Si sale la strada che da Schio porta il pian delle Fugazze, giunti al rifugio Nerone Balasso si svolta a destra nell’ampio posteggio , perché l’accesso a Malga Prà è solo per mezzi autorizzati , ricordo che il posteggio è divenuto a pagamento e che il ticket lo si può trovare presso il Rifugio stesso.
Descrizione
In prossimità della malga Prà si scende lungo il torrente per circa 20 minuti fino a raggiungere la passerella situata proprio sopra la cascata, salendo su questa passarella si potrà ammirare in tutta la sua altezza la cascata di brazzavalle vista la presenza di un piano di vetro trasparente sul pavimento mentre ci si potrà affacciare per poterla vedere direttamente . Il sentiero non presenta difficoltà tecniche è praticabile quindi a tutte le persone, la massima attenzione va prestata nelle alla Passarella . Nella discesa ci sono alcuni punti un pò complessi , e che meritano più attenzione , per il resto è una piccola e modesta escursione , che però se viene completata con un pic-nic bordo laghetto oppure perché no , una visita all’Ossario del Pasubio renderà questa escursione per tutti.
Dopo essere saliti a Recoaro si prosegue per la località Gazza , salendo e superando diverse piccole contrade , arrivati a ridosso della Località Parlati si prosegue a sinistra mentre la strada inizia a restringersi , superata la località Zalica e la Locanda Obante , fino a raggiungere un ampio posteggio e a poche centinaia di metri il rifugio Cesare Battisti «la Gazza» , dove si lascerà l’auto.
Descrizione
Il percorso è privo di difficolta ed è praticabile a tutti , molto interessante e piacevole fisicamente, la prima parte vicino alla Chiesetta quota 1265 m, è un reticolo di trincee difensive , mentre proseguendo e transitando davanti al rifugio Cesare Battisti si raggiungerà il punto più elevato denominato caposaldo per poi proseguire verso malga Rove scendendo verso sinistra, il percorso si addentra in un piccolo bosco, che poi uscirà nei ghiaioni detritici del Vajo dell’acqua e dalla Fratta grande alle pendici del Monte Zevola 1976 m, che porterà all’enorme trincea Sarantonio, che sale su attraversando prima il n.120 e una parte del n.121 del Ristele, giunti sul n.120, si prosegue a destra e tornare al Rifugio Cesare Battisti La Gazza 1265 m .
Cenni storici
Il pianoro della Gazza ovvero del rifugio Cesare battisti, ai piedi del Passo Tre Croci o meglio conosciuto come Passo della Lora 1716 m, era stato preso in considerazione come confine tra il regno D’Italia e l’impero asburgico, risaliva la valle e verso il Plische e l’Obante, alla Gazza era anche costruita una piccola caserma della Guardia di Finanza, con l’arrivo della guerra furono costruite alcune trincee a protezione della valle, con opere murarie e postazioni per fucilieri e di artiglieria. Furono costruite linee telefoniche fisse da Recoaro e da Malga Rove, fino a quelle volanti che raggiungevano Campobrun. Furono inoltre costruite due teleferiche che raggiungevano il Valico di Pelegatta, una partiva dalle Lambre quota 821 m che poteva trasportare fino a 18 tonnellate di materiale, mentre l’altra da Malga Langarte quota 1237 m ne poteva trasportare 45 tonnellate , giunte al Passo Pelegatta proseguivano in due tronconi per Cima Carega attraverso quello che oggi viene chiamato Vallon della Teleferica. Fu inoltre costruita una linea di collegamento Malga Rove, passo Ristele che rimane il ben conservato trincerone di Sarantonio che porta fino all’omonimo laghetto.
Nel 1918 fu approntata in via definitiva l’ortogonale 2 : Campodavanti -Malga Anghebe – Monte Falison – Monte Spitz di Recoaro – Cima Bocchese -Fondo Valle Agno – Monte Civillina – Fondo Val Leogra – Monte Enna – Monte Novegno. Furono iniziati nel 1915 i collegamenti tra la Gazza e Monte Robe, sotto l’influenza della Strafexpedition del 1916, creando così la terza linea di resistenza Monte Plische – Colle Gazza – Monte Rove – Storti – Santagiuliana -Monte Cuccomoro – Santa Caterina – Malga Pianeti. Dalla Gazza inoltre partiva quella famosa mulattiera che sale dal sentiero ora chiamato n.110 salendo cosi sul crinale che portava a destra verso Campobrun, mentre a sinistra la dorsale del Zevola – Campodavanti – Monte Falcone.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h10
Dislivello totale : 1020 m
Quota massima raggiunta : 1300 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Sì prende la strada che da Bassano del Grappa porta verso Trento , ovvero la Valsugana , superato la Tagliata di Forte Tombion , il luogo più stretto della valle , si imbocca la strada che porta ad Enego , appena superato il ponte di può lasciare l’auto e di prosegue a piedi verso l’abitato di Piovega di sopra.
Descrizione
Si sale qualche centinaio di metri fino a trovare un bivio a sinistra che scende leggermente fino ad una contrada in cui e presente un capitello . Se inizia a salire a sinistra del capitello , per il prato fino ad incrociare per la prima volta la strada asfaltata che sale , si attraversa notando il segnavia sul lato opposto , la si attraverserà ancora un paio di volte prima di raggiungere l’abitato di Enego , anche se questa nn e la destinazione . La mulattiera e molto bella ed in buone condizioni anche se presenta alcuni movimenti sui sassi mossi dovuti a una tempesta qualche anno fa , giunti al bivio che porta a Enego si mantiene la destra , continuando salire per il sentiero sempre ripido che porterà a quota 1300 di Rifugio Tombal , tutto il percorso e molto bello anche se richiede una buona preparazione fisica del resto si parte dalla Valsugana , si raggiunge il rifugio posta al di sotto mentre sulla sinistra si può notare la Casera Tombal . Questo percorso come del resto il 791 veniva usato per il trasporto del legname a valle e per permettere al bestiame di raggiungere la zona di alpeggio estiva , il rientro dev’essere fatto dallo stesso percorso , per chi invece più preparato fisicamente dopo essere rientrato fino ad a Enego attraverso il sentiero 868 , seguendo le indicazioni può scendere dal 791 che porta fino alla Valsugana dove si passa per la famosa Birreria Cornale posta sulla ciclabile che porta da Bassano del Grappa vero Trento.
Le fonti centrali di Recoaro Terme sono qualcosa di unico e di meraviglioso , uno spettacolo della natura , insieme allo stabilimento delle acque oligominerali Lora di Recoaro oltre alle molteplici bibite con il marchio Recoaro , hanno dato lustro ad una località incredibilmente unica e reso famoso Recoaro nel mondo , le sue fonti avevano nel turismo fondato le radici di questa piccola ridente cittadina conosciuta come Recoaro Terme , per le loro proprietà curative ed altri trattamenti termali , cure idropiniche , inalatorie , bagni termali , fangoterapie e fisioterapia , insomma un vero gioiello delle cure termali , uno splendido giardino e parco contornava questo ambiente esclusivo con un percorso vita , completato dal giardino botanico con piante secolari , e strutture ricettive . Mentre in paese gli alberghi presenti sul territorio fornivano accoglienza ai turisti , rendendo unica questa perla delle Piccole dolomiti conosciuta come Conca di Smeraldo , con una serie di eventi per portare a conoscere le tradizioni di questa piccola cittadina.
Il parco attualmente occupa un’area di circa 22 ettari , con due pendici laterali separate dal torrente Prechel , con una serie di stradine che salgono verso gli angoli più dispersi dello stesso, Dal campo di bocce , punto panoramico , alla Pagoda , alla fattoria nella parte più alta del parco , numero le specie arboree con esemplari di età ragguardevoli , Roveri , Cedri , Castagni , Calocedri , Ciliegi , Carpini Bianchi e Sorbi . Numerose presenze di Abeti Rossi e Bianchi , una fustaia di Abete Rosso rende un paesaggio di grandi alberi .
Nella parte inferiore l’area e coperta di edifici , parcheggi e punti per l’accesso , il Bunker di Kesserling , l’albergo Dolomiti , Villa Tonello , l’albergo Giorgetti , Chiesetta di San Gaetano , reparti e ambulatori medici per il trattamenti termali
Cenni storici
Il parco delle fonti e il risultato di tanti anni e continue evoluzioni in parte naturali ed in parte dovute all’azione dell’uomo . Il paesaggio offerto al Conte Lelio Piovene già nel 1689 , quando inizio a scoprire le proprietà curative delle acque di questo territorio , ovviamente lo stesso paesaggio non era come quello che possiamo ammirare adesso , ma già nell’inizio 800′ si poterono notare alcune stampe con edifici già eretti , per poter rendere possibile ai turisti l’uso delle acque curative che giungevano da diverse località fino qui , anche se l’assenza quasi totale di alberi sul retrostante parco spiccava all’occhio .
Dopo l’unità d’Italia si costruirono altri moderni edifici per abbellire sia la stazione Termale che i prati circostanti di quello che poi sarebbe stato diventato il “Parco delle Fonti”. A tal proposito di ricorse ad un Architetto vicentino , già progettista della villa Tonello completando così l’opera nel 1876 . La sua ricerca di creare suggestioni aggiungendo rocce , aiuole fiorite e boschetti che andavano ad incorniciare lo splendido paesaggio che contornava questo incredibile luogo , furono introdotte anche varie specie di conifere e specie esotiche , per rendere ancora più alpino questo luogo. Bellissima la presenza a fianco di Villa Tonello del maestoso Calocedro (calocedrus decurrens) originario dell’Oregon .
Le vicende belliche della seconda guerra mondiale e la presenza del Bunker di Kesserling subirono un pesante bombardamento degli alleati nel 45′, numerosi gli edifici distrutti e danneggiati , anche il parco subì delle conseguenza pesanti , nel 1952 l’architetto Mario Baciocchi ricostrui tutto, anche se ciò modifico per sempre alcuni particolari dal progetto originario , rifacendo il piazzale , alcune fontane , e arredamento urbano nel 1988.
Le nostre sorgenti
Ogni sorgente, grazie alle sue particolari proprietà è particolarmente indicata per chi desideri migliorare la sua condizione di salute; dal supporto alla risoluzione di anemia carenziali, al trattamento di patologie della pelle. Tra queste le nostre acque risultano particolarmente efficaci nel trattamento di patologie delle pelle soprattutto a carattere subacuto-cronico come la psoriasi.
Sorgente Lora
Le proprietà terapeutiche dell’acqua oligominerale Lora sono legate in gran parte alla sua ipotonicità rispetto ai liquidi biologici, anche se un ruolo non trascurabile spetta ai minerali in essa disciolti .Per la sua ipotonicità, l’acqua Lora, dopo assunzione orale, viene rapidamente assorbita dall’intestino, con successivo rilevante incremento della diuresi. La funzionalità renale è inoltre potenziata anche dai minerali sciolti nell’acqua.Per questi motivi la sorgente Lora viene utilizzata per la prevenzione e la cura di alcune malattie delle vie urinarie (calcolosi e cistiti recidivanti), di malattie metaboliche e delle sindromi iperuricemiche:
Calcolosi delle vie urinarie : calcolosi non complicata delle vie urinarie
Cistite recidiviante : infiammazioni croniche delle vie urinarie, specie cistiti
Iperuricemia: iperuricemia: in particolare diatesi gottosa
Sorgente Lelia e Nuova
La Fonte Lelia ha un alto contenuto percentuale in ferro in quanto le rocce adiacenti al punto di emergenza di questa sorgente hanno carattere eruttivo di tipo basico con contenuto di pirite (bisolfuro di ferro). Anche se la moderna farmacologia mette a disposizione preparati con elevato contenuto di sali ferrosi, la validità terapeutica dell’acqua Lelia deve essere tenuta in considerazione per la sua ottima tollerabilità ed efficacia. L’acqua, limpida e fredda alla sorgente, dopo ossidazione a contatto con l’aria, subisce un modesto intorbidimento con la formazione di un sedimento rossiccio dovuto alla precipitazione di idrato ferrico colloidale. Non si sono mai verificati casi di infiammazione della mucosa gastrica imputabili al ferro contenuto nell’acqua minerale. Il ferro è un minerale necessario per l’organismo umano in quanto, essendo un costituente dell’emoglobina, è elemento insostituibile per la sintesi di questa molecola contenuta nei globuli rossi del sangue e deputata al trasporto dell’ossigeno a tutti i tessuti. Esiste nell’organismo una riserva di ferro; infatti dopo l’assorbimento, una parte viene catturata dal midollo osseo, a seconda delle necessità, per la produzione di nuova emoglobina, mentre la quota restante si deposita soprattutto nel fegato e nella milza, che rappresentano i principali organi di riserva. La terapia idropinica con acqua Lelia è indicata in tutti i casi in cui vi sia un maggior fabbisogno di ferro (gravidanza, allattamento, periodo di sviluppo, ecc.) o, di converso , nei casi in cui vi siano perdite del minerale. A quest’ultimo riguardo va tenuto presente che l’evenienza in cui con maggior frequenza si delinea una carenza di ferro è costituita dalle emorragie, che solo in talune circostanze si verificano in modo evidente, mentre assai spesso sono modeste e poco appariscenti, ma prolungate. In entrambe queste situazioni è tassativo un corretto accertamento di carattere medico, allo scopo di individuare con precisione le cause e la sede dell’emorragia.
Azione Ricostituente
L’acqua Lelia svolge un’azione “ricostituente”, dovuta alla presenza del minerale, oltre che nella emoglobina, anche nei citocromi, costituenti cellulari, che partecipano agli essenziali processi di ossidazione cellulare, con ricavo di energia. Sembra dunque lecito ampliare le indicazioni di cura con questo tipo di acqua agli stati di astenia psico-fisica, specie in fase di convalescenza. La presenza di acido carbonico, magnesio e calcio in concentrazioni sovrapponibili a quello delle altre acque minerali recoaresi, fa si che valga, anche per la Lelia, il campo di applicazione terapeutica delle sorgenti Lorgna e Amara. E’ infine da ricordare che le caratteristiche dell’acqua Lelia la rendono idonea anche ai fini della balneoterapia.
Sorgente Lorgna
Alterazioni funzionali di fegato, vie biliari e pancreas possono manifestarsi clinicamente con la dispepsia (cattiva digestione). Il paziente lamenta senso di peso, eruttazioni, tensione dolorosa addominale, senso di bruciore epigastrico. La terapia idropinica può portare notevoli benefici anche a pazienti sofferenti di gastropatie e di colicistopatie croniche alitiasiche. Il meccanismo di azione dell’acqua è dovuto alla sua azione tampone in caso di eccessiva acidità dello stomaco e all’azione di stimolo alla secrezione in caso di scarsa acidità. L’azione stimolatrice sarebbe dovuta all’incremento di produzione dell’ormone enterico “gastrina”. Non esiste controindicazione all’uso di tali acque anche nei casi di ulcera duodenale cronica, proprio per la diminuzione di acidità e per l’azione trofica esercitata dall’acqua sulle mucose. Nelle colicistopatie croniche alitiasiche (senza calcoli) il meccanismo di azione delle acque consiste nella loro capacità di introdurre una migliorata produzione e flusso di bile, sia attraverso una più idonea vascolarizzazione epatica, sia per azione diretta dei loro sali sul fegato, con attivazione della capacità secretoria, sia infine per maggior liberazione di ormoni intestinali, che hanno come funzione quella di indurre una più efficiente motilità della colecisti e delle vie biliari e di conseguenza un migliorato drenaggio biliare. Va tenuto presente che ove vi sia invece il riscontro della presenza di calcoli nella colecisti, la terapia idropinica può trovare la sua applicazione solo qualora si tratti di un calcolo solitario di cospicue dimensioni, in quanto i piccoli calcoli multipli possono migrare a seguito dello stimolo colecisto-cinetico ed incunearsi nell’asse biliare principale, provocando coliche e conseguente possibile ittero ostruttivo.
Sorgente Amara
La stipsi è una condizione molto diffusa che spesso induce all’abuso di lassativi e che dovrebbe invece trovare soluzione in una più idonea dieta e in rimedi più fisiologici, come la terapia idrologica con l’acqua Amara. Spesso la stipsi è associata ad alterazioni motorie del colon a configurare una sindrome funzionale denominata colon irritabile. L’acqua Amara, per la presenza di solfato di magnesio che ha azione blandamente lassativa e di ioni di calcio che esplicano una moderata azione antispastica, risulta indicata in questo tipo di patologia.
CONTATTI PER INFORMAZIONI
Per informazioni contattare nel sito oppure chiamare i numeri sotto citati , ricordo che il parco potrebbe essere chiuso al pubblico (causa Covid )
Si sale a Recoaro Terme e si prosegue fino a raggiungere la località Menarini , sul ponte prima della Pizzeria omonima e si inizia a salire sul sentiero che porterà alla centrale elettrica di Val Ricchelere presso località Agni , dove sono presenti due serbatoi di recupero acque , ricordo inoltre che nelle quote più alte e presente la sorgente di captazione delle acque oligominerali Lora Recoaro , si prosegue per una carrabile fino all’ultima Baita per poi entrare in un sentiero in cui si accentua leggermente la pendenza fino ad entrare in un canalino che sale ripido fino a raggiungere un pianoro dove son presenti altre due baite si prosegue attraversando una valle su una mulattiera che porterà direttamente sulle malghe delle Valletta , superata la sbarra si sale ancora sulla sinistra per poi raggiungere la zona di Malga Chempele , mentre se si sale sulla destra passando per le vallette si potrà raggiungere la Conca D’oro di Pizzegoro , ovvero nel posteggio dei Castiglieri. Il sentiero e molto bello soprattutto nel periodo di fioritura , visto che corre in prossimità della val Ricchelere , il torrente mantiene umida la terra circostante favorendo così fioriture e ampia vegetazione, se percorso con il 133 che porta alle fonti Centrali si completa un anello molto interessante
Itinerario : San Quirico – Sandri – Contrada Busati
Tipo di terreno : sentiero e mulattiera, sterrato circa 4 Km
Tempo di percorrenza del sentiero : 2h00
Dislivello totale : 340 m
Quota massima raggiunta : 797 m
Dopo aver lasciato l’auto in piazza della chiesa a San Quirico si prosegue verso la montagna Spaccata , Recoaro Mille , si sale sulla strada vecchia , dopo aver superato la stretta curva nella valletta si prosegue per circa 100 metri fino ad incontrare sulla destra una ripida salita asfaltata , la si prende e si continua a salire uscendo dalle case e imboccando una irta salita cementata , fino a raggiungere un’ampia radura prativa , da li si prosegue seguendo anche le indicazioni per la Cima Bocchese , dove recentemente è stata posizionata una croce che ammira il fondovalle della località Bonomini , si sale sul sentiero privo di difficolta tecniche , molto bello anche sotto il profilo del panorama , fino a raggiungere un bivio che porta in un piccolo cippo monumentale , che ti permette di ammirare uno spettacolare panorama , si continua a salire , con minore pendenza ed un sentiero piacevole fino ad arrivare in un dosso dove è stata costruita una bellissima baita , proseguendo si raggiunge l’omonima contrada Castagna ( Castegna in dialetto ) superato l’abitato si incrocia il bivio per la cima Bocchese e Passo Giochele situato sul versante della Valle del Monte Spitz , il sentiero qui è fantastico soprattutto nella primavera con l’avvento delle fioriture , si prosegue in numerosi salie scendi di modesta difficoltà fino ad arrivare in località Busati .
Due parole le voglio spendere per la Fantastica contrada Busati , nota per il meraviglioso museo della Casa di Abramo e della Casa di Bepi Caliero , luoghi dove il tempo sembra fermato , ma ben mantenuto vivo da chi con passione e amore da vita a questo immenso valore umano , ricordo inoltre che questa contrada fatta di poche case sia nota anche per i suoi presepi , e che contrada la si può raggiungere anche da località Pellichero , dove vi invito eventualmente lasciare l’auto , visto la stretta strada e il poco spazio nella contrada , e poi suvvia quattro passi non hanno mai fatto male a nessuno. Prendetevi il tempo di ammirare quella fantastica opera di recupero della Casa di Abramo , con tutti attrezzi e cose che si utilizzavano una volta e che molti di voi non conoscono e non sanno nemmeno a cosa servano , quando ritornerete a casa vi renderete conto che il progresso è utile solo se non si perdono le radici ed i valori imperniati nel tempo , dove le porte erano sempre aperte a tutti ed una mano lavava l’altra , e dove la contrada era luogo di incontro e di vita .
Per il ritorno si può usare il sentiero San Quirico-Sandri-Busati già documentato la volta scorsa , cosi facendo si potrà ritornare all’auto facendo un giro ad anello.
Itinerario : San Quirico – Sandri – Contrada Busati
Tipo di terreno : sentiero e mulattiera, sterrato circa 3 Km
Tempo di percorrenza del sentiero : 1h30
Dislivello totale : 371 m
Quota massima raggiunta : 707 m
Dopo aver lasciato l’auto in piazza della chiesa a San Quirico si prosegue verso la montagna Spaccata , Recoaro Mille , si sale sulla strada vecchia che passa per la località Sandri , per un primo tratto asfaltato , giunti ad un bivio che sale sulla destra abbastanza ripido lo si imbocca , si sale per circa un centinaio di metri fino a trovare sulla sinistra una indicazione di legno , che riporta Sentiero Busati , questo sentiero molto bello e variegato sale sulla destra della valle che va a salire fino alla contrada Pellichero , la visuale ed il panorama di questo sentiero permette un punto di vista totalmente diverso dal solito , il suo salire costante e un pò esposto lo rende molto bello ed appagante , i suoi passaggi su delle roccette spettacolari riempie gli occhi di paesaggi unici, fino a raggiungere un ampia zona prativa poco prima della Contrada Busati , si sale su una mulattiera con muri a secco fino al bivio che volendo porta in località Castagna ( ma si tratta di un sentiero di raccordo ) da li la salita diventa un spettacolo unico , è comunque un sentiero di poche ore praticabile a tutti , soprattutto a chi cerca una tranquillità interiore che questi luoghi a pochi passi di casa sanno regalare . Due parole le voglio spendere per la Fantastica contrada Busati , nota per il meraviglioso museo della Casa di Abramo e della Casa di Bepi Caliero , luoghi dove il tempo sembra fermato , ma ben mantenuto vivo da chi con passione e amore da vita a questo immenso valore umano , ricordo inoltre che questa contrada fatta di poche case sia nota anche per i suoi presepi , e che contradala si può raggiungere anche da località Pellichero , dove vi invito eventualmente lasciare l’auto , visto la stretta strada e il poco spazio nella contrada , e poi suvvia quattro passi non hanno mai fatto male a nessuno. Prendetevi il tempo di ammirare quella fantastica opera di recupero della Casa di Abramo , con tutti attrezzi e cose che si utilizzavano una volta e che molti di voi non conoscono e non sanno nemmeno a cosa servano , quando ritornerete a casa vi renderete conto che il progresso è utile solo se non si perdono le radici ed i valori imperniati nel tempo , dove le porte erano sempre aperte a tutti ed una mano lavava l’altra , e dove la contrada era luogo di incontro e di vita . Per il ritorno si può fare quello che transita per la contrada Castagna per poi ridiscendere al luogo di partenza .
Tempo di percorrenza : 7 ore con possibilità di dividerlo in 2 parti
Sentiero dei Grandi Alberi é un itinerano che va a toccare una lunga serie di patriarchi vegetali, che costituiscono un patrimonio storico , naturalistico e ambientale. L’Altopiano delle Montagnole e Recoaro Mille, una delle zone con la più alta concentrazione di Grandi Alberi . Fra tutti spicca il maestoso Linte delle Montagnole, un tiglio dall’età plurisecolare e dalla circonferenza del tronco superiore ai 5 metri , ma numerosi sono gli altri patriarchi vegetali , custodi dei mille segreti che il tempo non ha saputo cancellare.
Si sale in auto a Recoaro Mille , presso lo Chalet alla seggiovia dove arriva la cabinovia che sale da Recoaro Terme , li parte questo viaggio che ci porterà fino a malga Rove è uno dei più belli e particolari delle Piccole Dolomiti , è praticabile a tutti , anche se discretamente lungo , lo si può dividere in due spezzoni , la spettacolarità e la semplicità dei panorami lo rende unico , il passaggio su diversi punti con alberi secolari , malghe , pozze di alpeggio , pascoli lo rende incredibile per la sua posizione a pochi passi da Valdagno e Recoaro.
Ecco si parte con il primo grande albero : situato a ridosso della seggiovia proprio dietro allo Chalet.
EL FAGARO DELLA SEGGIOVIA
Da secoli il grande faggio sorveglia il passaggio di viandanti , contrabbandieri e boscaioli ; nel corso della sua lunga vita ha visto le valli e i monti circostanti dominati da imperi stranieri , ha assistito a guerre , carestie, periodi di splendore e di pace. Per tanti anni ha salutato gli escursionisti che salivano a Recoaro Mille con la vecchia seggiovia, solitario al limite del bosco e imponente con le Piccole Dolomiti sullo sfondo E’ il più grande faggio spontaneo di tutta la Vallata dell’Agno e rappresenta uno dei Grandi Alberi più inleressanti di tutto il percorso. Il valore dell’esemplare è testimoniato dalla suo inserimento nell’elenco nazionale degli alberi monumentali d’Italia.
Nome scientifico: Fagus sylvatica L. Nome comune: Faggio Famiglia: Fagacee Località: Recoaro Mille Altitudine: m 1000 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero:39 m Circonferenza del fusto a 130cm di altezza: 5,1 m Diametro medio della chioma:21 m Età presunta: circa 200 anni
Da li si prosegue per la strada asfaltata fino a raggiungere il bivio con la strada che porta a Recoaro Mille , incontrando la Malga Chempele , dove ci aspettano i maestosi frassini e la Giassara (Ghiacciaia) della malga.
I FRASSINI DI MALGA CHEMPELE
Si tratta di un gruppo di tre frassini , due crecscono affiancati e uno poche decine dimetri a valle. Le misure si riferiscono proprio a quest’ultimo esemplare , il maggiore e il più vecchio dei tre. Accanto a un albero c’è la giassara che veniva utilizzata dalla vicina malga Chempele.
Nome scientifico: Fraxinus excelsior L. Nome comune: Frassino maggiore Famiglia: Oleàcee Località: Chempele Altitudine: m 986 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero:21 m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza:3,7 m Diametro medio della chioma:16 m Età presunta: 120 – 140 anni
Sul fianco della malga arriva il sentiero che sale dalle fonti centrali di Recoaro Terme , mentre il nostro sentiero prosegue pianeggiante e si riesce a vedere in il cartello segnaletico dedicato ad un altro delicato equilibrio di questo ecosistema , la pozza d’ alpeggio.
LA POZZA D’ALPEGGIO
Le pozze d’alpeggio sono quasi sempre di origine artificiale , in quanto create dall’uomo, negli alpeggi con terreni carsici, per fornire punti di abbeveraggio per il bestiame al pascolo . La pozza d’alpeggio veniva ricavata in un piccolo compluvio concavo vicino alla malga. Qui si scavava leggermente, si regolarizzava il terreno, si stendeva argilla, eventualmente mescolata a foglie secche, e si costipava il tutto facendovi camminare i bovini. In tal modo si creava un bacino artificiale che raccoglieva le acque meteoriche e che serviva da riserva nei periodi in cui la malga veniva caricata. La pozza d’alpeggio, anche se ha origine artificiale , diventa un elemento paesaggistico e un “luogo di vita” peculiare, con una flora e una fauna specializzate. Notevole è la presenza di anfibi, in queste zone soprattutto rospo comune, rana temporaria e tritone alpestre (più raramente tritone comune) e di insetti legati all’acqua, come le libellule, il ditisco e i gerridi, piccoli emitteri che riescono a camminare sull’acqua. Oltre agli anfibi citati, nella zona di Recoaro Mille può essere incontrato l’ululone, un piccolo rospo dal ventre macchiato di giallo intenso , piuttosto raro e difficile da individuare. In pochi metri quadrati la pozza d’alpeggio , con il suo brulicare di vita, permette di conoscere tutte le componenti di un ecosistema e le complesse relazioni esistenti tra di loro.
Pozza d’alpeggio
Si prosegue poi verso la stradina che porta in mezzo al bosco fino a scendere leggermente di quota e raggiungere la distesa prativa della Rasta con panorami incredibili sia del fondo valle che della catena delle piccole dolomiti, in un spettacolo di colori , soprattutto se percorso in autunno .
LA RASTA
La Rasta che in cimbro significa Riposo , offre una suggestiva vista panoramica sulle Piccole Dolomiti e sul Monta Pasubio . Le ultime rocce della Catena delle Tre Croci, il Gruppo del Carega con le Guglie del Fumante in primo piano, il Sengio Alto e il Monte Pasubio fanno da cornice al verde della Rasta . Nel pascolo si notano i rimboschimenti operati dall’uomo con abeti rossi e pino silvestre, che contrastano con la copertura arborea spontanea, caratterizzata da grossi esemplari di tiglio, faggio, frassino e alberelli di nocciolo a fianco del sentiero. Il pascolo, ormai abbandonato, sta scomparendo e viene progressivamente invaso dal bosco. La natura si sta riprendendo quei terreni che i nostri avi, con duro e costante lavoro, avevano strappato al bosco .
la Rasta
Superato questo piccolo spazio di paradiso ci si inoltra di nuovo in una stradina che imbocca il bosco , per poi divenire sentiero più stretto , tutto in mezzo ad un fantastico ed unico sottobosco.
Malga Le vallette
Dopo essere usciti dal bosco si incrocia il sentiero 134 , per poi mantenere la sinistra e raggiungere la malga Le vallette , la si supera e si continua a seguire la stradina che cambierà quota scendendo leggermente , per poi incontrare un bivio sulla sinistra poco segnalato ma visibile , si esce dalla stradina e si sale su una salita abbastanza ripida ma corta , che ci porterà nella conca d’oro di Pizzegoro , da li aggirato il ristorante Castiglieri , ed imboccata la strada che porta a località Gabiola e Casare Asnicar ovvero il segnavia CAI 120 , si possono ammirare i maestosi tigli.
TIGLI DI PIZZEGORO
Dell’originario bosco di faggio che aveva ricoperto per secoli la conca di Pizzegoro non rimane ormai nessuna traccia. Gli antichi cimbri furono i primi a rifornirsi di legna a Pizzegoro, successivamente, soprattutto nel corso del XVI secolo, fu la volta della Serenissima Repubblica di Venezia,· sempre affamata di legname da destinare ai propri arsenali. ILinte sono gli ultimi rimasti, testimoni di quel lontano passato e presenza amica per chi attraversa i pascoli di Pizzegoro.
Nome scientifico: Tilia x vulgaris Hayne Nome comune: Tiglio ibrido Famiglia: Tiliacee Località: Pizzegoro Altitudine: m 1015 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero: 30 m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza: 3,1 m Diametro medio della chioma: 14 m Età presunta: secolare
Si prosegue per qualche km sulla strada asfaltata , finchè in una curva il 120 entra nel boschetto adiacente alla strada fino a raggiungere la malga Sebe di sotto incontrando un nuovo maestoso albero.
EL LINTE DELLE MONTAGNOLE
Il grande vecchio protende le braccia verso il cielo da secoli, immobile e imperturbabile. La storia gli è passata accanto , sfiorandolo e lasciando segni indelebili del suo trascorrere . E così ora , che la giovinezza gli è lontana Il suo ciclo si sta concludendo come inesorabilmente accade per tutti i viventi . Ma non restano solo le memorie del suo passato e le infinite storie che il vento sussurra tra le foglie, restano anche i giovani tigli nel prato circostante, figli del GrandeLinte e testimonianza della vita che continua anche quando il grande patriarca avrà del tutto persola guerra contro il tempo. Il tiglio era albero sacro nella tradizione germanica e a testimonianza delle origini germaniche degli antichi abitanti del territorio di Recoaro, vi e lo stesso nome dialettale linte, che riporta al corrispondente Linde tedesco. La localizzazione del tiglio vicino a una malga ci riporta indietro nel tempo, quando il legame uomo-natura era stretto e consolidato. La tradizione di allora voleva che sotto al Grande Albero si svolgessero le riunioni e le assemblee fosse esercitata la giustizia e venissero celebrate le feste del villaggio . Imponente sul cucuzzolo erboso soprastante Malga Sebe , il Grande Tiglio staglia la sua possente mole sullo sfondo delle Piccole Dolomiti e sorveglia il paese nel fondo della valle.
Nome scientifico:Tilia x vulgaris Hayne Nome comune: Tiglio ibrido Famiglia: liliacee Località: Malga Sebe Altitudine : m 1030 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero: 25 m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza: 5.3 m Diametro medio della chioma: 15 m Età presunta : plurisecolare
Dopo aver ammirato il grande linte delle montagnole nella sua immensa presenza quasi a vigilare sui pascoli e malghe circostanti quasi a scandire il tempo e le stagioni della vita , si sale sulla sinistra verso malga Sebe di sopra.
EL FAGARO DI MALGA SEBE DI SOPRA
Un albero ancora in buone condizioni ed in una posizione molto suggestiva verso , parte della valle e dello splendido scenario delle piccole dolomiti.
Nome scientifico: Fagus sylvatica L. Nome comune: Faggio Famiglia: Fagacee Località : Malga Sebe di Sopra Altitudine: m 1070 Rilievi dendrometrici : Altezza dell’albero : 26m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza:3,9 m Diametro medio della chioma : 23 m Età presunta : secolare
EL LINTE DI MALGA SEBE DI SOPRA
Il linte di malga Sebe di sopra , quello che rimane del resto di quel gigantesco tiglio cui le misure sono segnalate nel cartello posto vicino al faggio .
Nome scientifico: Tilia x vulgaris Hayne Nome comune : Tiglio ibrido Famiglia : liliacee Località : Malga Sebe di Sopra Altitudine :m 1060 Rilievi dendrometrici :Altezza dell’albero : 24 m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza:3,0 m Diametro medio della chioma :14 m Età presunta : plurisecolare
A questo punto chi ha scelto di dividere il percorso in due volte ridiscende sulla strada asfaltata prosegue per la Gabiola ed imbocca il sentiero che scende a sinistra .Si continua sulla stradina che sale verso una cava in cui si notano ancora i tratti slavinati , per poi attraverso un breve tratto in salita si raggiunge il pascolo dell’Anghebe .
Lo spettacolo dell’Anghebe rimane nel cuore , una piccola conca verde , un pascolo con due pozze di alpeggio e la famosa Giassara , mentre in un lato si nota la Malga Anghebe , nel periodo invernale qui passava la pista da fondo delle Montagnole .
Malga Anghebe
Si incrocia il bivio che porta a malga Campo d’avanti attraverso il poco conosciuto Rodecche , mentre si può notare a destra del percorso i resti di un altro albero secolare .
EL FAGARO DE MALGA ANGHEBE
Nome scientifico: Fagus sylvatica L. Noma comune: Faggio Famiglia: Fagacee Località: Malga Anghebe Altitudine: m 1160 Rilievi dendrometrici : Altezza dell’albero:27 m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza: 4,5m Diametro medio della chioma: 20 m Età presunta: 170 -190 anni
Si prosegue sempre sulla stradina che attraversa questo fantastico luogo passando per la Giassara di malga Anghebe e un’altra pozza d’alpeggio .Si scendere verso malga Morando (Ofre) quasi sempre aperta, dove si possono assaporare i profumi e sapori di queste nostre montagne .
Malga Morando
Giunti a questo punto del nostro viaggio qui esiste un punto per accorciare il percorso e rientrare mantenendo la destra ritornare alla macchina accorciando cosi il giro scendendo quindi a Casare Asnicar , La Gabiola e rientro sul sentiero che viene indicato più avanti.
EL FAGARO DE MALGA MORANDO
Nome scientifico: Fagus sylvatica L. Nome comune: Faggio Famiglia: Fagacee Località: Malga Morando Altitudine: m 1090 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero: 23 m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza: 4,6 m Diametro medio della chioma: 19 m Età presunta: 170 – 190 anni
Per chi vuole compiere tutto l’itinerario fino a Malga Rove , dopo aver proseguito da malga Morando si prende a sinistra si sale verso malga Podeme fino a raggiungere la Giassara ed il Frassine di malga Podeme.
LA GIASSARA DE MALGA PODEME
Una raggiera di piante secolari, tre tigli e quattro frassini maggiori , delimita una vecchia ghiacciaia. sulla quale, proprio sopra la porticina di ingresso, una scritta ricorda il rifacimento del tetto , compiuto nel 1938. Le ghiacciaie, giasare in dialetto, erano dei bacini di freddo· che servivano per la conservazione degli alimenti della malga .Venivano tradizionalmente costruite scavando una buca , a volte molto profonda, rivestita con un tappetò di foglie e delimitata ai lati da muretti a secco con un’apertura per l’entrata. Il tetto veniva costruito a volta, utilizzando sassi , terra e muschio. Alla fine dell’ inverno la ghiacciaia veniva riempita di neve, utilizzandole foglie secche come strato isolante superiore. In stagioni fresche la neve riusciva a conservarsi nella giasara fino all’inverno successivo, creando una sorta di frigorifero naturale, un posto adatto per conservare prodotti lattiero-caseari e le carni durante la permanenza in malga.
La giasara di malga Podeme
EL FRASSINE DE MALGA PODEME
Nome scientifico:Fraxinus excelsior L. Nome comune: Frassino maggiore Famiglia:Oleacee Località :Malga Podeme Altitudine: m 1130 Rilevi dendrometrici : Altezza dell’albero:27 m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza:4,0 m Diametro medio della chioma: 20 m Età presunta:120 – 140 anni
Si continua a salire fino a raggiungere malga Podeme , per poi ridiscendere mantenendo la destra per il pascolo , che porterà verso malga Podeme II .
Malga Podeme
Si continua lungo il percorso che si snoda fino a malga Podeme II passando per un bellissimo pascolo , dove alla fine si incontreranno altri due bellissimi esemplari di Faggio
I FAGARI DE MALGA PODEME II
Nome scientifico:Fagus sylvatica L. Nome comune: Faggio Famiglia: Fagacee Località: Malga Podeme II Altitudine : m 1090 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero: m 25 Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza : m 4,1 Diametro medio della chioma: m 19 Età presunta: secolare
Si prosegue per il pianeggiante pascolo mentre si scorge la stradina che porterà a malga Podeme II , situata sullo sfondo di questo tratto prativo.
Malga Podeme II
Scendendo e raggiungendo la malga Podeme II , sulla destra si nota un sentiero battuto che porta al fantastico Sea del Risso che qualcuno chiama lago delle creme , ma il lago delle creme e molto più in basso nella zona di Malga Creme , la sua bellezza e semplicità è unica , soprattutto dopo l’inverno e le giornate di pioggia.
Sea del risso
Dopo essere ritornati sulla stradina che porta si prosegue verso malga Raute , si sale un pò in leggera salita fino ad arrivare alla malga Raute effettuando una piccola deviazione a sinistra , di circa 200 metri per poter ammirare il Sorbo e il Faggio della malga.
EL PALISSIN DI MALGA RAUTE
Splendido albero le sue dimensioni e il suo portamento imponente , è senz’altro uno dei più importanti sorbi montani di tutta Italia Il tronco massiccio e contorto testimonia i secoli di vita della pianta e la grande forza che continua ad animarlo.
Nome scientifico: Sorbus sna ( L.) Crantz Nome comune: Sorbo montano Famiglia: Rosacee Località: Malga Raute Altitudine: m 1126 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero:m 14 Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza: m 3,6 Diametro medio della chioma: m 12 Età presunta: plurisecolare
EL FAGARO DE MALGA RAUTE
Nome scientifico:Fagus sytvatica L. Nome comune: Faggio Famiglia : Fagacee Località : Malga Raute Altitudine: m 1126 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero m 24 Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza: m 3,7 Diametro medio della chioma : m 12 Età presunta : plurisecolare
Malga Raute
Dopo questa piccola deviazione si riprende a salire leggermente sulla stradina in mezzo ai faggi fino a raggiungere la faggeta di Malga Pace passando quasi in mezzo a questo gruppo di alberi tipica di questa nostra zona.
I FAGARI DI MALGA PACE
Nome scientifico : Fagus sytvatica L. Nome comune: Faggio Famiglia: Fagacee Località : Malga Pace Altitudine : m 1126
Malga Pace
Si prosegue poi risalendo in un gruppo di case e per poi raggiungere il piccolo altipiano dove sullo sfondo si nota malga Rove e dove nel suo centro si trova la torbiera.
LA TORBIERA
La torbiera che si trova alle pendici del Monte Rove è l’unica torbiera di tutte le Piccole Dolomiti . Le tolbiere sono dei particolari ambienti naturali che si creano laddove vi è uno scarso drenaggio con conseguente ristagno d’acqua. Le Torbiere possono formarsi in seguito all’accumulo di sedimento fine sul fondo dei bacini o dietro il vallo di una morena e sono caratterizzate da una rallentata decomposizione del materiale organico , con il conseguente accumulo dei resti vegetali che danno origine alla torba. Le torbiere sono essere alimentate da acqua sorgiva (torbiere fontinali) .da acqua di falda (torbiere basse) e da acqua piovana (torbiere alte).In quest’ultime vi sono notevoli accumuli di sfagni , muschi che crescono a cuscinetto e si comportano come delle spugne, assorbendo grosse quantità di acqua, pari anche a venti volte il loro peso secco. L’elevata acidità dell’acqua delle torbiere atte determina un rallentamento della decomposizione con il conseguente accumulo di grossi spessori di torba. Nelle torbiere troviamo piante che si sono specializzate al particolare ambiente acido e umido, vale a dire alcune graminacee , ericacee, ciperacee, giuncacee. Nella torbiera del Rove vegetano gli eriofori, ciperacee dal caratteristico pennacchio bianco, un tempo utilizzato come cotone per medicare le ferite, per preparare stoppini e per riempire i cuscini. Oltre all’Eriophorum Jatifoliu e all’Eriophorum alpinum (Tricophorum alpinum), vegeta il raro Eriophorum vaginatum, con la caratteristica spiga solitaria all’apice del fusto. Se osservate l’ampio ristagno della torbiera ,nel pascolo circostante notate i solchi degli affluenti che convogliano l’acqua captata dai pascoli soprastanti . Non lontano dalla torbiera, alle pendici del Monte Rove, si notano affioramenti rocciosi costituiti dal biancastro calcare di Monte Spitz .
La torbiera
Si mantiene la sinistra salendo attraverso la stradina fino a raggiungere il bivio del 120 che porta in località Gazza , Rifugio Cesare Battisti raggiungibile in circa 20 minuti , mentre a destra si raggiunge la malga Rove .
Malga Rove
Si scende poi a destra della malga attraverso la stradina che riporta in malga Pace , e riprendere la strada verso il ritorno di questo bellissimo ed unico itinerario sulle nostre Piccole dolomiti , raccogliendo così queste grandi emozioni donate dalle Montagnole basse a pochi passi da casa.
Si passa di nuovo per malga Podeme II e presso il Sea del Risso ,proseguendo poi verso la stradina superando così una fontana. Per poi scendendo leggermente di quota raggiungere malga Rotocobe
Malga Rotocobe
Si risale la piccola salitina che riporta a malga Morando (Ofra) e ridiscendere attraverso i pascoli fino alle Casare Asnicar , e raggiungere cosi la trattoria Gabiola dove se aperto si possono gustare piatti tipici.
Trattoria la Gabiola
Si prende la stradina a sinistra che scende e attraverso il sentiero con segnavia bianco-celeste abbastanza variegato e con diversi incroci abbastanza ben segnalati che ci riporterà attraverso la parte sotto la strada comunale fino a Pizzegoro , oppure proseguendo dopo aver raggiunto le malghe delle Vallette , fino al piazzale della cabinovia proveniente da Recoaro Terme ovvero del Chalet della seggiovia. Se si sale a Pizzegoro in un lato opposto del posteggio ovvero sotto la strada asfaltata che scende , c’è un sentiero che collega Pizzegoro a Malga Chempele e allo Chalet della seggiovia .
Chalet della seggiovia
Per dividere il sentiero in due percorsi , fattibili in due volte per chi non riesce a completare il percorso interamente , si può :
Partenza dal Chalet della seggiovia
Lunghezza del percorso completo : 10 km
Dislivello : 509 m
Tempo di percorrenza : 6 ore
Partenza dalla seggiovia , ed attraverso il primo anello quando si raggiunge malga Sebe , si scende alla trattoria la Gabiola e si prende il sentiero di ritorno rientrando al Chalet seggiovia , il rientro si passa di nuovo per Pizzegoro , perchè così facendo si percorrerà una parte nuova che in andata non viene percorsa , ma volendo si può fare la strada a ritroso passando di nuovo per le Vallette e chiudendo così l’anello.
Partenza dalla trattoria della Gabiola
Lunghezza del percorso completo : 11 km
Dislivello : 524 m
Tempo di percorrenza : 6 ore
Partenza dalla trattoria la Gabiola si prosegue verso malga Sebe , si sale sull’Anghebe si passa per Malga Morando e si prosegue per malga Podeme , e malga Podeme II , il Sea del Risso e si continua fino a raggiungere malga Rove e ritornare fino alle Casare Asnicar e ridiscendere alla trattoria alla Gabiola.
Questo piccolo capolavoro fatto di sculture , fate e gnomi , si trova poco nella zona del Tretto sulla strada che porta nel Novegno , si sale da Poleo verso Passo Santa Caterina e si prosegue verso contrada Rossi , si continua verso Località Cerbaro , presso il Ristorante Da Marco.
Piccole riflessioni personali
Questo percorso e per tutti , nato da qualcosa a mio avviso grandioso , a dimostrare che se si lavora tutti per lo stesso obbiettivo , tante belle cose possono nascere , io al di la della fiaba , lo definirei un percorso didattico che vuole insegnare qualcosa ai più piccoli , perchè lo possano capire soprattutto i più grandi , una lezione morale insomma per tutti, che spero tanto vi faccia riflettere , concludo con questo proverbio indiano:
Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero , preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce , solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro. Proverbio indiano
IL SEGRETO DEL BOSCO
Ben arrivati . Vi stavo aspettando .
Vi chiederete chi sono … Sono lo spirito di questo bosco . Non mi vedete ma sono in tutti ciò che vi circonda : negli alberi , nella terra , nei sassi e nell’aria . State per entrare nel bosco delle stagioni , un luogo incantato come tutti i boschi del resto . Seguitemi lungo la grande salita , tra i sassi colorati, e io vi racconterò una storia accaduta un pò di tempo fa .
Un tempo, In questo bosco, gli Gnomi Silvani , piccole creature gentili e laboriose, celebravano il ciclo delle stagioni con una grande festa. Preparavano ogni cosa per l’arrivo di Fata Propizia, regina del tempo e della cerimonia.
Accadde però che il bosco, frequentato non solo dagli Gnomi, ma sempre di più anche dagli umani, inizio ad essere disordinato e malconcio: cartacce, mozziconi di sigaretta, fiori calpestati… un vero disastro! Quante cose da sistemare per gli gnomi prima della cerimonia!
Un mattino la Vecchia Civetta , che sapeva ogni cosa, si posò su un ramo e annunciò : «Cari amici Gnomi , ho una notizia davvero terribile: Fata Propizia è scomparsa».
Scomparsa? Gli gnomi restarono di sasso: senza la Fata non ci sarebbe stata nessuna cerimonia !
Il ciclo delle stagioni era in pericolo e, con lui, l’equilibrio del bosco. E così gli gnomi si riunirono in assemblea davanti alla Grande Roccialncantata .
«Grande Roccia» chiesero gli Gnomi preoccupati «cosa possiamo fare?». La Grande Roccia rimase in silenzio, poi si schiarì la voce e rispose: «Strega Grigia è tornata da queste parti e non ha mai sopportato l’armonia del bosco».
«Quindi c’è il suo zampino!» dedussero gli gnomi «Dove si trova la strega?».
« In cima al sentiero del Nord. Là c’è la sua antica dimora».
«Ci penso io !» esclamò Fulvo , giovane gnomo, scaltro e coraggioso. «E’ troppo pericoloso» lo avvisarono gli altri , ma Fulvo , imperterrito, era già partito lungo il sentiero.
La dimora della strega era vecchia e decrepita.
Gnomo Fulvo provò a sbirciare all’interno, ma non vide nessuno, solo una vecchia scopa e tracce di fuoco nel camino.
Tutto attorno però si sentiva profumo di fiori e di aria d’estate, di foglie secche e vento di neve.
Era il profumo delle stagioni, il profumo di Fata Propizia. Doveva essere passata di lì. Senza perdere tempo, Fulvo ridiscese il sentiero e continuo la ricerca.
Qualcosa era cambiato nel bosco. Sembrava che gli alberi si fossero messi sull’attenti, ritti come soldati. Che fosse frutto di un incantesimo di Strega Grigia?
O forse erano preoccupati anche loro. Povera fata, chissà dov’era tenuta prigioniera.
Gnomo Fulvo penso che era proprio il caso di consultare il Grande Albero Sacro.
Il Grande Albero Sacro si ergeva alto e possente in una piccola radura. Con i suoi rami sembrava voler abbracciare e proteggere l’intero bosco.
«Caro amico che dolce sorpresa, ti vedo infelice… cosa ti pesa?» chiese l’albero al giovane gnomo.
«Fata Propizia è scomparsa. Forse e prigioniera di strega Grigia».
Il Grande Albero Sacro sorrise , poi disse : «Nel bosco dei fitti abeti , potresti trovare alcuni segreti…» .
Gnomo Fulvo doveva quindi proseguire. Ringraziò il Grande Albero e si diresse verso il bosco dei fitti abeti.
Quel bosco era proprietà di Zeldo, un gnomo solitario e molto geloso dei suoi possedimenti . Si interessava di magia e aveva fatto un’incantesimo: proprio nel punto in cui si entrava nel bosco, il terreno a volte cedeva e si apriva una profonda voragine ,Questo per scoraggiare i visitatori.
Gnomo Fulvo vide che , proprio al limitare del pericoloso passaggio , erano stati recisi alcuni alberi. Così salì su ciò che rimaneva dei tronchi e riuscì ad oltrepassare il punto insidioso sotto gli sguardi sospettosi degli alberi-guardiani.
Quando fu nel bosco dei fitti abeti , gnomo Fulvo proseguì lungo il sentiero con gli occhi bene aperti .
Ad un tratto gli parve di udire un respiro profondo e poi un sussurro ,quasi un sibilo nell’aria . Si pose in ascolto e sentì: «Non tutto è come sembra….e ciò che e grigio può brillare». La voce proveniva da un albero i cui rami si levavano verso il cielo.
Gnomo Fulvo la riconobbe : era la voce di Alba, madrina di tutte le creature del bosco , che poteva assumere mille sembianze.
«Non dire nulla piccolo gnomo» gli disse Alba «So già tutto . Segui il sentiero e io ti guiderò»
Rassicurato Fulvo riprese la sua ricerca. Cammina cammina, arrivò all’altura dei tronchi gemelli. Proprio lì, sul suo trono, stava seduto Zelda e con sguardo severo lo fissava : «Cosa vuoi straniero?» chiese imperioso .
«Cerco Fata Propizia . Temo sia stata rapita da Strega Grigia».
Zeldo si fece ancora più cupo : «Si…è probabile…».
In quel preciso istante un’arcigna risata risuono tra gli alberi. Fulvosi guardò attorno e si accorse che, poco più in là, una mostruosa creatura agitava in aria i suoi lunghi tentacoli.
«Fermo! Dove stai andando ? ». Intimò la creatura allo gnomo. E tra i tentacoli , apparve il volto di Strega Grigia.
«Dove hai nascosto fata Propizia?» chiese Fulvo.
Ma prima che la strega potesse parlare, Zeldo urtò: «Ho io Fata Propizia ! E la festa delle stagioni si celebrerà soltanto qui , nella mia parte di bosco!».
«Ma il bosco è unico e appartiene a tutti!» ribatté gnomo Fulvo.
«No , la vostra parte di bosco è stata profanata dagli umani!».
In quel momento si sentì profumo di fiori e di aria d’estate, di foglie secche e vento di neve…
Fulvo volse lo sguardo giù, lungo il sentiero, e fu allora che la vide….
Era lei, Fata Propizia, meravigliosa e perfettamente in armonia con la natura che la circondava.
«Non temere» disse la fata a gnomo Fulvo «Zeldo non mi ha rapita». Fulvo non capiva.
«Seguimi» continuò allora la fata «ti svelerò un segreto!».
E invitò Fulvo a scendere con lei verso alcuni alberi che fiancheggiavano il sentiero.
«Qui vivono gli Esseri Favolosi» spiegò Propizia piccole creature che aiutano Zeldo a salvaguardare la sua parte di bosco : raccolgono cartacce spengono mozziconi di sigaretta , curano con unguenti magici i fiori calpestati» . «E come mai tu sei qui ?» chiese gnomo Fulvo alla fata.
«Per chiedere aiuto agli Esseri Favolosi. Solo così la vostra parte del bosco sarà pronta per la grande cerimonia» .
«E strega Grigia ?» chiese gnomo Fulvo
«E’ dalla nostra parte . Con la sua magia terrà a bada Zeldo finchè gli Esseri Favolosi vi aiuteranno».
«Forza andiamo ! »lo esortò la fata «Gli Esseri Favolosi sono pronti : C’è molto lavoro da fare !».
13E così, per giorni e giorni , gli gnomi Silvani e gli Esseri Favolosi lavorarono insieme per ripulire il bosco e le stagioni per la grande festa .E quando ebbero finito , intagliarono il legno , dipinsero le rocce , sistemarono il sentiero che divenne meraviglioso.
Ancora oggi , tra gli alberi, si nascondono queste piccole creature che , di notte , lavorano per mantenere intatto quel magico luogo.
E un giorno , gli umani , consapevoli degli errori che avevano fatto e di quanto importante fosse rispettare tanta meraviglia , lo chiamarono “il sentiero di fiaba”
Ma volete sapere come andò a finire?
Finalmente , sotto la luce della luna , si celebrò la festa delle stagioni , la più bella festa che fu mai realizzata.
Gli gnomi Silvani , gli Esseri favolosi , Fata Propizia e Strega Grigia cantarono e ballarono fino all’alba.
E Zeldo ?
Dalla rabbia fece le valige e se ne andò lontano a cercare un altro bosco tutto per sè . Ma c’è anche chi sostiene che la Strega Grigia l’abbia trasformato in una roccia , in un albero o addirittura in un cestino dei rifiuti.
Ad ogni modo , ciò che conta, è che l’equilibrio del bosco sia stato mantenuto e si spera rimanga tale per molti e molti anni .
Tutto questo è stato possibile grazie a mani generose che hanno messo a disposizione , chi pezzi del bosco , chi attraverso le proprie doti artistiche ha donato e creato le sculture presenti in questo capolavoro , lezione di vita:
Itinerario : Fongara – Piasea – Val dei Righi – Malga Campetto – Chalet Gingerino – Righi – Fongara
Tipo di terreno : sentiero e mulattiera, sterrato circa 10 Km
Tempo di percorrenza dell’anello : 3h30
Dislivello totale : 820 m
Quota massima raggiunta : 1610 m
Questo itinerario e molto impegnativo e tecnico , occorre un’ottima preparazione e orientamento , l’avvicinamento e molto bello si prende la mulattiera che porta dalla cabina dell’Enel situata lungo la strada asfaltata che porta in Fongara , addentrandosi nel bosco in mezzo alla valle , che traversa la val Sigolara per poi proseguire verso il punto di captazione dell’Acquedotto comunale per poi salire fino a località Piasea , si ritorna un pò verso contrada Righi , oppure si sale per il pascolo diventato in parte boschivo fino a raggiungere un canalino più incavato nel terreno , e risalire fino ad entrare in un fitto bosco di Faggi , da qui la salita è ripida ed impervia si sale su canalino e bosco fino a raggiungere il tratto prativo di malga Campetto e attraverso la pista da sci raggiungere lo Chalet Gingerino , e se aperto potrete apprezzare qualche buon piatto di pasta , che si potrà consumare fuori all’aria aperta . Questa parte di salita , è molto dura si tratta di 3,5 km con 760 metri di dislivello , un impegno molto importante e non per tutti ma regala degli scenari unici e molto diversi. La discesa può essere fatta sia per la pista da sci che per la stradina che sale fino allo Chalet Gingerino, rendendola così meno difficile e più scorrevole , raggiunta la Conca d’oro , o Pizzegoro che dir si voglia si attraversa tutto il pascolo e si scende verso i Righi per poi rientrare a Fongara , la mia traccia passa per il centro dei Righi ma è praticabile a chi ha pratica con l’orientamento oppure conosce la zona .