Campotamaso
Tipo di terreno : poco asfaltato e la maggior parte mulattiera e sentiero normale ed alcuni tratti attrezzati con cordini ,70% sterrato impegnativo , la discesa Val del boia e un po difficile in condizioni meteo avverse .
Tempo di percorrenza dell’anello : 3h25 di corsa
Dislivello totale : 1322 m
Quota massima raggiunta : 1042 m
Percorso molto bello e tecnico , se percorso in forma di trekking risulta abbastanza lungo ma molto bella sia la val del boia , che la vista offerta sulla Croce dei Castiglieri visibile anche da Valdagno , puo essere percorso anche mettendo la macchina alla Borga sulla strada che porta a Recoaro Mille , oppure sempre percorso ad anello mettendo la macchina in contrada Tomba
Nel formato running risulta molto impegnativo se percorso di corsa viste le pendenze e i continui saliscendi , ideale per allenamenti tipo trail (questo percorso e la versione ridotta perchè l’originale prevedeva salire a marana e scendere sulla croce , che pubblicherò neve permettendo)
Percorrendo il sentiero dei mussi che parte dalla località Borga e porta alla baita vecia parte alta della Val del boia , si arriva ad un bivio posto su un crinale , il bivio porta dritto alla Val del boia , a sinistra nel sentiero Braggion e a destra alla Baita vecia(sentiero in salita sul crinale) questo e quello più bello .
LA GRANDE CROCE DEI CASTIGLIERI
Ho voluto inserire delle foto della Croce per tutte le persone del paese di Fongara che con caparbietà l’hanno voluta , pensata e costruita, insomma una specie di omaggio a tutti loro , nella seconda foto si può capire la grandezza di questa Croce
La posizione defilata del sito previsto per la costruzione del forte, obbligò i progettisti ad inserire nel progetto la costruzione di una strada militare dedicata alla sua costruzione; l’accesso venne posizionato poco prima della tagliata in modo da essere al riparo da qualsiasi tiro di artiglieria. La strada, lunga 2,3 km con 12 tornanti e una pendenza costante del 12%, è ancora oggi è percorribile.
Percorrendo la strada che porta al pian delle Fugazze , superato l’abitato di Sant’Antonio , si trova sulla sinistra una carrareccia che porta direttamente , salendo il forte non si vede vista la sua posizione ma è molto ben indicato . Il Forte Maso venne costruito nel 1885 sul fianco occidentale della Val Leogra con il compito di sbarrare un’eventuale avanzata proveniente dal Pian delle Fugazze. Dotato di 6 cannoni da 149 mm coperti da una cupola in ghisa, nel 1904 venne ulteriormente rafforzato con del calcestruzzo e coperto parzialmente con due metri di terriccio. Come molte altre strutture simili, anche il Forte Maso non fu mai attivo durante la Grande Guerra e venne utilizzato soprattutto come ricovero per soldati e magazzino per munizioni.Circondato da un profondo fossato che poteva essere tenuto sotto tiro grazie alle feritoie, la sua unica entrata era dotata di un ponte levatoio. Sul piazzale d’entrata si trovavano due magazzini mentre al piano inferiore c’era la stanza dedicata al meccanismo di funzionamento del ponte ed i servizi igienici, collegati direttamente al fossato. Il resto della struttura era completata da diverse casematte e dalle postazioni dei cannoni che puntavano tutti verso la Val Canale. In totale, al suo interno, si potevano contare 80 stanze.
I lavori iniziarono nel 1883 e durarono 4 anni. L’edificio a pianta quadrata risentiva di metodi di costruzione ormai superati per l’epoca, ma progettando di installare sei cannoniere affiancate del tipo di difesa costiero, si optò per questo tipo di schema costruttivo. I sei cannoni da 149 mm in ghisa erano alloggiati in altrettante stanze corazzate del tipo Gruson in ghisa indurita con uno spessore frontale di 40 cm. A causa del limitato brandeggio dei pezzi avevano esclusivamente il compito di battere il tratto di strada in corrispondenza della zona più stretta della valle, in prossimità dei ponti sul torrente Leogra nella zona denominata “ponte verde”; in quel tratto la strada era scavata nella roccia e minata con fornelli di mina in due punti sotto il livello stradale. In caso di guerra e nell’immediatezza del pericolo di entrata in territorio italiano di armate avversarie, la strada poteva essere fatta saltare; le artiglierie del forte avevano lo scopo di tirare in quel tratto per impedire le riparazioni e quindi interdire qualsiasi passaggio.
Il forte era stato progettato per il combattimento a distanza in una zona defilata dalla strada principale Rovereto-Schio; per il blocco stradale vero e proprio si pensò alla costruzione di una “tagliata” stradale denominata Tagliata Bariola.
Oggi purtroppo il Forte Maso è inaccessibile e si può vedere solamente dall’esterno. Sfruttato economicamente dai proprietari del terreno (che costruirono anche una trattoria su un suo fianco), oggi l’associazione Opera Forte Maso si propone di restaurare il forte e di renderlo agibile e visitabile .
TRATTORIA FORTE MASO
VIA FORTE MASO, 1
36030 – VALLI DEL PASUBIO (VI)
tel. 0445/590473 cell. 337/477700
fax 0445/576266
Posto di ristoro del Forte Maso 1883 email:forte.maso@gmail.com
Per approfondimenti storici e sull’associazione per il recupero del forte : http://www.fortemaso.it/
Itinerario : Colle Xomo-Rifugio Papa-Strada degli eroi-Selletta nord-ovest-Malga Boffental-Discesa per le sette fontane
Tipo di terreno : Tutto sterrato con pendenze interessanti ideale per approfondire l’esperienza di un trail
Per effettuare questo percorso l’ideale e di avere una macchina al pian delle Fugazze e l’altra a Colle xomo , il sentiero e di circa 20 km ma l’impegno che richiede per farlo con andatura normale è accettabile , ma nel caso si volesse percorrerlo con una certa velocità diventa qualcosa di una certa importanza visto la prima salita con una discreta pendenza , ma sopratutto la seconda da non sottovalutare , a livello panoramico , tempo permettendo e molto bello , ssia sulle gallerie che sulla selletta del sengio alto
Piccolo dettaglio tecnico , questo tratto di 20 km fa parte della gara Trans D’Havet 80 Km 5600D+ , risulta quindi ottimo per effettuare prove sul percorso , anche se il percorso originale arriva a Campogrosso per poi proseguire sul sentiero della Bocchetta fondi
Sentiero molto bello con poco dislivello l’ideale da percorrere partendo dal rifugio Lancia , anche perchè la salita per arrivare alla bocchetta Foxi si dovrebbe fare o dal 122 Corno Battisti oppure dal 102 Val di Foxi e quindi richiederebbe un certo impegno fisico , la maggior parte dello stesso e tra i pini mughi e prato erboso privo di difficoltà e che ci permette di arrivare sul monte Testo ad ammirare lo splendido panorama verso il corno battisti e la val grobbe , molto belle e completamente aperte le gallerie di ricovero e postazioni sotteranee situate sul monte Testo , da li dopo averle visitate si ridiscende verso il rifugio Lancia e prendendo poi il 102 passando per la bocchetta delle corde si prosegue verso la bocchetta foxi scendendo per il sentiero 102 per la val foxi fino all’abitato di Anghebeni ,il tempo di percorrenza e di circa 6h , il sentiero si può anche prendere dal rifugio Lancia rientrando attraverso il 102 per bocchetta delle corde , in quanto si tratta di un anello .E INDISPENSABILE L’USO DELLA TORCIA O DELLA LAMPADA FRONTALE
Cenni storici
Nella controffensiva Austro-Ungarica iniziata il 15 maggio 1916. La direttrice d’attacco comprendente il monte Testo, che era in mano alle truppe Italiane, era di competenza della XVIII Brigata Austro-Ungarica che partendo da Terragnolo, doveva superare il torrente e risalire le pendici del Pasubio. Il giorno 19 dopo aver vittoriosamente respinto un contrattacco Italiano sul Monte Spil le truppe Austro- Ungariche prendevano possesso del Monte Testo, con la successiva avanzata la prima linea del fronte sul Pasubio venne a trovarsi nella zona tra il Dente Austriaco e il Dente Italiano, Lasciando il Monte Testo in seconda linea. Grazie alla sua posizione strategica la cima del monte venne fortificata, con la realizzazione di un osservatorio e di una serie di appostamenti di artiglieria. Il gruppo d’artiglieria comprendeva una batteria di obici da montagna, una batteria pesante. Il complesso del Monte Testo giocò un ruolo fondamentale nei cruenti scontri che avvennero successivamente nel vallone del Cosmagnon. Anche il tentativo Italiano del luglio 1916 volto alla conquista del Monte Corno (Corno Battisti) vide il contrassalto di truppe Austro-Ungariche proveniente dal Monte Testo.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h15
dislivello totale : 1000 m
Quota massima raggiunta : 2001 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
AVVISO A TUTTI I LETTORI DI QUESTA PAGINA IN PARTICOLARE , IL TENTATIVO DI DESCRIVERE A PAROLE E FOTO IL SENTIERO DELLE GALLERIE PUO AD UTENTI INESPERTI SEMBRARE SODDISFACENTE , VI INVITO A PERCORRERE IL SENTIERO ALMENO UNA VOLTA PER POTERNE TRARRE LA VERA GRANDEZZA DI QUESTA OPERA CHE HA IMPIEGATO MIGLIAIA DI PERSONE PER LA SUA COSTRUZIONE . IO PERSONALMENTE LA PERCORRO DA UNA VITA ( LA PRIMA VOLTA AVEVO 7 ANNI )E OGNI VOLTA MI REGALA NUOVE EMOZIONI; PERCORRETELA CON UMILTA NEL PENSIERO DI QUANTI HANNO PERSO LA VITA SU QUESTE ROCCE
Sulla sua facciata del Rifugio Achille Papa sono incastonate alcune lapidi, come il comunicato in seguito alla cruentissima battaglia del 2 luglio 1916, in cui l’esercito italiano respinse a fatica la vigorosa avanzata austro-ungarica e la poesia della poetessa scledense Romana Rompato che recita:
« Chi ha salito senza palpiti d’amore questo Calvario della Patria; chi non sosta con animo purificato su questo roccia gloriosa, non entri in questo Rifugio, né contempli da queste libere altezze la dolorante fecondità del piano e il mistero dei cieli. »
INDISPENSABILE UNA TORCIA Questo percorso e il forse il più spettacolare compatibilmente con la giornata non sempre bella , sotto il profilo sia tecnico che fisico non presenta grosse asperità il tempo di percorrenza e intorno alle 3h anche se presenta un dislivello di circa 1000 metri, e quindi praticabile a tutte la persone che ne vogliono apprezzare il grande valore storico e naturale di questo paesaggio unico fatto di guglie che si ergono verso il cielo , pareti che salgono dritte e che scendono a picco sui vaj sottostanti , da ammirare la grande opera di costruzione delle gallerie nel periodo della guerra 15-18. E uno dei sentieri più belli da percorrere ma sopratutto con lo scopo di non dimenticare quanti hanno perso la vita su questa montagna per la libertà, le foto hanno solo la possibilità di documentare una piccolissima parte dell’immensa opera fatta dall’uomo , anche perche salendo verso la chiesetta di Santa Maria e l’Arco si possono notare altrettante opere del periodo bellico … anche se all’imbocco della strada e stato sciupato e svilito da un macabro e nauseante mausoleo ai piedi della strada delle gallerie a bocchetta campiglia a mio avviso troppo fuori luogo . La discesa può essere fatta dalla rotabile degli Scarrubi anche se molto più monotono , ma ugualmente bello che ti da la possibilità di ammirare la valle di Posina
Piccolo cenno storico
Fu realizzata dalla 33ª Compagnia minatori del 5° reggimento dell’Esercito Italiano con l’aiuto di sei centurie di lavoratori: compagnia 349, 523, 621, 630, 765 e 776). A capo della 33ª Compagnia fu a capo il tenente Giuseppe Zappa dal 18 gennaio al 22 aprile1917. Lo succedette il capitano Corrado Picone fino alla fine della guerra. Vero e proprio capolavoro di ingegneria militare e di arditezza (considerando le condizioni e l’epoca in cui fu costruita, nonché la rapidità d’esecuzione: i lavori cominciarono il 6 febbraio1917 e furono conclusi nel novembre 1917. Nei primi giorni di dicembre 1917, prima di lasciare il Pasubio, la 33ª Compagnia minatori innaugura simbolicamente la strada abbattendo un muro costruito appositamente davanti la prima galleria. Sarà la 25ª minatori, assieme alle centurie rimaste, ad ultimare la strada, tra cui le gallerie 49 e 50, ed aprire in definitiva la strada.
La sua realizzazione fu di grande importanza strategica in quanto permetteva la comunicazione e il passaggio dei rifornimenti dalle retrovie italiane alla zona sommitale del Pasubio ove correva la prima linea al riparo del fuoco nemico e nel corso di tutto l’anno, contrariamente alla rotabile degli Scarubbi, accessibile sì da mezzi motorizzati, ma in condizioni molto più pericolose, sotto i colpi dei cannoni austriaci, e soltanto nel periodo estivo.
Provvedo a documentare questo sentiero in quanto e parte integrante del Val delle Prigioni-Passo del Lomo , e risulta un pò complessa la sua individuazione Questo sentiero e quello che io ho utilizzato per rientrare dal passo del Lomo , ci sarebbe il 135 che scende ai Raossi , ma però ti porta molto fuori da dove si mette l’auto per salire la Val delle prigioni e ti costringe a fare a piedi la strada della Vallarsa che risulta abbastanza stretta , invece con questo sentiero e possibile rientrare non troppo lontani dall’auto . Il sentiero sale a sinistra del passo del Lomo , per alcuni tratti e molto poco segnalato , ma in lontananza si vedono sia i muretti di contenimento che il continuo zig zag dello stesso , e abbastanza lungo da discendere ma e l’unica via più corta , la parte più difficile e quella vicino al passo dove dopo essere saliti per circa 10 minuti si inizia a scendere per un piccolo vajo , per poi mantenendo la destra raggirare le roccie e passare sul crinale , da questo crinale si può notare il sentiero già più calpestato e si inizia a vedere la strada della Vallarsa ; nel caso lo si volesse praticare
PRESTARE LA MASSIMA ATTENZIONE AGLI INCROCI E AI PICCOLI PARTICOLARI CHE RENDONO POSSIBILE VEDERLO , PERCHE IN ALCUNI CASI E VERAMENTE COMPLICATO . NEL CASO NON SI FOSSE SICURI DEL SENTIERO VI INVITO A TORNARE SUI PROPRI PASSI OPPURE SCENDERE DAL 135 (SENTIERO CHE PROVVEDDERO’ AL PIU’ PRESTO A DOCUMENTARE)