Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

  • Chi sono
  • Dove dormire – B&B
    • B & B La Cogola
    • B&B Le terrazze
    • La Nuova Montanina
    • B&B Rotzo
  • Fauna
    • Biacco (Hierophis viridiflavus)
    • Gracchio Alpino
    • Orbettino
    • Ramarro Verde Lacerta viridis
    • Vipera dal Corno
  • Flora
    • Achillea ( Achillea millefolium )
    • Amanita Muscaria ( Ovulo Malefico )
    • Aquilegia scura ( Aquilegia atrata )
    • Asfodelo montano ( Asphodelus albus )
    • Astro Alpino ( Aster Alpinus )
    • Billeri primaticcio ( Cardamine hirsuta )
    • Biscutella Montanina ( Biscutella laevigata)
    • Botton d’oro ( Trollius europaeus )
    • Calamenta (Satureja calamintha)
    • Campanula selvatica ( Campanule trachelium )
    • Cardo Campestre ( Cirsium arvense )
    • Cardo del Trentino (Carduus defloratus )
    • Cardo dentellato ( Carduus defloratus )
    • Carlina Bianca ( Carlina Acaulis )
    • Cefalantera Maggiore ( Cephalanthera longifolia )
    • Cerretta Maggiore ( Klasea nudicaulis )
    • Ciclamino comune ( Cyclamen )
    • Colchico autunnale ( Colchicum autumnale )
    • Consolida maggiore ( Symphytum officinale )
    • Crassulacee
    • Dafne ( mezereo )
    • Dafne Striata
    • Dentaria a cinque foglie ( Cardamine pentaphyllos )
    • Dente di Leone ( Taraxacum officinalis )
    • Dittamo ( Dictamnus albus )
    • Doricum clusii
    • Edelweiss , Stella Alpina ( Leontopodium Alpinum )
    • Eliantemo chironio ( Helianthemum nummularium )
    • Erba con la rugiada
    • Erba Cristallina ( Delosperma cooperi )
    • Erba di Santa Barbara ( Barbarea Vulgaris )
    • Erica carnicina ( Erica carnea )
    • Erigeron annuus
    • Farfara (Tussilago farfara)
    • Farfaraccio maggiore ( Petasites hybridus )
    • Fiordaliso di montagna ( Centaurea montana )
    • Fiore del Corniolo ( Cornus mas )
    • Fiore di Larice ( Larix decidua )
    • Fiore di Melo
    • Frassine ( Fraxinus )
    • Genziana di Esculapio ( Gentiana asclepiadea )
    • Genziana di Koch ( Gentiana kochiana )
    • Genziana primaverile (Gentiana verna)
    • Geranio sanguigno ( Geranium sanguineum )
    • Giaggiolo susinario ( Iris graminea )
    • Giglio di San Giovanni ( Lilium bulbiferum )
    • Giglio rosso ( Lilium bulbiferum )
    • Gittone Rosso ( Silene dioica )
    • Il raponzolo di roccia ( Physoplexis comosa )
    • Knautia drymeia
    • Maggiociondolo ( Laburnum anagyroides o alpinum )
    • Malva selvatica ( Malva sylvestris )
    • Mazza da Tamburo ( Macrolepiota procera )
    • Morella Alata ( Solanum Villosum )
    • Muscari azzurro (Muscari botryoides)
    • Negritella ( Nigritella nigra )
    • Nido d’uccello ( Neottia nidus avis )
    • Non ti scordar di me ( Myosotis )
    • Orchidea cimicina ( Orchis coriophora )
    • Orchidea cimicina ( Anacamptis coriophora, Orchis coriophora )
    • Orchidea maschia ( Orchis mascula )
    • Paederota ( bonarota Comune )
    • Passiflora ( Passiflora caerulea )
    • Pero Corvino ( Amelanchier lamarckii )
    • Petasitess albus
    • Petrocallide dei Pirenei
    • Peverina a 3 stimmi ( Cerastium cerastioides )
    • Pianella della Madonna Scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus )
    • Pigamo colombino ( Thalictrum aqulegiifolium )
    • Pino Mugo
    • Poligala falso bosso ( Polygala chamaebuxus )
    • Polmonaria maggiore ( Pulmonaria officinalis )
    • Primula Auricola
    • Primula comune ( Primula vulgaris )
    • Primula recubariensis
    • Prunella Vulgaris
    • Pulsatilla austriaca ( Pulsatilla alpina )
    • Ranuncolo bulboso ( Ranunculus bulbosus )
    • Rhododendron ferrugineum
    • Rhodothamnus chamaecistus
    • Rododendro peloso ( Rhododendro hirsutum )
    • Rosa di Natale ( Helleborus niger )
    • Sassifraga gialla ( Saxifraga aizoides )
    • Scilla silvestre ( Scilla bifolia )
    • Senecione di Fuchs ( Senecio ovatus )
    • Silene aucalis
    • Silene cuscino
    • Silene rigonfia
    • Soldanella alpina
    • Spugnole ( Morchelle )
    • Trifoglio ibrido
    • Trifoglio Pratense ( Trifolium Pratense )
    • Uva Turca ( Phytolacca Americana )
    • Vedovina a foglie sottili ( Scabiosa triandra )
    • Verbasco nero ( Verbascum nigrum )
    • Viperina Azzurra ( Echium vulgare )
    • Zafferano alpino ( Crocus albiflorus )
  • Foto Gallery
  • Foto Invernali
  • Insetti e Farfalle
    • Aglais urticae ( Vanessa dell’ortica )
    • Aporia Crataegi
    • Aracno
    • Callophrys Rubi
    • Cervo volante
    • Common blue (Polyommatus icarus)
    • Doriflora della Patata
    • Egeira – Pararge aegeria
    • Farfalla prete – Syntomis marjana
    • Hipparchia Satiro del Faggio
    • Lucertola Muraiola Podarcis muralis
    • Marbled white (Melanargia galathea)
    • Opiliones
    • Pieris Rapae
    • Pseudopanthera macularia
    • Zygaena Transalpina
  • L’Artiglieria Pesante
    • Mortaio Škoda 305 mm
    • Obice Škoda 380 mm La Barbara
    • Obice Škoda 420 mm
    • Cannone Škoda 350 mm Il lungo Giorgio
    • Cannone 149/23 Ghisa L’ippopotamo 
  • Libreria
    • Edizioni Gino Rossato
    • Libreria LiberaLibro
    • Sentieri Altopiano dei Sette comuni
    • Sentieri Canale del Brenta e Massiccio del Grappa
    • Sentieri del Massiccio del Pasubio
    • Sentieri Monti Lessini
    • Sentieri Pasubio – Carega
    • Sentieri Piccole Dolomiti Pasubio
    • Sentieri Rovereto Monte Pasubio
    • Sentieri Valdastico ed altopiani trentini
    • Sentieri Valli Astico e Posina
    • The Librarian
  • Libro dei Visitatori
  • Morsi da Vipere
  • Nodi
    • Nodo a 8 con asola doppia
    • Nodo a 8 inseguito
    • Nodo a Bocca di lupo
    • Nodo a farfalla
    • Nodo a fibbia semplice
    • Nodo barcaiolo
    • Nodo doppio 8 con asola
    • Nodo fibbia doppia fissa
    • Nodo Gassa d’Amante o Bolina
    • Nodo mezzo barcaiolo
    • Nodo mezzo barcaiolo con asola di blocco e controasola
    • Nodo Savoia
    • Nodo Traino
  • Riflessioni
  • Rifugi
    • Agriturismo Gruuntaal
    • Baita Monte Corno
    • Birreria Cornale
    • Capanna degli alpini
    • Malga Bovental
    • Osteria Passo Coè
    • Rifugio Alpino Revolto
    • Rifugio Antonio Giuriolo Campogrosso
    • Rifugio Averau
    • Rifugio Baion
    • Rifugio Bassano
    • Rifugio Bepi Bertagnoli
    • Rifugio Bruto Carestiato
    • Rifugio Camillo Giussani
    • Rifugio Camini
    • Rifugio Carducci
    • Rifugio Casarota ” Livio Ciola “
    • Rifugio Cesare Battisti ” Gazza “
    • Rifugio Ciareido
    • Rifugio Città Di Fiume
    • Rifugio Coldai Sonino
    • Rifugio Fonda Savio
    • Rifugio Fondovalle Talschlusshuette
    • Rifugio Lagazuoi
    • Rifugio Maria Vittoria Torrani
    • Rifugio Mario Fraccaroli
    • Rifugio Monte Agudo
    • Rifugio Nerone Balasso
    • Rifugio Ottone Brentari Cima D’Asta
    • Rifugio Palmieri Croda da Lago
    • Rifugio Passo Pertica
    • Rifugio Passo Staulanza
    • Rifugio Passo Xomo
    • Rifugio Pian di Cengia
    • Rifugio Piccole dolomiti “Alla Guardia”
    • Rifugio Pietro Galassi
    • Rifugio Pomedes
    • Rifugio Pompeo Scalorbi
    • Rifugio Pradidali
    • Rifugio Rosetta G.Pedrotti
    • Rifugio San Marco
    • Rifugio Sommariva Pramperet
    • Rifugio Son Forca
    • Rifugio Sora l’Sass – Angelini
    • Rifugio Vallandro
    • Rifugio Vazzoler
    • Rifugio Velo della Madonna
    • Rifugio Venezia Alba Maria De Luca
    • Rifugio Vincenzo Lancia
    • Rifugio Zsigmondy Comici
    • Rifugo Nuvolau
    • Trattoria Al Molino
    • Trattoria La Gabiola
    • Trattoria Obante
    • La Baita Tonda
    • Rifugio Gen. Achille Papa
    • Albergo Forte Cherle
    • Albergo Al Passo
  • Sacrari
    • Campana dei caduti Rovereto
    • Ossario del Pasubio Colle Bellavista
    • Sacrario del Monte Cimone
    • Sacrario del Monte Grappa
    • Sacrario di Asiago del Leiten
  • Situazione sentieri
  • Soccorso
    • Dolomiti Emergency
    • Soccorso Alpino
  • Video
  • Virtual Maps

Monte Pasubio , cento anni delle 52 gallerie

Pubblicato da luke007 in 3 aprile 2017
Pubblicato in: evento, Storico. Tag: Monte Pasubio. Lascia un commento

Nel ricordo di chi ha combattuto su queste rocce , su queste guglie , in sanguinose battaglie corpo a corpo e quella che è stata la guerra di mine , un massiccio che ad ogni passo racconta una storia e che racchiude nelle sue viscere ancora tanti segreti , salirci ora è facile ma comprendere tutte queste vicende non e sempre possibile , sopratutto per le generazioni a venire , ho fatto un piccolo video per omaggiare questo luogo sacro ed ardito …semplicemente per NON DIMENTICARE E PER FARE SAPERE .

Voglio ricordare che per vedere quello che e presentato in questo piccolo lavoro non bastano 2 giorni , il consiglio che posso dare passate 4-5 giorni su questa montagna solo così potrete saziare la voglia di sapere , anche se questo vi farà ritornare ancora per saperne di più.

A seguire gli scritti che sono presenti nel video :

Monte Pasubio
Terra di nessuno

A TUTTI QUELLI CHE POTRANNO VEDERE QUESTA PRESENTAZIONE , IL TENTATIVO DI DESCRIVERE A PAROLE E FOTO IL SENTIERO DELLE GALLERIE  ED IL MASSICCIO DEL PASUBIO PUO’ AD UTENTI INESPERTI SEMBRARE SODDISFACENTE , MA E’ SOLO PERCORRENDOLO SI POTRA’ TRARRE LA VERA GRANDEZZA DI QUESTA OPERA CHE HA IMPIEGATO MIGLIAIA DI PERSONE PER LA SUA COSTRUZIONE .

Narrare il susseguirsi delle vicende legate a questo Massiccio non è facile ci impiegheremmo mesi e mesi di lavoro per poter collegare e comprendere gli eventi bellici che hanno infiammato questa terra e questa montagna , le numerose battaglie che hanno riempito di sangue questo glorioso monte che chiese un grande sacrificio umano sia da una parte che dall’altra dello schieramento italiano ed austroungarico . Salire su questo massiccio dove la quota principale e di 2232 metri non e impossibile lo possono fare tutti anche se il percorso e molto di più di semplice sentiero di montagna , sia che si salga dalla Strada degli Eroi , sia che si salga dalla Strada delle 52 gallerie , una mastodontica opera di genio militare , costruita per poter salire fino alla quota massima al riparo del fuoco d’artiglieria del Nemico , per evitare di salire sulla Strada degli Scarrubi che era molto più agevole alle truppe ma in piena vista del nemico.

Strada delle Gallerie

Questo percorso e il forse il più spettacolare compatibilmente con la giornata non sempre bella , sotto il profilo sia tecnico che fisico non presenta grosse asperità il tempo di percorrenza e intorno alle 3h anche se presenta un dislivello di circa 1000 metri, e quindi praticabile a tutte la persone che ne vogliono apprezzare il grande valore storico e naturale di questo paesaggio unico fatto di guglie che si ergono verso il cielo , pareti che salgono dritte e che scendono a picco sui vaj sottostanti , da ammirare la grande opera di costruzione delle gallerie nel periodo della guerra 15-18.
E uno dei sentieri più belli da percorrere le foto hanno solo la possibilità di documentare una piccolissima parte dell’immensa opera fatta dall’uomo , anche perche salendo verso la chiesetta di Santa Maria e l’Arco si possono notare altrettante opere del periodo bellico … anche se all’imbocco della strada e stato sciupato e svilito da un macabro e nauseante mausoleo ai piedi della strada delle gallerie a bocchetta campiglia a mio avviso troppo fuori luogo .

Cenni storici

Fu realizzata dalla 33ª Compagnia minatori del 5° reggimento dell’Esercito italianocon l’aiuto di sei centurie di lavoratori: compagnia 349, 523, 621, 630, 765 e 776). A capo della 33ª Compagnia fu a capo il tenente Giuseppe Zappadal 18 gennaio al 22 aprile 1917 Lo succedette il capitano Corrado Picone fino alla fine della guerra. Vero e proprio capolavoro di ingegneria militare e di arditezza (considerando le condizioni e l’epoca in cui fu costruita, nonché la rapidità d’esecuzione: i lavori cominciarono il 6 febbraio 1917 e furono conclusi nel novembre 1917. Nei primi giorni di dicembre 1917, prima di lasciare il Pasubio, la 33ª Compagnia minatori inaugura simbolicamente la strada abbattendo un muro costruito appositamente davanti la prima galleria. Sarà la 25ª minatori, assieme alle centurie rimaste, ad ultimare la strada, tra cui le gallerie 49 e 50, ed aprire in definitiva la strada. La sua realizzazione fu di grande importanza strategica in quanto permetteva la comunicazione e il passaggio dei rifornimenti dalle retrovie italiane alla zona sommitale del Pasubio ove correva la prima linea al riparo del fuoco nemico e nel corso di tutto l’anno, contrariamente alla rotabile degli Scarrubi, accessibile sì da mezzi motorizzati, ma in condizioni molto più pericolose, sotto i colpi dei cannoni austriaci, e soltanto nel periodo estivo.

Sulla sua facciata del Rifugio Achille Papa sono incastonate alcune lapidi, come il comunicato in seguito alla cruentissima battaglia del 2 luglio 1916, in cui l’esercito italiano respinse a fatica la vigorosa avanzata austro-ungarica

«Chi ha salito senza palpiti d’amore questo Calvario della Patria;
chi non sosta con animo purificato
su questo roccia gloriosa,
non entri in questo Rifugio,
né contempli da queste libere altezze
la dolorante fecondità del piano e il mistero dei cieli. »

Romana Rompato

Strada Degli eroi

La strada degli Eroi vera e propria è il tratto lungo circa 2 chilometri che collega la Galleria d’Havet al Rifugio Achille Papa, situato alle Porte del Pasubio. Scavata sulla destra orografica delle pareti verticali a precipizio sull’impervia Val Canale, presenta un fondo naturale piuttosto dissestato.Il nome deriva dal fatto che sulla parete rocciosa sono collocate delle targhe in onore delle 15 Medaglie d’Oro al Valor Militare che combatterono sul Pasubio durante la Grande Guerra.Per estensione con il termine di Strada degli Eroi ci si riferisce all’intera rotabile della Val Fieno, che sale dal Pian delle Fugazze (1162 m), al confine fra la provincia di Vicenza e di Trento, e arriva fino al Rifugio Papa (1928 m).La strada, chiusa al traffico motorizzato è lunga nella sua interezza 10,6 chilometri, segnati da pietre miliari che ogni chilometro danno la distanza dall’inizio. Il fondo è naturale, tranne per alcuni tornanti asfaltati, con un percorso tortuoso nella Val Fieno per salire con pendenza piuttosto costante e mai particolarmente impegnativa se non nel tratto finale prima della Galleria d’Havet, lunga poche decine di metri, che permette di passare nella Val Canale appena sotto il crinale dello spartiacque.Durante il conflitto mondiale era solamente un sentiero e venne in seguito allargata per permettere un comodo accesso alla Zona Sacra, in alternativa della strada degli Scarubbi in cui la neve permane molto più a lungo a causa dell’esposizione a nord. Chiusa al traffico motorizzato negli anni ottanta a causa della pericolosità del tragitto soprattutto nel tratto finale, è oggi molto frequentata dagli escursionisti sia a piedi che in mountain bike. Rimane infatti una delle principali vie d’accesso alla sommità del massiccio perché può essere percorsa anche da chi ha poca confidenza con la montagna.

PERCORRENDO QUESTI LUOGHI DOVE TANTO SANGUE E STATO VERSATO  , PENSATE  A QUANTI HANNO PERSO LA VITA SU QUESTE ROCCIE PER UN’UNICO IDEALE DI LIBERTA’ .

VIATORE SOSTA REVERENTEGUERRA ITALO AUSTRICA 1915 – 1918
LA 326° COMP DEL GENIO ZAPPATORI
NELL’ANNO 1917
REDUCE DAI LA VORI DIFENSIVI E OFFENSIVI
NELLE LOCALITA’
DENTE ITALIANO SELLETTE QUOTA 2081
CORNO DEL PASUBIO FORNI ALTI CUARO
FONTANA D’ORO SOGLI ROSSI
INIZIO’ E COSTRUSSE A COMPIMENTO QUESTA STRADA
CONGIUNGENTE
PORTE DEL PASUBIO CON LA GALLERIA D’HAVET
SCOLPITA NELLA ROCCIA A STRAPIOMBO
OVE PRIMA SOLTANTO L’ALI AVEVANO DOMINIO
FU IN SEGUITO DENOMINATA
LA STRADA DEGLI EROI
DELLE COSPIQUE OPERE POSTUME APPORTATEVI
AD ALTRI IL MERITO

UN SUPERSTITE
DELLA 326 COMP. 1° REGG. GENIO
ANNI 1916 E 1917 SOCIETA’ ESCURSIONISTI PASUBIO
S.E.P.
VALDAGNO
ANNO 1979

Soglio dell’Incudine

Sotto il profilo storico presenta una svariata serie di postazioni sotto e dentro all’incudine che guardano verso la parte della Vallarsa , salendo arrivati appena sotto l’incudine si può notare sia i pilastri di sostegno che la galleria che ospitava l’arrivo della teleferica adibita per il trasporti vari , anche perchè nella parte sopra l’incudine , appena sotto il Cogolo alto ci sono diversi resti di opere murarie a secco adibite a ricoveri perche riparate dal fuoco nemico ,reste poi la galleria che collegherebbe la zona bassa fino al Cogolo alto.

Sentiero tricolore

Un invito particolare percorretelo con molta calma, prendetevi il tempo per soffermarvi su quelle grandi opere fatte durante la guerra e poi chiudete gli occhi e provate ad immaginare i sacrificio umano e il sangue versato su queste montagne , ricordando sempre che nelle guerre non esiste un vinto ne un vincitore come descritto nella croce sul dente austriaco ” nemici in terra ma fratelli in Cristo “.
Camminate piano provate ad uscire magari anche dal sentiero si possono ancora trovare delle ossa di qualche EROE che ha combattuto per l’ideale di libertà. Ricordate inoltre che negli inverni durante la guerra la coltre nevosa reggiungeva anche i 10 metri di altezza

Pernottate al Rifugio Papa salendo dalle gallerie per poi il mattino seguente poter camminare ed ammirare con calma questi luoghi , portate con voi una TORCIA per poter entrare nella gallerie che sono state rese agibili in buona parte.

LE FOTO PER QUANTO POSSONO DARE L’IDEA DELL’AMBIENTE , DELLA CRUDEZZA DI QUESTO LUOGO NON RIESCONO A DONARE A VOI CHE LEGGETE LA MINIMA PARTE DI QUELLO VI VERRA DONATO PASSANDO SU QUESTA MONTAGNA

La guerra sotteranea dei Denti

La sommità estrema del Pasubio ovvero la parte posta tra il Dente italiano ed il Dente austriaco fu teatro di una guerra sotterranea di una certa entità i lavori di scavo furono vasti ed prolungati fino a raggiungere gallerie molto lunghe e ramificate , su cui venivano approntate le cariche esplosive , un continuo studio con geofono per captare i lavori del nemico resero molto pericolosi e difficili i lavori sia di mina che di contromina , le perforatrici alimentate da compressori situati a distanze incredibili ( centrale malga Busi ) diedero la possibilità a tutto questo , l’obiettivo degli austroungarici era di penetrare al di sotto delle gallerie italiane per farle saltare , per motivi tecnici di spazio riporterò solo gli orari delle mine :

29 settembre 1917 ore 0,30 prima mina austroungarica , 500 kg di esplosivo

2 ottobre 1917 ore 9,20 prima mina italiana 13,000 kg di gelatina esplosiva

22 ottobre 1917 ore 16,30 seconda mina italiana 1000 kg di esplosivo

24 dicembre 1917 ore 5 seconda mina austroungarica 1700 kg di gelatina inoltre una seconda camera di scoppio con 6400 kg scoppiava assieme alla mina italiana in fase di intasamento causando molte vittime

21 gennaio 1918 ore 13,35 terza mina italiana 600 kg di gelatina

2 febbraio 1918 ore 3,00 terza mina austroungarica 3800 kg di esplosivo

13 febbraio 1918 ore 16,45 quarta mina italiana dati esplosivo inesistenti

5 marzo 1918 ore 17,30 quinta mina italiana dati esplosivo inesistenti

13 marzo 1918 ore 4,30 quarta e ultima mina austroungarica ,dopo aver raggiunto la lunghezza desiderata sotto le posizioni italiane venivano caricate due camere di scoppio una da 20000 kg e l’altra da 30000 kg di gelatina esplosiva fatte saltare contemporaneamente e dando luogo a quello che oggi resta il dente italiano dai diari storici risulta che le grida dei soldati sepolti dalla mina durarono per due giorni , mentre le piccole esplosioni causate dai gas durarono fin dopo alle 11 del mattino .

Questa e solo una piccola parte di ciò che e successo su questa parte di storia , la difficoltà degli scavi , il trasporto dei detriti , il trasporto dell’esplosivo e il suo successivo intasamento con sacchi di sabbia , rendono molto bene l’idea di quello che è successo , gli scoppi per simpatia durante gli intasamenti erano frequenti i gas di esplosione e il fuoco hanno fatto la loro parte . La complessa struttura delle gallerie fanno capire i grossi lavori compiuti per questa distruzione , per questo accanimento che non ha avuto ne vincitori ne vinti , solo morti ….morti per la libertà per un ideale , per un valore a cui credevano forse per ignoranza ed ostinaziona , che le generazioni di oggi non sanno nemmeno cosa vogliano dire …ma a loro va il mio pensiero più sincero , a chi e morto per un ideale a questi EROI

Strada degli scarrubi

La strada degli Scarubbi e stata costruita per poter salire da Colle Xomo , passando per bocchetta Campiglia fino ad arrivare alle porte del Pasubio , presente circa 1000 metri di dislivello in circa 10 km , dapprima era una semplice mulattiera costruita dagli alpini poco prima della guerra . Il 25 di maggio del 1915 con l’inizio delle ostilità fu percorsa dagli alpini della 259° compagnia del battaglioval Leogra e dal Battaglione Vicenza occupando il Pasubio , successivamente fu allargata dal Genio per poter fornire approvvigionamenti e munizioni , la percorrero anche in piena Strafexpedition i fanti del 3°battaglione del 218° Reggimento della Brigata Volturno , allo scopo di fermare l’avanzata dei reparti austriaci sul dente Austriaco . Inizialmente era l’unica via d’accesso al Pasubio anche se il transito più di qualche volta doveva venire di notte con numerosi problemi per i trasporti e le persone , a causa della presenza di artiglierie austroungariche nella dorsale della borcoletta e del Monte Majo che rendevano impossibile il transito con il chiaro del giorno nonostante la mimetizzazione con con frasche , reti e tralicci . Furono anche approntati diversi camini da mina nella parte più stretta della strada per fermare l’avanzata austroungarica.  Inoltre il problema più grosso si ebbe quando l’inverno fece la sua parte rendendone impraticabile il passaggio , per queste difficotà fu progettata e costruita la strada delle 52 Gallerie , per poter fornire approvigionamenti di ogni genere in quota.

Monte Corno Battisti

Durante la notte sul 13 di maggio, da Cima Alta arriva il cambio per gli sparuti difensori all’interno del monte Corno , il cambio avviene attraverso una feritoia allargata a Cima Alta, raggiungibile da una scala di corda posta lungo un canalino e che attraversa verticalmente il monte corno e che più in basso attraversa il sentiero . Il cambio e il rifornimento vengono fatti di notte in quanto gli austriaci al minimo rumore iniziavano a sparare, buttare bombe e valanghe di sassi  sul passaggio obbligato essendo loro in cima al corno. Sono le 14 pomeridiane dopo aver discusso la possibilità di attaccare dall’esterno , il tenente Carlo Sabatini e il sergente Degli Espositi trovano altri tre uomini e una fune e si preparano a salire dal canalino attraverso lo sperone di roccia molto friabile , ma e l’unico modo perchè il nemico non li possa vedere , la via della scalata non era facile a causa della friabilità della roccia . I provetti scalatori si armano di pugnale e di petardi thavenot e inizia la scalata il tenente Sabatini uscendo dalla feritoia allargata arrivato in una piccola cengia si appresta a far salire gli altri e anche se cade qualche sasso gli austriaci sono convinti che nessuno possa salire da quella posizione e quindi non la sorvegliano neanche .Dagli osservatori interno si possono scorgere i cinque uomini allineati  come formiche che salgono lungo la parete , ad un certo punto il tenente Sabatini si stacca e sale fino alla cima raggiungendo uno scudo con la feritoia e nota dentro la feritoia la sentinella austriaca che sta chiaccherando con un’altra , atttende che gli altri uomini siano vicino a lui e con poche parole disse “ammazzarli tutti altrimenti ci rovesciano giù” lancia prima un petardo e poi assalta la postazione urlando .

“la mischia è rapida ed orrenda , a pugnalate nel ventre , ferocia senza quartiere .Quelli che accorrono di rinforzo da un’altra galleria vanno all’altro mondo senza rendersi nemmeno conto di cosa stia accadendo . Qualcuno viene anche rovesciato nei canaloni .Questo gesto è valsa la medaglia d’oro al valore al tenente Carlo Sabatini

Ricordo la cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi :

La ricostruzione più attendibile Sottotenente Ingravalle “cessata la sparatoria , odo la voce di Cesare Battisti , lo chiamo tacendo il suo nome Tenente? Battisti si avvicina chiedendo notizie .Mi risponde informandomi sulla situazione e mi dice “ora per me rimane solo la forca “. Ecco avvicinarsi un ufficiale nemico : e il cadetto Brunello Franceschini della Val di Non , accompagnato da 4 soldati .Si volge a Battisti e gli ingiunge di consegnarli la pistola . Battisti alza il capo con fierezza e risponde : mi sono battuto onorevolmente e  consegnerò l’arma ad un superiore e mai ad un inferiore .Il rinnegato Franceschini tace , evidentemente imbarazzato .Poi gli chiede il binocolo : no -risponde Battisti questo e di mia proprietà”

Fabio Filzi (Brusarosco)

Anche Filzi fu catturato in cima al monte corno e continuo ad insistere sulla sua identità segnalata nei suoi documenti , ovvero sottotenente Brusarosco di Vicenza , tuttavia pensava di non poter essere riconosciuto se non che venne riconosciuto ad Aldeno da una famiglia di Rovereto che ne conoscevano la famiglia di provenienza.

Lettera del Maggiore Frattola al padre di Filzi

” appena catturato suo Figlio , che aveva il nome di guerra Brusarosco , fu subito riconosciuto dal tenente austriaco  Franceschini , separato dagli altri prigionieri e guardato a vista da una sentinella :gli altri prigionieri tra i quali ero io , stavano in un gruppo a parte compreso io .Suo figlio appena mi vide , mi rivolse la parola e mi prego d’intervenire in suo favore perchè gli fosse riservato un trattamento uguale agli altri prigionieri . Mi rivolsi ad un maggiore austriaco per ottenere uguaglianza di trattamento , ma a nulla valsero le mie insistenze…”

Racconto di una notte a Cima Palon quota 2232

Alle 19 circa mi trovavo al rifugio Balasso dove metto l’auto la maggior parte delle volte quando salgo in Pasubio , nel mio zaino c’era tutto , o almeno quanto sarebbe servito in quella circostanza , la tenda il sacco a pelo , il vestiario adatto alle condizioni climatiche di questo periodo …chiudo l’auto e accendo la frontale mentre guardo in alto le luci del rifugio Papa ancora accese …scelgo la salita per il 300 della val canale dove ormai conosco tutte le pietre , salendo mi fa compagnia il soffio di qualche camoscio che si sta chiedendo ” ma questo dove va in giro di notte ” e qualche rapace notturno che muove qualche ramo …si sente anche qualche movimento di sassi mossi dal mio amico camoscio che segue con interesse ogni mio movimento , io li vedo solo dagli occhi luccicanti mentre li guardo con la mia lampada frontale , proseguo la mia risalita incurandomi di loro , proprio come faccio di giorno , ammirandone solo la maestria con cui si muovono negli irti strapiombi quasi invidiando la loro agilità ” fa che il mio piede poggi sicuro come fanno i camosci “. Ho continuato a salire fino al rifugio Papa che da poco aveva spento le luci esterne , ma il mio obbiettivo era la cima , cima Palon 2232 metri , li volevo piantarla o almeno poco distante , la mia piccola tenda nella vastità del massiccio,e  nel pensiero di tutte le vite spezzate in questa sacra montagna , nel silenzio del suo cuore , vicino alle sue viscere e tra le pietre che conservano la storia del mondo , superato il rifugio Papa ho proseguito per il 105 sentiero delle creste o tricolore , anche questo lo conosco molto bene , del resto sono 40 anni che ci salgo , c’e la pace e  un silenzio assordante , si vedono le luci della città dei paesi tutto intorno un’inquinamento di luci davvero esagerato , ma lassù ci sono io e la mia piccola frontale , eccoci 21.50 cima Palon …che emozione …e lei era li davanti a me ,  la mia meta . Mi accingo a trovare un posto per piantare la mia piccola tenda , qui sulla vetta ci sono solo sassi , ma più in basso girovagando per 20 minuti trovo un posto riparato dal possibile vento che di solito fischia imperterrito su questo luogo , trovato , proprio all’uscita di una trincea di ricovero italiana a circa 100 metri da cima Palon , pianto la tenda con l’uscita girata verso dove sorgerà il sole , e dopo aver girato ed ammirato la straordinaria notte stellata mi accingo ad andare a dormire , mi bevo un po di caffelatte dal mio thermos , ed entro nel sacco a pelo , verso le 3.00 arriva puntuale il vento …ma non importa ogni tanto guardo fuori il panorama , sempre unico e fantastico …alle 7.15 inizio a prepararmi per uscire a gustarmi il Pasubio all’alba…mi guardo in giro la distesa di nuvole nella pianura fa sembrare quasi un mare , un mare di qualcosa di morbido su cui tuffarsi , ma io sono sopra ed aspetto solo …IL SOLE

Ossario del Pasubio

L’ossario, visibile anche da grande distanza, è preceduto da un vasto piazzale ove sono collocati vari pezzi d’artiglieria: si tratta di una pregevole costruzione di gusto razionalista, un vero e proprio “faro” alto 35 metri e costituito da due parti: l’ossario vero e proprio e il sacello.
Dal basamento della torre si accede all’ossario attraverso una porticina di ferro battuto: qui si trova una cripta centrale ove sono raccolti i resti di 70 soldati decorati al valore militare e ove è tumulata la salma del generale della Prima Armata Guglielmo Pecori Giraldi, deceduto nel 1941.
Attorno alla cripta centrale vi sono due stretti corridoi concentrici, disposti su due piani e contenenti i loculi in cui riposano i resti di circa 13.000 soldati, italiani e austriaci, noti e ignoti. Nel corridoio superiore i loculi sono rivestiti da una lastra di vetro istoriata con marmo che lascia intravedere le ossa dei caduti ignoti.
Nella parte posteriore della torre si trova il sacello, a cui si accede salendo una breve scalinata: nel piano inferiore della cappella si trovano un altare e una statua della Vergine: le pareti sono decorate da affreschi eseguiti dall’artista toscano Tito Chini (1898-1947) e da vetrate artistiche dell’Antica Fornace di Borgo San Lorenzo. Una targa ricorda che le opere sono state restaurate negli anni Novanta del secolo scorso con il determinante contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona, con il concorso dell’Amministrazione Provinciale di Vicenza e dell’associazione provinciale dei Bersaglieri.
Un’irta scala porta nella parte superiore della torre: sulle pareti si leggono i nomi di tante montagne teatro di sanguinosi scontri e s’apprezzano numerosi e pregevoli affreschi.

Da ricordare infine che la zona sacra del Colle di Bellavista, oltre a contenere la monumentale torre con l’ossario-sacello, ospita in un vicino edificio il Museo della Prima Armata, riallestito e quindi inaugurato nel 2005. Il museo è costituito da quattro sale e offre un percorso ricco ed articolato, con affascinanti ambientazioni e una sala multimediale. Oggetti e pannelli esplicativi “raccontano” gli avvenimenti, le persone, gli equipaggiamenti e le armi che hanno reso “quella” guerra la Grande Guerra: attenzione particolare è dedicata al fronte della Prima Armata e quindi al settore del Pasubio.

Ferrata del Rampin

Pubblicato da luke007 in 26 marzo 2017
Pubblicato in: itinerari attrezzati, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Ferrate. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata :  3h30 (2h per i piu veloci)

Dislivello totale : 1000 m    Classe : EEA Attrezzato

Quota massima raggiunta  :  1370 m

Descrizione

Per raggiungere questa via ferrata , si sale fino ad Arco (TN) e si prende la strada che porta a Pietramurata , sulla destra si trova un Bar il New Entry , li si può lasciare l’auto da li appena prima del bar ci sono le indicazioni per la via ferrata ovvero il sentiero 426 che porta a Passo Duson , che normalmente viene usata in discesa per rientrare dalla ferrata Che Guevara , consiglio di usare l’imbrago anche nella discesa ci sono passaggi non difficili ma complice la stanchezza e le foglie che possono coprire dei sassi o radici potrebbe essere molto pericolosa , la ferrata in salita non presenta difficoltà ed e composta da un sentiero di avvicinamento abbastanza lungo ed in parte boschivo , ma molto bello per poi culminare con il passaggio alla ferrata abbastanza corta . Non presenta panorami particolari come la Che Guevara ed e quindi di poco interesse alpinistico e geografico , ma fondamentale per accorciare i tempi di rientro .

RICORDO A TUTTI CHE SI TRATTA DI UN SENTIERO ATTREZZATO ED E OBBLIGATORIO L’USO DELL’IMBRAGO E DEL CASCHETTO . RICORDO INOLTRE CHE SAREBBE MEGLIO PERCORRERLO ASSIEME A PERSONE ESPERTE O PRATICHE DI SENTIERI ATTREZZATI

     

Valdagno – Baita Vecia – Val Del Boia

Pubblicato da luke007 in 23 marzo 2017
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Running. 2 commenti

Itinerario : Valdagno – Giani – Biceghi – Tomba – Baita vecia – Val del Boia

Tipo di terreno : asfaltato con poco traffico e diverso tratto sterrato circa 18 Km

Tempo di percorrenza dell’anello :  2h20 di corsa  

Dislivello totale :  920 m    

Quota massima raggiunta  :  922 m

Partenza da Valdagno si sale prima verso la Figigola , poi Figigola di sopra attraverso il boschetto si raggiunge la contrada Giani e scendendo nella valletta per poi risalire ai Rocchi , si prosegue sulla strada asfaltata fino ad incontrare un ripido bivio a sinistra che porta sua ai Biceghi , proseguendo all’interno della contrada si sale verso i Meceneri per poi sboccare sulla strada che dai Tomba porta a Castelvecchio , da li mantenendo la destra si arriva ad un bivio si mantiene la destra e si procede per contrada Munari , poi si sale la strada sterrata per qualche km fino ad ritrovare un po di discesa che porta alla Baita Vecia , ovvero quella bellissima Baita piena di fiori situata all’inizio della Val Del Boia e bivio per altri sentieri molto belli , come il Braggion a destra con le sue molteplici diramazioni appena si raggiunge la selletta con il Cavallaro , quello più dritto che porta alla Croce dei Castiglieri o del Castiglieron . Si scende a tutta per la fantastica val del Boia fino ad arrivare a Campotamaso per poi attraverso la strada asfaltata ritornare prima a Novale e poi Valdagno .

Ferrata Ernesto Che Guevara

Pubblicato da luke007 in 10 marzo 2017
Pubblicato in: itinerari attrezzati, itinerari trekking. Tag: Ferrate. 2 commenti

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata :  4h30 (2h30 per i veloci)

Dislivello totale : 1380 m    Classe : EEA Attrezzato

Quota massima raggiunta  :  1630 m

RICORDO CHE QUESTA FERRATA E MOLTO DURA SOTTO IL PROFILO FISICO , TRA SALITA E DISCESA RICHIEDE CIRCA 8 ORE ( PER I MENO PREPARATI ) , E RICORDO CHE SE IL RIENTRO VIENE FATTO DALLA FERRATA DEL RAMPIN L’ATTENZIONE VA MOLTIPLICATA PER IL FATTO DI ESSERE STANCHI . INOLTRE ESSENDO UNA VIA TOTALMENTE ESPOSTA AL SOLE E MEGLIO EVITARLO NEL PERIODO ESTIVO E PORTARE MOLTA ACQUA DA BERE

Descrizione

Per raggiungere questa via ferrata , si sale fino ad Arco (TN) e si prende la strada che porta a Pietramurata , sulla destra si trova un Bar il New Entry , li si può lasciare l’auto visto che la discesa solitamente verrebbe fatta dalla Ferrata del Rampin che arriva proprio nel posteggio , mentre per chi volesse discendere dal 427 l’auto la può sistemare nella zona industriale vicino la Cava , perche da li parte il sentiero della Ferrata Che Guevara.

La ferrata di per se non presenta particolari difficoltà tecniche sul suo tracciato , anzi devo dire che è abbastanza semplice , ma a livello di lunghezza e di difficoltà fisica e molto dura , mentre dal punto di vista panoramico , presenta del scenari che non si possono descrivere ne con le foto ne con le parole resta a voi , sopratutto a chi ha la possibilità di cimentarsi in una cosa così.

La discesa dal sentiero del Rampin ovvero la ferrata , risulta un po tecnica e occorre anche li l’imbrago , prestare molta attenzione nelle foglie che possono nascondere diverse insidie sopratutto il primo tratto boschivo ,poi superato il tratto attrezzato diventa un sentiero normale .

Nella parte sommitale prendendo la destra anzichè la sinistra si entra nel sentiero che scende fino alla cava attraverso il 427 , anche se lo stesso risulta essere molto più lungo.

RICORDO A TUTTI CHE SI TRATTA DI UN SENTIERO ATTREZZATO ED E OBBLIGATORIO L’USO DELL’IMBRAGO E DEL CASCHETTO . RICORDO INOLTRE CHE SAREBBE MEGLIO PERCORRERLO ASSIEME A PERSONE ESPERTE O PRATICHE DI SENTIERI ATTREZZATI

       

Trissino-Castelgomberto-Cereda-Roccolo Rossato

Pubblicato da luke007 in 20 febbraio 2017
Pubblicato in: itinerari Running. Tag: Running. Lascia un commento

20-2-17

Itinerario : Valdagno Trissino Castelgomberto Cereda Roccolo Rossato valdagno
Tipo di terreno : asfaltato ciclabile poi con poco traffico e diverso tratto sterrato il                                                          percorso e di 30 Km

Tempo di percorrenza dell’anello :  3h50 di corsa  

Dislivello totale :  870 m    

Quota massima raggiunta  :  724 m

Itinerario molto simile a Valdagno -Trissino- Castelgomberto-Cereda-Valdagno

Il percorso e abbastanza impegnativo per chi come me è abituato allo sterrato , si parte da Valdagno e seguendo la ciclabile fino a Trissino , arrivati sul ponte lo si traversa e si percorre un tratto in mezzo alle case fino ad arrivare alla pizzeria Jolly si traversa e si percorre la località campagna di Castelgomberto fino a passare per il centro ed imboccare la via che porta nella zona lungo la Poscola e poi in zona industriale , continuando per questa strada fino ad arrivare al bivio per Priabona , si prosegue dritto attraversando la strada e salendo verso Cereda , superato il primo gruppo di case si prosegue dritto verso il cimitero di Cereda situato poco sopra la collina . Arrivati in piazza a Cereda si prosegue a destra superando l’agriturismo dalla Gianna , giunti sulla Pizzeria sulla sinistra si nota una strada sterrata che prosegue ( il bivio e poco prima di arrivare alla Pizzeria Zangola ) si sale su questa stradina che passa davanti ad alcune case , per poi divenire sentiero e salire verso l’abitato dei Campi Piani di sopra , appena dopo l’abitato si tiene la sinistra e si sale sul monte Nudo e si prosegue fino ad arrivare ai Zattra e poi tenendo la sinistra proseguire per il sentiero fino ad arrivare al Roccolo Rossati e scendendo per la strada asfaltata proseguire fino a Muzzolon e poi fino al punto di partenza Valdagno .

Valdagno-Muzzolon-Massignani

Pubblicato da luke007 in 15 febbraio 2017
Pubblicato in: itinerari Running. Tag: Running. Lascia un commento

15-2-17

Itinerario : Valdagno Muzzolon Massignani
Tipo di terreno : asfaltato con poco traffico e qualche tratto sterrato

Tempo di percorrenza dell’anello :  1h10 di corsa  

Dislivello totale :  464 m    

Quota massima raggiunta  :  610 m

Si parte da Valdagno si sale la strada asfaltata che porta a Muzzolon e si prende sulla destra la strada per il Roccolo Rossato , giunti sulla contrada Crestani presso l’ex ppista di motocross Omo de la Roccia si prosegue a sinistra su una strada asfaltata e poi sterrata che collega la strada di Muzzolon con quella dei Massignani , dopo aver raggiunto la strada , si scende fino al bivio a destra per Contrada Barchetto , la si supera fino alla ultima casa e si prosegue su una carrabile che porta fino in contrada Lora , da li si segue la strada fino a Croce Milani per poi giunti su una sbarra scendere per la valle attraverso il sentiero Broiaculo ed entrare in ciclabile raggiungere il punto di partenza .

Articolo di Montagne 360°

Pubblicato da luke007 in 6 febbraio 2017
Pubblicato in: evento. 8 commenti

cai-1-2017

L’obiettivo del sito è far conoscere i sentieri del Pasubio, delle Piccole Dolomiti e delle colline che circondano Valdagno (VI), presso la cui Sezione è iscritto l’amministratore, Luciano Cailotto. Per ogni percorso è riportata un’accurata descrizione, oltre ai tempi di percorrenza, al dislivello e alla quota massima raggiunta, corredata da foto e cartografie. Davvero interessanti poi le varie sezioni del sito, dedicate alla flora, alla fauna, ai rifugi e ai sacrari della zona, senza dimenticare il comportamento da tenere dopo un’eventuale morso di vipera. «Questa pagina non ha la presunzione di essere una guida, vuole solo essere d’aiuto alle persone a cui piace nel tempo libero percorrere alcuni sentieri. Resta il fatto che questi ultimi devono essere affrontati con i materiali occorrenti per bruschi cambiamenti climatici e idonei per la propria sicurezza», scrive Luciano nella autopresentazione.

Mie Riflessioni

Coltivo da molti anni questa mia piccola grande passione , la montagna , ci passo parte del mio tempo libero , ha dato molto alla mia vita , questa signora mi ammalia nel suo grande spettacolo invernale con la sua neve candida e pura , con i suoi fiori ed i suo prati verdi della primavera , le sue rocce scottanti nel periodo estivo come del resto le pietre e il fantastico crepitio delle foglie del periodo autunnale , più volte i miei amici e conoscenti , anche lettori del mio piccolo lavoro mi hanno espresso la loro simpatia e i complimenti per questa opera di informazione gratuita , no profit , ed in qualche modo hanno contribuito che io continuassi in questo con la mia grande passione , a voi tutti dedico con orgoglio ed umiltà questa menzione nel giornale di Montagne 360° del CAI

Grazie a Tutti Luciano Cailotto ( Luke )

cai-2-1-2017

Forte Cornolò

Pubblicato da luke007 in 1 febbraio 2017
Pubblicato in: itinerari trekking, Storico. Tag: Forti. Lascia un commento

for-cor-2

Tempo di percorrenza del sentiero:  0h40 

Dislivello totale : 110 m        

Quota massima raggiunta  : 544 m

Ci sono due vie per salire al Cornolò , la prima quella ufficiale sale ad Arsiero e si prosegue la strada verso Posina , superata la galleria e scesi di quota lungo il rettilineo si incontra un bivio a destra che porta nella Val Rio Freddo , si prosegue dritto fino a superare la stretta gola del torrente Posina , si prosegue fino ad incontrare una mulattiera sulla destra abbastanza nascosta nella parte iniziale a causa delle reti paramassi che ne complicano la vista. Inoltre e presente i resti del corpo di guardia del Forte.

La seconda via per salire al forte Cornolò forse più semplice a livello di facilità e sicurezza e quella che arrivati al primo bivio che porta Rio freddo la si imbocca e poco più avanti si lascia l’auto vicino una cabina dell’Enel da li si sale il ripido bosco che porta ad un pianoro prima di vedere le rovine del forte.

Il forte ormai si presenta solo come un ammasso di rovine il sentiero e privo di segnalazione e bisogna avere un po di orientamento , e in basso sulla valle riofreddo si nota l’omonima contrada Cornolò

Cenni storici

Il Forte fu costruito in maniera innovativa e presentava un’opera di sbarramento nella valle , che con la batteria scoperta di monte Aralda che forniva una buona copertura di appoggio . Il forte presentava 4 moderne installazioni con pozzo e con la cupola leggera da 40mm in acciaio dotate di 4 cannoni da 75mm A  praticamente una struttura unica con due bastioni dotati di 4 mitragliatrici in casamatta a protezione delle mitragliatrici , era lungo circa 60 metri , il forte fu fatto saltare in aria durante la ritirata del 25 giugno 1916 .

1 maggio 1913: secondo quanto riferito da un confidente, a causa della sua sfavorevole posizione, questa opera dovrebbe essere abbandonata e ciò dovrebbe rispondere a realtà. Cornolò è un ottimo sbarramento stradale, le corazzature non sono ancora installate e dispongono di corazze antischeggia per pezzi da 120 mm, che possono agevolmente essere trasferite. L’edificio a due piani hai/ puntamento di tiro principale verso Castana, è lungo 45 m ed è situato appena a Sud Ovest de lpunto più elevato della dorsale sulla quale è piazzato. A Sud del Forte, sul lato Nord della strada per Arsiero e sulle pendici Sud del monte cui poggia, c’è una Caserma in muratura a due piani lunga 20 m ed alta 7,collegata con una poterna alla polveriera. A 500 m a destra ed a sinistra del Forte,collegate con strade, ci sono due postazioni d’artiglieria, ciascuna per 3 pezzi da120 mm e puntamento principale di tiro Castana e la Val di Rio Freddo. I 4 cannoni da 120 mm A assegnati a Cornolò si trovano presso la Caserma e vengono utilizzati per addestramento. 15 febbraio 1914: sebbene si confermi la presenza di cupole corazzate con tutti gli accessori, visualmente il fatto non può essere constatato. Si notano 5 punti uniformi scuri sul tetto, paragonabili più a scudi piani per casamatta. Una recentissima credibile informazione informa che si tratta di cannoni da 75 mm A su piattaforme a scomparsa, per cui fu anche spiegata la difficoltà di riconoscerle. Il Forte ha ora anche una linea di Fanteria sul fianco destro e la casupola ivi esistente è scomparsa. 15 maggio 1914: le numerose contraddizioni fra le singole notizie non consentono di ottenere un chiaro quadro dell’armamento e del tipo di corazzatura. Con prudenza viene anche assunta l’informazione che il Forte non sarebbe armato e che sarebbe usato soltanto come caserma. “

Fonte : Robert Striffler Da Forte Maso a Porta Manazzo

Ma ricostruire le vicende di questo forte in maniera reale risulta molto difficile varie vicende e situazioni storiche e possibili errori ne complicano le cose , sia per il suo abbandono di chi fosse la responsabilità e sopratutto la ricostruzione dei fatti sulla sua distruzione da parte degli austroungarici.

Per approfondire :

Forte Cornolò a difesa della Val Posina

di Leonardo Malatesta ,Pietro Macchione Editore 

for-cor-1 for-cor-3 for-cor-4 for-cor-5 for-cor-6 for-cor-7 for-cor-8 for-cor-9

 

Anello Montepiano Campomolon

Pubblicato da luke007 in 28 gennaio 2017
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Tonezza. Lascia un commento

Tempo di percorrenza dell’anello:  6h00

Dislivello totale : 1265 m        

Quota massima raggiunta  : 1853 m

Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000

Come Raggiungere

Dopo aver superato l’abitato di Arsiero si prosegue verso Lastebasse sulla strada che porta a Folgaria , poco dopo aver superato San Pietro di Valdastico e Casotto , si supera anche l’abitato di Sella si trova un bivio che sale sulla sinistra , mentre l’auto la si può lasciare sulla destra .

Descrizione

Questo Anello e composto dal sentiero 561 e 565 , poi per collegare i due sentieri si è costretti a scendere per la vecchia pista da sci delle Fratte , risulta facile il collegamento perche in ogni caso basta seguire la seggiovia abbandonata

Si sale sulla strada asfaltata che porta a Montepiano , una contrada molto bella che dispone anche di una piccola Chiesetta , anche se a quanto ho potuto vedere quasi tutte le case chiuse , da li su una strettoia parte il sentiero , molto bello anche se in parte boschivo ma con una visuale in autunno senza le foglie molto interessante , il sentiero sale abbastanza ripido , ma presenta dei tratti esposti molto belli dapprima sulla valle Loza , poi salendo sul crinale del monte propone una visione sia a destra che a sinistra per poi arrivare alla Chiesetta del Restele ed incrociare la strada che porta da Tonezza del Cimone ai Fiorentini e successivamente al Passo Sommo . Si prosegue la salita sulla stradina che porta al Passo della Vena , per poi proseguire con il sentiero poco di sotto al Passo , lo scenario panoramico è unico da cima Grappa , lo Spitz di Vezzena , il Cimone , il Portule , il becco di Filadonna , io consiglio la piccola variante che porta a Monte Melagnon dove essendoci solo mughi si rimane estasiati e completamente presi dalla vista panoramica , per poi mantenendo questa vista salire fino al Forte Campomolon , da li si vede uno scenario unico , sperando nel tempo , buona visione .

Arrivati sulla cima di Forte Campomolon dopo aver ammirato i resti del forte si scende lungo la pista delle Fratte che porta fino ad incrociare la strada che da Tonezza porta ai Fiorentini , da li ricompaiono i segnavia che portano a Ponte Posta attraverso il 565 , molto bello ed interessante , passa per i pascoli fino ad incrociare i Baiti Frangini , poi scendendo attraverso una carrareccia si passa per la Malga Costa , poi si entra in un boschetto , per poi incontrare nuovamente alcune baite di Boscoscuro ed infine si antra prima in un bosco poi si scende nella valle Rua fino ad arrivare in località Ponte Posta , questo anello molto bello permette di vedere un panorama molto bello ed unico sempre la giornata permettendo .

Piccole Riflessioni Personali

A parte alcune opere che offuscano questo anello , si possono ammirare le grosse antenne che io non ho voluto fotografare , per poi sul versante della val D’astico  scendere da quello che resta della seggiovia delle Fratte , un luogo in completo abbandono , hanno persino tolto il motore della seggiovia senza rimuovere i seggiolini che rimarranno sospesi per sempre insieme alle corde hai tralicci , ma del resto funzione così in italia , le cose si spremono fin che producono soldi poi e più facile abbandonarle , inquinando e mutando per sempre i luoghi dove passa l’uomo , per poi finire alla stazione di partenza con l’impianto di produzione neve mezzo smontato ed il residence in abbandono anche se credo sia abitato da chi ci sale nel periodo estivo .

561-3 561-8 561-12 561-14 561-24 561-29 561-37 561-39 an-camp-1 an-camp-2 an-camp-3 565-30 565-25 565-16 565-6 565-2 565-1

 

565 Contrà Posta – Strada Tonezza Fiorentini

Pubblicato da luke007 in 27 gennaio 2017
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Tonezza. 2 commenti

Tempo di percorrenza del sentiero:  2h45

Dislivello totale : 955 m        

Quota massima raggiunta  : 1405 m

Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000

Come raggiungere

Dopo aver superato l’abitato di Arsiero si prosegue verso Lastebasse sulla strada che porta a Folgaria , poco dopo aver superato San Pietro di Valdastico e Casotto , si supera anche l’abitato di Sella si trova un bivio che sale sulla sinistra che porta a Montepiano , poi si arriva il località Ponte Posta , li c’e un ampio posteggio , all’imbocco della Contrà si nota il segnavia che passa all’interno del paese .

Descrizione

Altro sentiero molto bello che sale dapprima nella valle Rua , per poi salire con discreta pendenza mentre poi uscendo dalla valle si addentra nel bosco e sale fino a Pizzo di Boscoscuro per passare poi sulle bellissime baite di Boscoscuro e incrociare il sentiero 567 nella zona di Malga Costa entrando così nei fantastici pascoli quasi pianeggianti di Baiti Frangini fino ad arrivare ad incrociare la strada che da Tonezza porta ai Fiorentini.

Da li si può scendere per diverse parti come il 561 prendendo la strada verso Tonezza , oppure per chi più preparato può anche proseguire attraversando la strada e salendo verso le sciovie (abbandonate ) delle località Fratte , da li volendo si può salire fino al Forte Campomolon attraverso la pista anche se il sentiero non è segnalato basta tenere la seggiovia a destra e tenerla come riferimento per individuare il sentiero , la discesa a questo punto si può fare sul 561 .

565-1 565-2 565-3 565-4 565-5 565-6 565-7 565-8 565-9 565-10 565-11 565-12 565-13 565-14 565-15 565-16 565-17 565-18 565-19 565-20 565-21 565-22 565-23 565-24 565-25 565-26 565-27 565-28 565-29 565-30

Navigazione articoli

← Voci più vecchie
Articoli più recenti →
  • cerca

  • Statistiche del Blog

    • 2.395.999 visite
  • Unisciti a 4.617 altri iscritti
  • Zone dei percorsi

    Alpi Feltrine Arsiero Asiago Bassano Week belluno Cadore Castiglieri dolomiti bellunesi dolomiti di sesto Eventi Ferrate Folgaria Fongara Forti Gruppo del Cristallo Gruppo Sengio Alto Lavarone Leggende Lessinia Le vie Normali Monte Baldo Monte Cengio Monte Civillina Monte Grappa Monte Novegno Monte Pasubio Monte Summano Pale di San Martino Piccole dolomiti Posina Recoaro terme Riva del Garda Running Tofane Tonezza ultratrail Val D'Astico val del mis Vallarsa valstagna Zoldo
  • Articoli recenti

    • Anello Col di lana – Dente Sief
    • 120 Malga Rove-Gazza ( sistemazione )
    • Monte Col di Lana – Le Battaglie
    • Galleria di vetta Corno Battisti
    • 105 Sentiero delle creste o Tricolore
    • Il Truciolo by MJ
    • 702 Passo Val di Roda – Rifugio Rosetta
    • Lago di Braies
    • 116 Cumerlotti – Prabubolo – Passo Buole
    • Rifugio Tre Scarperi – Rifugio Locatelli Innerkofler
  • calendario

    marzo: 2026
    L M M G V S D
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829
    3031  
    « Set    
  • Classifica Articoli e Pagine

    • Vajo Ristele
    • Le Marmarole Runde (completo)
    • Sentiero Busatte - Tempesta
    • Cima Rifugio Lagazuoi 2752m ( invernale )
    • 648 Sentiero delle Postazioni
    • Billeri primaticcio ( Cardamine hirsuta )
    • 461 Summano per costa La rancina
    • Obice Škoda 380 mm La Barbara
    • Cannone 149/23 Ghisa L'ippopotamo 
    • Rifugio Velo della Madonna
  • Meta

    • Crea account
    • Accedi
    • Flusso di pubblicazione
    • Feed dei commenti
    • WordPress.com
  • Itinerari trekking

    Itinerari trekking
Un sito WordPress.com.
Itinerari trekking
Un sito WordPress.com.
  • Abbonati Abbonato
    • Itinerari trekking
    • Unisciti ad altri 394 abbonati
    • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
    • Itinerari trekking
    • Abbonati Abbonato
    • Registrati
    • Accedi
    • Segnala questo contenuto
    • Visualizza sito nel Reader
    • Gestisci gli abbonamenti
    • Riduci la barra
 

Caricamento commenti...