Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

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1104 Val Marson – Rifugio Auronzo ( invernale ) EEA

Pubblicato da luke007 in 23 febbraio 2020
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari trekking, Storico. Tag: Cadore. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 4h00

Dislivello totale : 1150 m

Quota massima raggiunta : 2320 m

Cartografia : Lagiralpina  n°24 Dolomiti di Sesto 1:25000

Come raggiungere

Dopo aver superato l’abitato di Auronzo si prosegue per alcuni km raggiungendo così su una semicurva l’imbocco della Val Marzon , si sale per qualche kilometro con l’auto e raggiunto un piccolo slargo si lasci l’auto e si prosegue a piedi .

Descrizione

Il sentiero è per il primo tratto di circa un’ora su carrareccia asfaltata , con alcuni tratti di sentiero per accorciare il zig zag della strada , si arriva fino alla fine della strada in località Cason della Crosera, oltre al centro logistico, vero e proprio villaggio militare sorto nel giugno 1915, completo di infrastrutture e servizi per le truppe e gli ufficiali, è possibile visitare un piccolo cimitero di guerra, dominato da una croce in cemento con la scritta Pax, dove trovarono sepoltura soldati italiani, probabilmente tra i primi caduti sul fronte delle Tre Cime , e dove aveva sede un piccolo ospedale da campo , si prosegue salendo a sinistra , ricordandoci che in inverno non sempre si riescono a vedere i segnavia , rendendo così complicato l’itinerario e la sua percorrenza , e che ancora sofferente dopo quella tempesta Vaja che ne deformò il canalone detritico da li si prosegue la risalita uscendo finalmente dal bosco e dal canale , ammirrando la fantastica distesa di neve che sale fino al sentiero che porta a sinistra al Rifugio Auronzo ed a destra fino alla chiesetta degli Alpini e alla Malga Lavaredo . Tecnicamente il sentiero non è difficile ma le condizioni invernali ed il dissesto geologico lo rendono percorribili solo ad escursionisti esperti , con buona prestanza fisica e capacità di orientamento , si arriva sul Rifugio Auronzo , dove arriva anche la strada a Pedaggio ed il sentiero 101.

Cannone 203/45 A 1897 di Cason De Crosèra

“Allo scoppio del conflitto, come ben noto, molti pezzi di artiglieria di grosso calibro della difesa costiera furono destinati ai parchi d’assedio dei vari Corpi d’Armata.
Così a partire dal mese di giugno 1915 anche al IV C. d’ A. operante in Cadore furono inviati numerosi obici e mortai, “artiglierie ultrapotenti”, per battere le opere permanenti austriache. In particolare nell’alta Val d’Ansei, nella zona di Misurina e Tre Croci, furono posizionati dunque alcuni obici da 305/17, da 280 A e da 210 G, ma il più famoso è senz’altro il cannone piazzato a Cason de la Crosèra, le cui immagini fecero davvero il giro del mondo, comparendo su diversi giornali e riviste dell’epoca (ad es. “The National Geographic Magazine”, voi. XXXII, n.l, luglio 1917). In prossimità del villaggio militare fu infatti posizionato un grande cannone da 203/45 A 1897 su affusto a ruote De Stefano. Il calibro era di 203 mm, la canna aveva una lunghezza di 45 calibri, la bocca da fuoco pesava kg 21.000, il peso to­tale “in batteria”, comprensiva cioè di bocca da fuoco e affusto, era di Kg 42.810. Il pezzo poteva sparare ad una distanza minima di 3.400 metri e massima di 14.200 metri una granata semi-perforante in acciaio del peso di kg 114,600, caricata con kg 6,050 di trotyl, con spoletta posteriore a percussione F.K.S. 1909. Oppure, in alternativa, una granata perforante in acciaio del peso di kg 115.895, caricata con kg 4,590 di trotyl, spoletta posteriore a percussione F.K.S. 1915′, o ancora una granata in acciaio del peso di kg 116,230, caricata con kg 6,625 di trotyl, spoletta posteriore a percussione F.K.S. 911 o F.K.2S.911. i II cannone arrivò a Calalzo, via ferrovia, nel giugno del 1915 e, messo su speciali carrelli muniti di cingoli “Buonagente”, giunse in Val d’Ansei trainato dalle au­totrattrici del IV Parco di Tornede.
La piazzola per ospitarlo fu ricavata di fronte al villaggio militare di Cason de la Crosèra, presso il ponte che scavalca il Rio di Val Marzon. Una cinquantina di metri più indietro, sulla destra della strada, furono realizzati il piano di scarico, i depositi per le granate e le polveri, in casematte a prova di bomba, nonché una baracca per gli artiglieri. I resti di queste installazioni sono, almeno in parte, ancora oggi visibili.
Il 5 luglio il pezzo iniziò i primi tiri di aggiustamento contro le posizioni austria­che del M. Piana e del Rautkofel.”

Dal libro:
Tra fronte e retrovie. All’ombra delle Tre Cime. I servizi logistici nella Grande Guerra.
Walter Musizza, Giovanni De Donà, Giuseppe Teza
Edizioni DBS, 2014

Forte Monte Rite

Pubblicato da luke007 in 20 gennaio 2020
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Cadore. Lascia un commento

Dal passo Cibiana 1530 m, sia che si arrivi dalla Val di Zoldo o dalla valle di Cadore , si imbocca la strada militare a sinistra del rifugio Remauro. La salita non presenta difficoltà ne tecniche ne alpinistiche si tratta di una mulattiera che porta in cima al monte Rite dove sono presenti alcuni forti del periodo bellico. Il percorso può essere fatto sia d’estate che d’inverno.

Il Monte Rite, alto 2183 metri, ospita in vetta il Messner Mountain Museum Dolomites di Reinhold Messner. Il MMM Dolomites è stato inaugurato il 29 giugno 2002. Allestito in un forte della Grande Guerra e dedicato all’elemento “roccia”, il “museo nelle nuvole” narra la storia dell’esplorazione e dell’alpinismo dolomitico. Nella galleria trovano spazio, dalla collezione Reinhold Messner, quadri e opere rappresentanti le Dolomiti dal Romanticismo fino all’arte contemporanea. Il museo di Reinhold Messner apre sempre da giugno a settembre, con la collezione fissa e una mostra temporanea.

Il Monte Rite con il “museo nelle nuvole” si trova in Comune di Cibiana di Cadore (Belluno, Veneto), nelle Dolomiti, tra Pieve di Cadore e Cortina d’Ampezzo. Dalla cima del Monte Rite lo sguardo spazia su Pelmo, Civetta, Marmolada, Tofane, Sorapis, Antelao, Marmarole, Schiara, Agnèr, Cimon della Pala. Il comprensorio del Monte Rite interessa anche il comune di Valle di Cadore e il versante occidentale è compreso nella selvaggia valle di Zoldo. Si trova appena a nord del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (www.dolomitipark.it).

Cibiana è il “paese dei murales”, un vero museo all’aperto con le firme di grandi artisti del ‘900.

La vetta del Monte Rite è raggiungibile a piedi da Passo Cibiana (2 ore di cammino). D’estate è in funzione un servizio navetta a pagamento.

Cenni storici

Il forte Rite sorge a 2180 m e sovrasta l’abitato di Cibiana e la Venas , fu iniziato nel 1911 , furono previste 4 cupole girevoli ,

Sorge sulla sommità del monte da cui prende il nome a quota 2180 m, in posizione sovrastante l’abitato di Cibiana di Cadore e la zona di Venas. I lavori iniziarono nel 1911. Opera facente parte della Fortezza Cadore-Maè. Gia nel 1895, gli Austriaci studiavano le eventuali vie d’infiltrazione nel nostro territorio ed avevano individuato nel tratto Vodo e Venas un punto debole nel gruppo delle fortificazioni. Dopo studi approfonditi venne deciso il sito di Monte Rite (nei piani iniziali, era prevista l’installazione di ben sei cupole girevoli e non quattro). Comandavano l’opera il capitano Zimaglia ed il tenente Bombagli. Allo scoppio del conflitto, il forte non era ancora completato e come le altre fortezze, il 23 maggio 1915 venne dichiarato in stato di difesa ed il 25 in stato di resistenza. Il 20 luglio il forte sparava i primi colpi di prova. Il 17 novembre 1917 la popolazione di Venas e Cibiana riusciva ad asportare parte dei generi alimentari dai magazzini del forte. Prima di essere abbandonato, furono incendiati dei depositi e praticati altri sabotaggi. Furono abbandonati tre cannoni da 149G che furono poi trainati a Cibiana dagli Austriaci. Dopo la guerra fu la volta dei recuperanti. Tutte le parti in metallo e legno vennero asportate e rivendute, mentre gli oggetti della vita quotidiana che rimasero lassù, diventarono ambita preda per gli abitanti della zona e anni addietro per i collezionisti di militaria. Nel 1945 ha infine ospitato, in maniera sporadica, gruppi di partigiani che combattevano nelle zone limitrofe.  Il forte è anticipato dalla caserma, lunga 61,5 m e larga 6,30 m, compresa l’intercapedine, e con altezza media di 7,15 m, organizzata su due piani, con pianoterra (8 vani) adibito a magazzini, servizi igienici, cucina e mensa, e primo piano (10 vani) destinato a camerate ed uffici. Nella parte sinistra, sotto due stanze e il vano scale, erano state ricavate tre grandi vasche per la raccolta dell’acqua piovana (circa 110 mc). Sulla destra del prospiciente piazzale partiva la mulattiera che conduceva alla vetta vera e propria (quota batteria) e che proseguiva poi verso l’osservatorio d’artiglieria e la Croce di M. Rite. L’accesso al coperto alla batteria era assicurato da una galleria scavata nella roccia, con soffitto a volta e rivestimento di mattoni forati, lunga 52,6 m, larga 1,45 m e alta 2,70 m, che si concludeva con una gradinata di circa 20 m, conclusa la quale ci si trovava alla quota della batteria. Dallo stesso piazzale della caserma, sul fianco sinistro e a lato dell’ingresso alla suddetta galleria, proseguiva l’ultimo braccio della strada fino agli accessi principali, sia della polveriera, sia della batteria stessa. Tali accessi erano inseriti in una costruzione ad un piano, contornata da un’intercapedine di 60 cm, fornita di una copertura simile a quella della caserma e dotata di 4 ingressi: i due centrali conducevano ai laboratori di confezionamento cariche e conservazione cartocci, quello di sinistra alla polveriera e quello di destra al vano scale, per cui si accedeva alla batteria. La polveriera veniva raggiunta tramite una galleria scavata nella roccia, lunga 34,50 m, con andamento spezzato e rotazione complessiva di circa 80°, larga 1,3 m ed alta circa 2,5 m. Il vano scale invece (3,35 x 3,35 m) veniva raggiunto dall’altro corridoio, quello di destra, lungo 15,5 m e permetteva di superare con una serie di rampe un dislivello di circa 12 m, avendo al suo centro l’elevatore per le munizioni. La batteria consisteva in un blocco di calcestruzzo a forma di U rovesciata, superiormente lisciato, lungo 81 m largo 19,5 m alle estremità e 15 al centro, compreso il muro di intercapedine. Esso fu realizzato con muri perimetrali esterni in pietra bociardata e muratura interna in pietrame, intonacata a grezzo e fino. In tale struttura erano stati ricavati i 4 pozzi con rampe d’accesso di 9 gradini, collegati da un lungo corridoio d’intercomunicazione, lungo 78 m e largo 3. Lungo questo corridoio e tra i quattro pozzi erano dislocati ben 14 locali (2,40 x 2,97 m) adibiti a riservette, e una grande stanza destinata ad alloggio dei serventi. Uno di questi locali era adibito a sala compressore, ed ospitava quindi le apparecchiature necessarie al funzionamento dei dispositivi scacciafumo dei cannoni. All’estremità sinistra del corridoio d’intercomunicazione si staccava una galleria orientata verso nord-ovest, lunga 18 m che conduceva ad un pozzo adibito ad osservatorio e a posto di segnalazione ottica sotto cupola corazzata. Una teleferica arrivava fin sulla sommità del monte.

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Calendario 2020

Pubblicato da luke007 in 25 dicembre 2019
Pubblicato in: itinerari trekking. Lascia un commento

Anche quest’anno è disponibile il mio calendario , per chi lo desiderasse me lo può richiedere , oppure se lo può stampare .

Bassano Week l’Anello del Pelmo

Pubblicato da luke007 in 9 dicembre 2019
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Bassano Week, belluno, Cadore. Lascia un commento

Ecco a voi un nuovo itinerario molto bello ed interessante , ancora una volta ringrazio l’amico Giancarlo Andolfatto per proseguire con la pubblicazione dei miei itinerari , questo anello di 2 giorni gira sui piedi del Pelmo . Buon cammino

 

Caserma Milano Galleria Vittorio Emanuele III

Pubblicato da luke007 in 3 dicembre 2019
Pubblicato in: evento, itinerari trekking, Storico. Tag: Monte Grappa. Lascia un commento

«Arsiero, Asiago
e quanti altri ancora,
piccoli paesi di confine,
nei giorni dell’anteguerra,
Monte Grappa, Monte Corno
e molti altri ancora,
non è che contavate molto
nei giorni della dolce pace»

Ernest Hemingway

Descrivere a parole questo sacro Monte teatro di grandi battaglie non è facile , salire per capire il perche della sua grande importanza strategica e fondamentale , su questo luogo sacro all’Italia hanno perso ma vita migliaia di persone ognuno per un proprio ideale o convinzione , anche se salirete in auto visitate il piccolo museo e la galleria Vittorio Emanuele III anche se non tutta aperta potrete vedere l’imponente opera logistica fatta nel periodo bellico, il Monte Grappa per quanto lo si salga non si finirà mai di scoprire , saliteci con l’umiltà e la voglia di capire , di imparare , di ricordare …per non dimenticare e per far sapere , per chi su questo monte ha perso la vita a soli vent’anni.

ORARIO:DAL 1/5 AL 30/9:10-14.DAL 1/10 AL 15/5:10-12 E 13-16.
INGRESSO:GRATUITO
NOTE:PER L’ILLUMINAZIONE DELLA GALLERIA:SOLO SU RICHIESTA PREVENTIVA RIVOLTA AL CUSTODE OPPURE ALLA DIREZIONE PRESSO IL SACRARIO MILITARE DI ASIAGO,TEL.0424/463088

Cenni storici

Il monte Grappa e considerata zona sacra , la galleria del museo e sorvegliata dall’esercito , nel suo sacrario giacciono le spoglie di 22.910 soldati morti durante il primo conflitto mondiale
Ossario austroungarico con 10.295 morti di cui 295 identificati.
Ossario italiano con 12.615 morti di cui 2.283 identificati.
Tra i due ossari, c’è la cosiddetta via Eroica lunga 300 metri, con a lato i cippi recanti i nomi delle cime teatro di guerra.

LE TRE BATTAGLIE DEL GRAPPA – PREMESSA

L’avversa conclusione della dodicesima battaglia dell’Isonzo, con la rottura del nostro fronte a Caporetto ed il necessario ripiegamento dell’esercito italiano sul Piave portarono, nel novembre 1917, il Monte Grappa in prima linea a sbarramento del settore montano tra il Brenta e il Piave.
Le nostre truppe, dopo una drammatica ritirata, pervennero alla nuova linea logore e stremate. Il disastro venne evitato grazie alla forza d’animo ed all’esperienza del Comandante Supremo, Generale Luigi Cadorna, il quale, nella circostanza, seppe coordinare il ripiegamento.
E malgrado la stanchezza e le gravi condizioni logistiche e tattiche, i nostri soldati si prodigarono alacremente per costruire una nuova barriera difensiva atta ad arrestare definitivamente il nemico che imbaldanzito dai recenti successi, puntava alla totale distruzione dell’Esercito Italiano.
La conquista del Grappa, infatti, avrebbe consentito agli austo-ungarici di dilagare nella sottostante pianura veneta e colpire alle spalle il nostro schieramento sul Piave, dal Montello al mare.
Consci dell’importanza del loro compito – “Monte Grappa tu sei la mia Patria” diceva la loro canzone -, i soldati del Grappa, anche a costo dei più gravi sacrifici, nella prima e seconda battaglia difensiva contesero accanitamente ogni palmo di terreno all’irruenza nemica, sino a stroncarne ogni velleità offensiva e travolgerla per sempre con la terza battaglia dell’ottobre 1918.

LA BATTAGLIA DI ARRESTO

La prima battaglia difensiva – quella di arresto dell’avanzata nemica – si svolse in due fasi: dal 14 al 26 novembre e dall’11 al 21 dicembre 1917.
Preceduti da un attacco ch’era stato però contenuto sull’Altopiano di Asiago, gli austro – ungarici, dopo una massiccia e violenta preparazione di artiglieria, il 14 novembre attaccano in forze le nostre nuove linee avanzate, tra Cismon e Piave; la lotta diventa sempre più aspra e accanita ed il nemico fa ricorso a tutti i mezzi di distruzione in suo possesso: dalle granate di grosso calibro, ai lancia fiamme, ai gas asfissianti. Aggredisce da est e da ovest il massiccio del Grappa e ne sgretola le difese avanzate a costo di gravissime perdite.
Dal 16 novembre vengono via via coinvolti il M. Tomatico, il M. Roncone e il Prasolan; poi, dal 20 novembre, le quote ed i costoni che convergono a raggiera su Cima Grappa: Col Caprile, M. Pertica, M. Fontanasecca, Col della Beretta, M. Salarolo, M. Spinoncia e M. Tomba. Località tutte di cui si leggerà poi il nome inciso sulle steli che fiancheggiano la Via Eroica del Sacrario. Per più volte il nemico viene respinto, ma ripete gli attacchi accanitamente, con forze sempre maggiori.
Il 26 novembre, con un violento combattimento, la brigata “Aosta”, reparti del 94° fanteria e del battaglione alpino “Val Brenta” ricacciano da Col Beretta al divisione austro – ungarica “Edelweiss” ed ha termine la prima fase della battaglia di arresto. Essa è stata la più dura e la più importante perché venne sostenuta dai nostri soldati quando non era stata ancora superata la terribile crisi della ritirata.
Nonostante l’accanimento degli attacchi, condotti con netta superiorità di forze, il nemico venne fermato dal disperato eroismo dei nostri soldati. Sul Grappa, come sul Piave, il sodato italiano compì prodigi di valore, superiori ad ogni aspettativa e riuscì a bloccare tutti i tenacissimi sforzi austriaci per mettere fuori combattimento l’Italia.
Fu solo dopo questa dura prova che, riacquistata la fiducia nelle nostre reali capacità, le truppe Alleate affluite in Italia, il 5 dicembre entrarono in linea da Monfenera a Nervesa con il XXXI C.A. francese ed il XIV C.A. britannico. Riordinate le sue forze, l’11 dicembre il nemico riprende con rinnovato vigore l’offensiva. Riappaiono ancora nel vivo della lotta Col della Beretta, Col dell’Orso, M. Spinoncia, Col Caprile, M. Asolone.
Nonostante la nostra strenua resistenza, il nemico riesce a strapparci il Valderoa e l’Asolone, giungendo ad affacciarsi sulla piana di Bassano. Ma gli ulteriori attacchi sono ovunque respinti ed il 21 dicembre il nemico desiste da ogni ulteriore tentativo.
La battaglia d’arresto è così vinta.

LA BATTAGLIA DIFENSIVA

Durante la stasi invernale, la nostra organizzazione difensiva venne rafforzata con lavori in roccia, trinceramenti, postazioni e reticolati, in previsione di altri e più massicci attacchi.
La nostra sistemazione sul Grappa era assai difficile perché eravamo ormai ridotti alle ultime propaggini montane verso la pianura, tanto che il Gen. Conrad definì la nostra condizione: “quella di un naufrago aggrappato ad una tavola di salvataggio, per cui sarebbe bastato mozzargli le dita per vederlo annegare”.
Ma doveva fare i conti con la tenacia e il valore dei nostri soldati.
Venne aperta nella viva roccia, al di sotto della cima del massiccio, la famosa galleria Vittorio Emanuele III.
L’opera – vero capolavoro d’ingegneria militare – fu dotata di formidabili postazioni di artiglieria in caverna e di sbocchi offensivi per i contrattacchi.
Il piano nemico prevedeva di sferrare con una armata – la 11a – l’attacco principale dagli Altopiani e dal Grappa per giungere, attraverso la piana di Vicenza, alle spalle delle nostre difese sul Piave che la 5 e 6 Armata austro – ungarica avrebbero attaccato frontalmente.
La grande battaglia, dall’Astico al mare, che prese poi il nome di Battaglia del Solstizio, si accese nella notte del 15 giugno 1918. Fu improvvisa ma non inattesa dal nostro Comando Supremo che, avuto sentore delle intenzioni del nemico, riuscì a far scatenare un potente tiro di contropreparazione quasi contemporaneamente a quello di preparazione delle artiglierie nemiche, riducendone sensibilmente gli effetti distruttivi. Sul Grappa, nell’attacco che ne seguì, gli austriaci, protetti da una fitta nebbia, riuscirono ad irrompere nelle nostre prime linee del IX C. A. e raggiungere Col del Moins e Col Moschin, spingendo pattuglie fino al Ponte San Lorenzo.
Anche al centro, nel settore del VI C.A., il nemico attacca direttamente Cima Grappa da più direzioni; a destra, nel settore del XVIII Corpo, dopo ripetuti attacchi e contrattacchi, riesce ad affermarsi sulla linea Solarolo – Valderoa.
Ma la sua irruenza viene subito bloccata e nella giornata successiva, il 16 giugno, i nostri irresistibili contrattacchi riescono a ricacciare il nemico da quasi tutte le posizioni conquistate.
Sul basamento della colonna romana collocata a Ponte San Lorenzo, la nostra vittoriosa reazione è ricordata dall’epigrafe: “Qui giunse il nemico e fu respinto per sempre il 15 giugno 1918”.
Il Comando Supremo, nel citare all’ordine del giorno l’eroico comportamento dell’Armata del Grappa, così dice nel bollettino di guerra del 18 giugno: “ciascun sodato, difendendo il Grappa, sentì che ogni palmo del monte era sacro alla Patria”.
Le 640 medaglie al valor militare concesse per quella battaglia, di cui 486 a sodati, ne sono la luminosa dimostrazione. La vittoriosa conclusione della battaglia difensiva ebbe un effetto determinante per l’esito della dura guerra contro l’Impero austro – ungarico.

LA BATTAGLIA OFFENSIVA

Il compito affidato all’Armata del Grappa era quello d’irrompere nel solco feltrino per facilitare l’azione dei rottura delle Armate 8 e 10 dal Piave verso Vittorio Veneto.
All’alba del 24 ottobre 1918 venne accesa – questa volta per nostra iniziativa – la terza battaglia del Grappa. La battaglia, preceduta dal violento tiro di preparazione della nostra artiglieria, si sviluppa sull’Asolone, Cima Pertica, Osteria del Forcelletto, Prassolan e Valderoa, dove d’impeto vennero raggiunti importanti successi, nonostante la tenace difesa ed i ripetuti contrattacchi mossi dal nemico il 27 e 28 ottobre, contro il Pertica ed il Valderoa.
Il 29 ottobre la 4 Armata, in concomitanza della grande battaglia offensiva del Piave, balza in avanti in tutti i settori, irrompe come una valanga sul nemico e ne travolge ogni residua resistenza.
Alle ore 15 del 3 novembre (ora dell’armistizio) l’Armata raggiunge la linea Borgo in Val Sugana – Fiera di Primiero in Val Cismon.
La battaglia è vinta! L’Armata del Grappa ha ben assolto il compito che la Patria aveva ad essa affidato

Fonte http://www.montegrappa.org/home_page_ita/home_page_ita.php

Sacrario del Monte Grappa

 

monte grappa

Bassano Week Rifugio Lancia a Malga Borcola

Pubblicato da luke007 in 26 novembre 2019
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. Tag: Bassano Week, Eventi. Lascia un commento

16-11-19

Proseguiamo con la seconda parte del percorso da compiere in due giorni , dopo aver salito fino al rifugio Lancia dal Passo della Borcola , transitando per quella che fu la prima linea austroungarica , dopo aver pernottato al rifugio Lancia si parte la mattina salendo sul monte Testo e poi si sale il col Santo per rientrare all’ora di pranzo sul Rifugio Lancia , per poi scendere l’impegnativa Val Gulva , zona molto provata dalla tempesta vaja , in alternativa si può scendere dal 148 Passo Lucco . Un ringraziamento al mio amico Giancarlo Andolfatto .Buon Cammino

Bassano Week Malga Borcola al Rifugio Lancia

Pubblicato da luke007 in 26 novembre 2019
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Bassano Week, Eventi. Lascia un commento

10-11-2019

Un nuovo articolo del mio amico Giancarlo Andolfatto su una via poco conosciuta per salire al rifugio Lancia dal Passo della Borcola , da compiere in tutta calma in due giorni , per poter ammirare e gustare il fantastico itinerario che sale verso Malga Costa . Per quanto riguarderà il rientro attendete il prossimo articolo . Buon Cammino

Giulio Nicetto AMM

Pubblicato da luke007 in 2 ottobre 2019
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Eventi. Lascia un commento

Giulio Nicetto Accompagnatore Media Montagna Collegio Guide Alpine Veneto

Realizzazione di una vita
Dal 2018 esercito la professione di guida, valorizzando gli ambiti storici, naturalistici e geologici del territorio in cui vivo e dei luoghi a cui sono legato.
Casa mia non sono più le 4 pareti dove dormo ma è il mondo: un mondo diverso, un mondo bellissimo che amo e rispetto.
Sperando di poter vivere solo di questa mia passione propongo escursioni , trekking e tantissime altre attività outdoor. Dalle più semplici a quelle un pò più impegnative.
Parola d’ordine: calma, relax e divertimento Guida full time

A far data dal 14 novembre 2018 ho deciso di dedicarmi a questa bellissima professione come unico lavoro.
Ho quindi lasciato la realtà aziendale che occupavo da quasi 10 anni per intraprendere il lavoro di guida a tempo pieno.
Non una decisione facile ma sentita: un seme che dapprima è germogliato e poi sbocciato in questo “cambio vita“.
Ora mi dedico con ancora più dedizione a far scoprire la montagna e le sue particolarità a tutte quelle persone che si affidano a me per passare una bella giornata spensierata in totale sicurezza.

La montagna non è fatta solo di rocce e sentieri.

Le vere esperienze uniche sono quelle che ti pongono

a contatto con la natura “senza filtri”.

Bellezza, originalità e profondo contatto con la natura

 

La montagna può essere vissuta in molti modi.

Sta a te scegliere quello che più ti piace.

Lasceremo tutto alle spalle per godere appieno della natura.

CONTATTI :

Facebook : https://www.facebook.com/giulionicettoescursioni/

SIto : http://www.giulionicetto.it/

Cellulare : 3402216433

Mail : info@giulionicetto.it

Pec : giulio.nicetto@pec.it

Il disastro di Marcesina

Pubblicato da luke007 in 28 settembre 2019
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. Tag: Asiago. Lascia un commento

Tempesta Vaia 29 ottobre 2018

29 ottobre 2018 imperversa il maltempo sull’altopiano , la tempesta Vaia con le sue raffiche di vento a circa 170 km/h e piogge torrenziali , sul Passo Vezzena una strage di alberi ha bloccato la strada principale dove alcune auto sono rimaste bloccate, i Vigili del Fuoco hanno impiegato più di 10 ore per riuscire a sbloccare le auto e permettere ai proprietari di riprendersele . La piana di Marcesina ne esce devastata , nemmeno la guerra aveva distrutto cosi tanto.

Marcesina , questo luogo magico , un pezzo di terra fatto di pascoli , circondato da boschi di abeti giovani , un posto pieno di storia , il sentiero dei cippi lo attraversa nella sua lunghezza a partire dall’Anepoz cippo numero 1 che riporta gli stemmi dell’imperatrice d’Austria e del doge di Venezia , affacciato sulle strapiombanti pareti della Valsugana . Descrivere quello che e accaduto su questo luogo e difficile , molti ettari di bosco sono stati abbattuti , la furia del vento ha sradicato gli alberi come fossero fiammiferi incastrandoli come grossi pezzi di quel famoso gioco conosciuto come Shangai , lo spettacolo e raccapricciante , alberi abbattuti dovunque. Ora passato quasi un anno da questa immane tragedia che ha portato via pezzi di quel polmone , ci rimane vuoto e desolazione , sulla strada che percorre la piana nella sua lunghezza ci sono cataste di alberi pronti per essere trasportati per essere rilavorati ,recuperati ed usati in qualche modo perche non marciscano sotto le intemperie , e non si ammalino infettando anche gli altri alberi vivi. Numerose macchine che macinano i resti delle piante sminuzzandole a piccoli pezzi che poi lasciati sul campo provvederanno a concimare il terreno

Tanto c’e ancora da fare e l’inverno e alle porte , ci vorranno anni per poter sistemare questa devastazione frutto dei cambiamenti climatici .

Per approfondimenti : http://www.iluoghidirigonistern.it/ 

Anello Malga Borcola – Rifugio Lancia- Val Gulva

Pubblicato da luke007 in 20 agosto 2019
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari trekking. Tag: Monte Pasubio. 10 commenti

Questo anello molto tecnico, non è alla portata di tutti richiede un impegno non indifferente , ma permette una visione panoramica del Pasubio unica , con continui cambi di visuale e prospettiva . Questo anello e suddiviso in due giorni per dare all’escursionista il tempo di comprendere e apprezzare la grandezza di questo luogo sacro . Luciano

1° Tappa colore Rosso : Passo della Borcola – Malga Costa – Sogli Bianchi – Selletta del Groviglio – Selletta Roite – Bocchetta delle corde – Rifugio Lancia 

Sentieri usati : 147 , 147A , 120 , 105 , 102

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Superato l’abitato di Arsiero e raggiunto quello di Posina si sale fino al Passo della Borcola , raggiunto il Passo sulla sinistra si imbocca il sentiero che nelle prima parte sale sul bosco di conifere e faggi , per poi uscire nella parte più alta nel tratto prativo vicino ai Ruderi di malga Costa , il sentiero 147 prosegue a destra , ma noi imboccheremo quello a sinistra che sale sui Sogli Bianchi e sul crinale dove si trova la prima linea austroungarica , continuando poi su quel crinale fortificato fino ad arrivare alla selletta del Groviglio , nella zona delle Sette croci mentre la linea prosegue fino al Dente Austriaco . Si sale sulla destra attraverso il 120 passando su un pianoro situato sopra dove e posizionata la centrale elettrica austroungarica ben nascosta , si sale ancora attraverso un piccolo sentiero di arroccamento ormai in disuso che si ricongiunge al 105 (che passa sotto il sentiero di arroccamento originale ) sulla selletta dei Roite e poi attraversa sul versante opposto fino a raggiungere bocchetta delle corde , entrando cosi sull’Alpe delle Pozze e attraverso il 102 si arriva al rifugio Lancia . Questo itinerario e molto bello poco difficile ma un po scomodo per chi viene da lontano , nella parte alta sulla prima linea si notano i trinceramenti e postazioni di tiro con cemento armato e si sale sulla dorsale piena di manufatti del periodo bellico , i cambiamenti di visuale e di panorami rendono questo itinerario unico e fantastico salendo poi sulla selletta del roite ci si sposta sul versante opposto , dove si vedono in lontananza i roccioni della lora , i Sogi , il monte corno Battisti ed una visione totale dell’alpe di Cosmagnon con le due malghe , per poi raggiungere la bocchetta delle corde , con uno sguardo alla vastità della val di Foxi. per poi attravero un boschetto di larici raggiungere il rifugio Lancia e godersi il meritato riposo , uno sguardo al tramonto salendo verso l’alpe Alba per completare questa giornata .

2° Tappa colore Arancio : Rifugio Lancia – Monte Testo – Stol dell’Acqua – Col Santino – Sella dei Colsanti – Rifugio Lancia – Sella delle Pozze – Sorgente – Val Gulva – Malga Borcola

Sentieri usati : 102A , 102B , 105 , 120 , 131A – 131 – 120 – 133 – 147 – 148 

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Dopo una bella colazione al rifugio Lancia si imbocca il 102A che sale sul monte Testo , che al vedere sembra non ci sia niente di eccezionale , è invece un caposaldo molto importante , con molte postazioni in caverna a sorvegliare la val Foxi e la sommità dei denti , dopo aver visitato i numerosi cunicoli , si scende dal 102A fino a imboccare il 102B in mezzo ad un boschetto che condurrà al pianoro di bocchetta delle corde , si scende dal 105 fino a raggiungere la mulattiera che sale a sella delle pozze , contrassegnata dal 120 , giunti ad un certo punto al Stol dell’acqua si nota il bivio che sale sul Col santino 131A molto bello che sale con leggera e costante pendenza fino a superare le roccette e raggiungere la cima , si discende poi fino alla sella dei Col santi e attraverso il 131 ridiscendere al Rifugio Lancia , dove si può gustare un buon pasto per poi ripartire attraverso la mulattiera 120 fino a selle delle Pozze ed imboccare il 133 della Val Zuccaria , entrando poi nel 147 salendo leggermente per poi ridiscendere alla località sorgente , dove si prenderà l’avvallamento davanti entrando così nella selvaggia Val Gulva , molto ostica , dopo la tempesta Vaja , che richiede molta attenzione e prudenza ma che va a completare questo bellissimo anello , molto ben segnalata , si scende fino a raggiungere la Malga Gulva , da li dopo avere imboccato il 148 che da Passo Lucco sale fino a Malga Borcola , in un fantastico sentiero con ponticelli e steccati in legno , raggiunta la Malga non resta altro che prendere l’auto per rientrare , chiudendo questo bellissimo ed impegnativo anello che permette di esplorare nuove zone e selvagge valli .

ATTENZIONE CHE LA VAL GULVA , NON E UNA COSA QUALSIASI E UNA VALLE MOLTO SELVAGGIA E COLPITA IN PARTE DALLA TEMPESTA VAIA , ANCHE SE IL PROBLEMA E SOPRATUTTO NELLA STRADINA FORESTALE E IN ALCUNI ALBERI ABBATTUTI LUNGO LA DISCESA. RIMANE COMUNQUE PRATICABILE.

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