Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h00 Fino al Monte Cengio : 2h45
Dislivello totale : 345-1000 m
Quota massima raggiunta : 720-1354 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Questo sentiero e una variante di collegamento tra i sentieri 651 e 647 , ed e molto utile in quanto serve per rientrare nella Monastero della Resurrezione (Piccola famiglia della resurrezione) nel caso venisse usato con il 651 per salire , 647 per scendere e 647A per tornare a dove inizia il sentiero , mentre per quanto riguarda il 647 che documenterò in seguito si sale da Casale situato più verso la fine del paese di Cogollo del Cengio , il sentiero e molto bello e vario da percorrere sopratutto nella val Cengiotta , li presenta anche una corda di acciaio più che altro per evitare di scivolare , ma si tratta di un sentiero che non presenta passaggi tecnici anche se un pò impegnativo fisicamente , poi essendo un sentiero di raccordo si deve prendere il 647 per salire sul Monte Cengio , a circa metà percorso presenta anche il collegamento con il 648 sentiero delle postazioni ( che andrò a documentere quanto prima) che si va a collegare con il 651 , e chiaro che questo sentiero e un collegamento molto importante per la percorribilità degli altri .
MASSIMA ATTENZIONE NEL PERCORRERLO DOPO GIORNATE DI PIOGGIA , IL TERRENO RISULTA MOLTO SCIVOLOSO E INSIDIOSO
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h30
Dislivello totale : 1000 m
Quota massima raggiunta : 1354 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Eccoci a documentare un’altro sentiero molto interessante e teatro di battaglia molto cruenta e sanguinosa. Le foto sono poco significative dei luoghi e delle condizioni critiche , si raccomanda l’uso della torcia e vi invito a percorrere in ogni sua postazione e galleria allo scopo di portare a casa qualcosa nel cuore , pensando a tutti le persone che hanno perso la vita su questo Monte.
Come Raggiungere
Dopo aver superato l’abitato di Cogollo del Cengio si procede verso l’antico monastero dell’Olmo , di Mosson , poco sopra il monastero si può lasciare l’auto.
Descrizione
Il sentiero parte poco sopra a Cogollo del Cengio , o meglio nell’antico Monastero della resurrezione (Piccola famiglia della resurrezione che non sarebbe altro quel campanile che si vede andando verso Arsiero dalla statale) , appena superato il segnavia del sentiero , si trova più avanti un piccolo posteggio per l’auto , si scende un pò a piedi fino al cartello , il sentiero ha una certa lunghezza il tempo segnalato e di circa 3h 30 per arrivare fino alla croce del Cengio , si sale molto sul crinale e in canaloni ampi non presenta difficoltà tecniche , ma si deve valutare molto la preparazione fisica , per la discesa vi consiglio il 647 e il 647A che arriva proprio dove parte il 651 , una ulteriore raccomandazione va fatta , SAREBBE OPPORTUNO NON SALIRE DOPO UN LUNGO PERIODO DI PIOGGIA , LE GALLERIE POTREBBERO ESSERE PIENE D’ACQUA E IL SENTIERO DI RITORNO POTREBBE ESSERE MOLTO SCIVOLOSO
Io mentre salgo in questi luoghi in cui tanto sangue è stato versato , voglio ricordare che ” in guerra non ci sono ne vinti ne vincitori , ci sono solo morti e feriti ” e come riportato sulla croce sopra il dente austriaco ” nemici in terra Fratelli in Cristo ” un doveroso omaggio a tutti quelli che non sono tornati , non importa da quale parte essi abbiano combattuto.
La Battaglia del Monte Cengio
Da circa 10000 uomini pervenuti sul Cengio riuscirono a salvarsene poco più di 1000 , alla sera del 3 giugno il monte Cengio era in mano austriaca , ma le perdite furono alte anche per gli imperiali e il sacrificio della brigata Granatieri di Sardegna era riuscito a fermare per sempre la discesa in pianura dei fanti dell’imperatore , con i granatieri combatterono i fanti della brigata Catanzaro , Novara , Pescara e Modena. Al termine della strafexpedition , gli austriaci si ritirarono dai territori occupati e il 24 giugno 1916 , le truppe italiane ripresero possesso del Monte Cengio , e i comandi italiani disposero delle opere difensive articolate su tre linee:
La Linea di massima resistenza : formata da tanti piccoli posti di sorveglianza , in posizione avanzata per controllare la risalita dai sentieri provenienti dal fondo valle
La Linea di resistenza ad oltranza la più importante era costituita da un sistema di postazioni collegate da un’unica larga trincea e da fortini costruiti sulle quote dove i granatieri avevano combattuto
La Linea di difesa Marginale che non fu mai ultimata , doveva servire a fermare eventuali attacchi se le altre due linee non avessero tenuto
Il settore del Monte Cengio , per la sua importanza e per la posizione , era compreso nella linea ad oltranza e a sua volta contava i capisaldi difensivi delle quote 1363 , 1312 , 1351 , 1356 , e 1332 questi rilievi si alzano dominanti la Val D’Astico . Per collegare tutte queste quote difensive fu costruita una mulattiera denominata poi ” la Granatiera ” in onore della Brigata Granatieri di Sardegna
La granatiera Sulla parte rovescia di quota 1363 , inizia la mulattiera di arroccamento che collega lo stesso caposaldo con la quota 1351 e che permeteva il controllo della Val Cengiotta e della Val d’Astico . La mulattiera non era visibili dai austroungarici permetteva quindi un trasferimento celere e sicuro delle truppe da un settore all’altro pronte per intervenire in caso di attacco austriaco.A tale scopo era provvista di cinque gallerie adatte a contenere le truppe in caso di bombardamento , infine furono previste alcune scale per facilitare dalle quali accedere alle trincee superiori. Questa zona strapiombante fu dato il nome di Granatiera a ricordo della Brigata Granatieri di Sardegna che su queste alture difese le sorti dell’italia . Il tratto di sentiero principale a 1312 comprende la galleria principale, lunga 187 metri e un serbatoio d’acqua contenente 130 metri cubi
Salto del Granatiere Quota 1351
Questa quota anche se non è la più alta era la più importante tatticamente dagli austriaci per sferrare l’attacco al monte Cengio. Ai suoi piedi i granatieri stesero la loro linea principale e nelle sue viscere il comando del monte Cengio . Nonostante i bombardamenti dell’artiglieria austriaca su aspramente contesa nell’attacco finale tanto che si merito il titolo di “salto dei granatieri” a ricordo della sua disperata difesa . Scrisse il generale Pennella , comandante brigata Granatieri di Sardegna ” si narrava già di aver veduto rotolare per le rocce strapiombanti sull’astico nel furore dell’ardente lotta , grovigli umani di austriaci e granatieri”
Galleria Comando La galleria comando erano anche situati i pezzi da 149mm che ostacolavano l’avanzata austriaca lungo la Val D’Astico e per questa efficace azione gli austriaci furono costretti a cercare di conquistare il Monte Cengio . Durante la battaglia del giugno 1916 gli stessi furono portati all’aperto sul piazzale davanti alla galleria comando contrastarono solo per poco tempo gli attacchi austriaci e poi finirono le munizioni
ZONA SACRA Dei 6000 granatieri giunto il 22 di maggio del 1916 la notte del 4 giugno si ripararono sul monte Pàu circa 1300 superstiti , quando questi eroi sfileranno sulle strade di Marostica la popolazione rimase incredula aspettandosi un’altra colonna , non ci fu una seconda colonna i restanti rimasero tra i feriti morti e prigionieri , lassu sulle balze del Monte cengio e fra Trasche conca e Cesuna . Le perdite dei Granatieri di Sardegna furono enormi dai reggimenti di Fanteria 211°, 212°, 154°, 142°, e 144° oltre ai militari e le armi fra il 29 maggio e 3 giugno furono ufficiali morti 51 , feriti 112 , dispersi 77; soldati morti 1098 , feriti 2482 , dispersi 6444 .Per un totale di 10264 uomini .
“Si deve alla fede , al patriottismo ed alla tenacia dei Granatieri e delle popolazioni vicentine se il ricordo degli eroi del Cengio è stato a noi tramandato sulla terra che fu teatro di una delle più sanguinose battaglie della fronte tridentina”
IL 27 DI GIUGNO 1967 IL MONTE CENGIO E STATO DICHIARATO ZONA SACRA
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h40
Dislivello totale : 1220 m
Quota massima raggiunta : 1659 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Il sentiero parte da Lago una frazione di Velo d’astico , davanti la chiesa a sinistra c’è una strada che porta a Lago , a destra c’e un grande posteggio , mentre il sentiero si trova sulla sinistra , e un sentiero che richiede un certo impegno fisico in quanto arriva sul monte Priaforà a quota 1620 metri , e molto bello e quasi tutto boschivo , tranne l’ultimo tratto su roccioni prima di arrivare in vetta , per quanto riguarda la discesa si può fare da dversi sentieri , tenendo conto della fatica già accumulata , ricordo che il CAI riporta 3h 40 la salita in vetta.
Ricordo inoltre che il Priaforà ha molto da dire come postazioni della prima guerra mondiale , portate la lampada frontale per poter visitare i cunicoli situati alla base dello stesso , scendendo per circa 15 minuti fino a trovare la mulattiera che porta dentro il sistema di caverne
Cenni storici
Il monte Priaforà fu un grosso punto di riferimento per la grande visuale verso la valle di Arsiero , dapprima conquistato dai Battaglioni Kaiserjaeger. Il 29 Maggio, preceduti da forte bombardamento d’artiglieria, gli Austriaci (Battaglioni Kaiserjaeger) riprendono furiosi attacchi contro i ripidi versanti della dorsale montuosa. Il 30 Maggio 1916 la linea italiana viene intaccata con la perdita del Priaforà, propaggine Nord del Novegno. Ultimo giorno di Maggio: la linea italiana, difesa nella zona del Novegno dalla 35a Divisione e dalla 9a Div. più a Est, corre dalla cresta di questo per scendere fino a passo Campedello e risalire al trincerone di Monte Giove, di fronte al Priaforà. Da qui la linea corre sulla sommità dei Colletti di Velo per entrare in Val d’Astico davanti al paese di Velo d’Astico, abbandonato. Quindi la linea prosegue per il fondo valle fino alla frazione Seghe di Velo e, passato l’Astico al ponte di Schiri, risale le pendici di Monte Cengio. Gli attacchi austroungarici riprendono i primi di Giugno soprattutto contro Monte Giove e i Colletti di Velo, ma il forte sbarramento di artiglieria italiano, specie delle batterie piazzate sul Monte Summano, impediscono seri vantaggi per il nemico. Il 12 Giugno un formidabile schieramento di artiglieria posto soprattutto sull’altopiano di Tonezza, apre la strada all’attacco delle fanterie austriache contro il trincerone di Monte Giove. La linea italiana sembra cadere, ma un provvidenziale sbarramento di artiglieria costringe gli austriaci a riparare nelle proprie trincee.
LE ULTIME DUE FOTO SONO DELL’ENTRATE E LA MAPPA DEL SISTEMA DI CUNICOLI SITUATI SOTTO IL PRIAFORA’
Si tratta di un percorso molto interessante sia d’inverno che d’estate , ma principalmente d’inverno , è ideale per un primo approccio con le ciaspole (racchette da neve) non presenta grosse asperità ed il problema più grosso e dato dalla quantità di neve presente,si arriva in macchina fino al rifugio Obante,dove la strada non viene sgomberata dalla neve , eventualmente si può anche mettere la macchina ai Zalica , vicino al bar, nella prima curva si trova il sentiero che sale a sinistra (quello tratteggiato), mentre se si mette la macchina alla vasca dopo l’Obante si prosegue a sinistra della vasca. Il sentiero e molto ben segnalato e porta attraverso bivi e saliscendi fino al Rifugio Cesare Battisti (Gazza), se poi si prosegue a sinistra del rifugio si può notare un sentiero che prosegue verso Recoaro Mille attraverso il 120-121(località sciistica) e verso il centro fondo Le montagnole , fatta la parte diciamo senza pendenze circa 40 minuti si arriva a Malga Rove dove si trova a sinistra il sentiero che ritorna verso la vasca dell’Obante e la località Zalica (quello tratteggiato), molto belle sono le cascate che si incontrano nel tragitto e che alimentano la vasca costruita per il recupero acqua per la produzione di energia elettrica
La variante 440 della cima alta e una delle parti più importanti delle fortificazioni del Novegno fa parte del sentiero di raccordo 440 che passando per il bivio cima alta e quello di passo vaccaresse porta sul forte Rivon , può essere percorsa come parte integrante del sentiero 400 Anello del Novegno , percorrendo dal posteggio alto cioè quello che arriva fino in busa del Novegno , l’anello verso destra si arriva al bivio con il 455 Passo Campedello , da li si sale un centinaio di metri e si nota il cartello Cima Alta, sotto il profilo storico e molto bello , presenta trincee e postazioni in perfette condizioni.
E RACCOMANDATA LA TORCIA PER POTER ENTRARE IN TUTTI I CUNICOLI
Cenni storici
Cima Alta (m 1692) è una delle quote maggiormente fortificate dell’intero massiccio del Novegno. Lungo questo primo tratto di percorso si possono visitare alcune interessanti costruzioni: una trincea semicircolare che ancora oggi conserva tutte le caratteristiche costruttive e logistiche e più in alto,dopo due tornanti della mulattiera, l’ingresso di un’ampia caverna. Sotto la vetta di Cima Alta, un piccolo pianoro, una galleria, resti di baraccamenti e una lunga trincea che aggira la cima.
Seguendo il crinale di vetta si incontrano delle interessanti costruzioni circolari: sono i famosi nidi di mitragliatrici antiaeree. Nel panorama circostante si possono vedere in primo piano il monte Priaforà e il monte Giove, luoghi dove più cruento fu il tentativo di sfondamento durante la Strafexpedition e che giocarono un ruolo strategico fondamentale nelle condotte della battaglia. Quasi tutte queste opere furono fortificate successivamente al ritiro delle truppe austroungariche oltre la Val Posina, con l’intento di costruire un sistema pressoché imprendibile nel timore, tutt’altro che infondato, di un ripetersi del grave rischio corso con l’avanzata del maggio-giugno 1916. L’offensiva austroungarica scatenata il 15 maggio 1916 con il largo impiego di artiglierie sul fronte monte Maggio , Toraro e Campomolon, dopo bombardamento impose il graduale arretramento italiano sulla destra del Posina. Nelle spasmodiche giornate del 12 e 13 giugno durante il massimo sforzo imperiale nel tentativo di sfondamento, Cima Alta fu sede logistica del Comando di Settore.
Questo itinerario molto bello sotto il profilo storico , risulta molto entusiasmante con pareti rocciose a picco e varie postazioni in condizioni molto particolari e tutte in perfette condizioni di mantenimento , il sentiero si può prendere sia da Passo Campedello che da Passo Vaccaresse , nel suo punto sommitale presenta un’alloggiamento osservatorio verso la valle di Arsiero . Il sentiero 440 può anche essere usato come variante alta del 400 in quanto si ricongiunge con lo stesso prima della salita al Forte Rivon e risulta essere molto più panoramico. Parte dall’arrivo del 455 dal passo campedello e va ad uscire al bivio con il 400 che sale sul monte Rione
E RACCOMANDATO L’USO DELLA TORCIA NELLE TRINCEE SOTTERANEE
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30
Dislivello totale : 883 m
Quota massima raggiunta : 1226 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Arrivati al centro di Arsiero si mette l’auto in piazza del municipio vicino alla Chiesa , attenzione non metterla nel posteggio a disco orario , poi si prosegue a piedi e si sale verso la caserma dei carabinieri , cioè la strada proprio davanti alla chiesa che sale verso Posina , si prosegue fino a superare il centro abitato e si traversa la strada che porta a Posina Laghi , li inizia il sentiero vero e proprio , e molto bello e non presente difficoltà a parte la pendenza visto che si sale a 1220 metri partendo da circa 370 metri , si snoda a zig zag per il bosco , le condizioni del sentiero sono molto buone e mantenute in perfette condizioni dai volontari del CAI di Thiene , arrivati ad un cerco punto ci sono diversi punti di raccordo dipendenti dalla meta che si vuole avere , a mio avviso e meglio salire fino al bivio con Cima Neutra e poi salire fino al Monte Cimone distante dalla fine della galleria di cima Neutra una ventina di minuti , normalmente e un sentiero che io pratico al ritorno , mentre per salire uso il 544 passando così per il monte Cavioio. Si ricorda inoltre che sul Monte Cimone si può salire anche in auto prendendo la strada di Tonezza
Queste sono le possibili alternative proposte in questo sentiero:
-Salire parte del 542 fino al bivio poi prendere il 542b che ti porta fino al Monte Cavioio e poi sale per Cima Neutra e poi Monte Cimone
-Salire il 542 fino al bivio poi prendere per Cima Neutra fino a poi uscendo dai cunicoli salire sul Monte Cimone
-Salire direttamente al Monte Cimone superando lateralmente la Cima Neutra
RICORDO CHE SAREBBE OPPORTUNO PORTARE UNA LAMPADA FRONTALE O TORCIA ELETTRICA PER PASSARE I CUNICOLI DI CIMA NEUTRA
Cenni storici Quota Neutra
Questo massiccio torrione di roccia chiamato Quotoa Neutra perche era rimasto isolato dopo che i Rainer salisburghesi avevano conquistato il Cimone . Nella primavera del 17 fu collegato alle posizioni italiane situate sul Cavioio Tramite il grande camminamento laterale situato ad ovest . Oltre all’ingresso , la galleria e diritta e pianeggiante per un breve tratto , ma poi diventa tortuosa e molto ripida , sale con gradini alti e stretti quasi fino alla sommità del torrione . Ha una decina di diramazione secondarie che portano nel complesso sistema sotteraneo composto da ricoveri , una vasca per il recupero dell’acqua , 6 osservatori , due postazioni per cannoni calibro 65 , otto mitragliatrici distribuite su vari piani.
Cenni storici Mina del Cimone
La mina del 23 settembre 1916 ufficiale austriaco Max Hoen scrisse: Con l’orologio nella mano tutti attendevano l’istante fatale scelto dal destino “avrà successo il brillamento della mina ?Si potrà riconquistare la cima del Cimone?”. Queste erano le domande che si potevano leggere su tutte le facce.Finalmente il pulsante del meccanismo elettrico di accensione venne premuto. Due enormi detonazioni una successiva all’altra , un rimbombo simile a un tuono come se grossi chicchi di tempesta fossero caduti sopra una lamiera.Blocchi del peso di centinaia di quintali volarono fin dietro la posizione principale provocando enormi danni.La trincea di collegamento era in gran parte distrutta o in parte ricoperta di blocchi di roccia.Gli uomini usciti di corsa dalle caverne cercarono invano la cima del cimone, al suo posto sembrava sbadigliare un cratere di 50 metri di diametro e 22 metri di profondità.I dolorosi lamenti della guarnigione nemica seppellita sotto i massi erano udibili anche da lontano
La vetta del monte Cimone fu profondamente modificata da una grande mina scavata dalle truppe austroungariche. Alle ore 5.45 del 23 settembre 1916, furono fatti brillare 14.200 kg di sostanze esplosive, seppellendo l’intera brigata di fanteria Sele lì dislocata. I resti di 1.210 caduti (tutti ignoti) furono recuperati nel primo dopoguerra e ricomposti in un ossari
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 5h00
Dislivello totale : 1509 m
Quota massima raggiunta : 1775 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Arrivati in auto a Romano d’ezzelino si prende verso Semonzo e poi si seguono le indicazioni per l’antica abbazia di Santa Felicità La Valle Santa Felicita è una delle valli più importanti del Massiccio del Grappa. Profonda e selvaggia, Valle Santa Felicita sbocca tra Romano d’Ezzelino e Semonzo a quota 200 metri , dal punto di vista escursionistico, è molto bella , presenta numerose palestre di roccia e da li si sale nella valle mantenendosi sulla destra per circa 1 km , si trova un bivio che ti porta verso il bosco con una salita di discreta pendenza , prima su bosco poi prato fino ad arrivare a Campocroce , poi si imbocca attraverso un pascolo fino a salire verso malga si risale di nuovo nel bosco , per poi percorrere il resto nei pascoli verdi per poi salire sul sacrario del monte grappa.
Attenzione il sentiero e molto bello e facile da percorrere ma vi ricordo che da Valle Santa Felicita arrivare al sacrario sono 13 km , perciò dovete tener conto che dovrete ritornare , quindi calcolate bene i tempi , ma soprattutto la vostra condizione fisica.
Cenni storici
Il monte Grappa e considerata zona sacra , la galleria del museo e sorvegliata dall’esercito , nel suo sacrario giacciono le spoglie di 22.910 soldati morti durante il primo conflitto mondiale Ossario austroungarico con 10.295 morti di cui 295 identificati. Ossario italiano con 12.615 morti di cui 2.283 identificati. Tra i due ossari, c’è la cosiddetta via Eroica lunga 300 metri, con a lato i cippi recanti i nomi delle cime teatro di guerra.
LE TRE BATTAGLIE DEL GRAPPA – PREMESSA
L’avversa conclusione della dodicesima battaglia dell’Isonzo, con la rottura del nostro fronte a Caporetto ed il necessario ripiegamento dell’esercito italiano sul Piave portarono, nel novembre 1917, il Monte Grappa in prima linea a sbarramento del settore montano tra il Brenta e il Piave. Le nostre truppe, dopo una drammatica ritirata, pervennero alla nuova linea logore e stremate. Il disastro venne evitato grazie alla forza d’animo ed all’esperienza del Comandante Supremo, Generale Luigi Cadorna, il quale, nella circostanza, seppe coordinare il ripiegamento. E malgrado la stanchezza e le gravi condizioni logistiche e tattiche, i nostri soldati si prodigarono alacremente per costruire una nuova barriera difensiva atta ad arrestare definitivamente il nemico che imbaldanzito dai recenti successi, puntava alla totale distruzione dell’Esercito Italiano. La conquista del Grappa, infatti, avrebbe consentito agli austo-ungarici di dilagare nella sottostante pianura veneta e colpire alle spalle il nostro schieramento sul Piave, dal Montello al mare. Consci dell’importanza del loro compito – “Monte Grappa tu sei la mia Patria” diceva la loro canzone -, i soldati del Grappa, anche a costo dei più gravi sacrifici, nella prima e seconda battaglia difensiva contesero accanitamente ogni palmo di terreno all’irruenza nemica, sino a stroncarne ogni velleità offensiva e travolgerla per sempre con la terza battaglia dell’ottobre 1918.
LA BATTAGLIA DI ARRESTO
La prima battaglia difensiva – quella di arresto dell’avanzata nemica – si svolse in due fasi: dal 14 al 26 novembre e dall’11 al 21 dicembre 1917. Preceduti da un attacco ch’era stato però contenuto sull’Altopiano di Asiago, gli austro – ungarici, dopo una massiccia e violenta preparazione di artiglieria, il 14 novembre attaccano in forze le nostre nuove linee avanzate, tra Cismon e Piave; la lotta diventa sempre più aspra e accanita ed il nemico fa ricorso a tutti i mezzi di distruzione in suo possesso: dalle granate di grosso calibro, ai lancia fiamme, ai gas asfissianti. Aggredisce da est e da ovest il massiccio del Grappa e ne sgretola le difese avanzate a costo di gravissime perdite. Dal 16 novembre vengono via via coinvolti il M. Tomatico, il M. Roncone e il Prasolan; poi, dal 20 novembre, le quote ed i costoni che convergono a raggiera su Cima Grappa: Col Caprile, M. Pertica, M. Fontanasecca, Col della Beretta, M. Salarolo, M. Spinoncia e M. Tomba. Località tutte di cui si leggerà poi il nome inciso sulle steli che fiancheggiano la Via Eroica del Sacrario. Per più volte il nemico viene respinto, ma ripete gli attacchi accanitamente, con forze sempre maggiori. Il 26 novembre, con un violento combattimento, la brigata “Aosta”, reparti del 94° fanteria e del battaglione alpino “Val Brenta” ricacciano da Col Beretta al divisione austro – ungarica “Edelweiss” ed ha termine la prima fase della battaglia di arresto. Essa è stata la più dura e la più importante perché venne sostenuta dai nostri soldati quando non era stata ancora superata la terribile crisi della ritirata. Nonostante l’accanimento degli attacchi, condotti con netta superiorità di forze, il nemico venne fermato dal disperato eroismo dei nostri soldati. Sul Grappa, come sul Piave, il sodato italiano compì prodigi di valore, superiori ad ogni aspettativa e riuscì a bloccare tutti i tenacissimi sforzi austriaci per mettere fuori combattimento l’Italia. Fu solo dopo questa dura prova che, riacquistata la fiducia nelle nostre reali capacità, le truppe Alleate affluite in Italia, il 5 dicembre entrarono in linea da Monfenera a Nervesa con il XXXI C.A. francese ed il XIV C.A. britannico. Riordinate le sue forze, l’11 dicembre il nemico riprende con rinnovato vigore l’offensiva. Riappaiono ancora nel vivo della lotta Col della Beretta, Col dell’Orso, M. Spinoncia, Col Caprile, M. Asolone. Nonostante la nostra strenua resistenza, il nemico riesce a strapparci il Valderoa e l’Asolone, giungendo ad affacciarsi sulla piana di Bassano. Ma gli ulteriori attacchi sono ovunque respinti ed il 21 dicembre il nemico desiste da ogni ulteriore tentativo. La battaglia d’arresto è così vinta.
LA BATTAGLIA DIFENSIVA
Durante la stasi invernale, la nostra organizzazione difensiva venne rafforzata con lavori in roccia, trinceramenti, postazioni e reticolati, in previsione di altri e più massicci attacchi. La nostra sistemazione sul Grappa era assai difficile perché eravamo ormai ridotti alle ultime propaggini montane verso la pianura, tanto che il Gen. Conrad definì la nostra condizione: “quella di un naufrago aggrappato ad una tavola di salvataggio, per cui sarebbe bastato mozzargli le dita per vederlo annegare”. Ma doveva fare i conti con la tenacia e il valore dei nostri soldati. Venne aperta nella viva roccia, al di sotto della cima del massiccio, la famosa galleria Vittorio Emanuele III. L’opera – vero capolavoro d’ingegneria militare – fu dotata di formidabili postazioni di artiglieria in caverna e di sbocchi offensivi per i contrattacchi. Il piano nemico prevedeva di sferrare con una armata – la 11a – l’attacco principale dagli Altopiani e dal Grappa per giungere, attraverso la piana di Vicenza, alle spalle delle nostre difese sul Piave che la 5 e 6 Armata austro – ungarica avrebbero attaccato frontalmente. La grande battaglia, dall’Astico al mare, che prese poi il nome di Battaglia del Solstizio, si accese nella notte del 15 giugno 1918. Fu improvvisa ma non inattesa dal nostro Comando Supremo che, avuto sentore delle intenzioni del nemico, riuscì a far scatenare un potente tiro di contropreparazione quasi contemporaneamente a quello di preparazione delle artiglierie nemiche, riducendone sensibilmente gli effetti distruttivi. Sul Grappa, nell’attacco che ne seguì, gli austriaci, protetti da una fitta nebbia, riuscirono ad irrompere nelle nostre prime linee del IX C. A. e raggiungere Col del Moins e Col Moschin, spingendo pattuglie fino al Ponte San Lorenzo. Anche al centro, nel settore del VI C.A., il nemico attacca direttamente Cima Grappa da più direzioni; a destra, nel settore del XVIII Corpo, dopo ripetuti attacchi e contrattacchi, riesce ad affermarsi sulla linea Solarolo – Valderoa. Ma la sua irruenza viene subito bloccata e nella giornata successiva, il 16 giugno, i nostri irresistibili contrattacchi riescono a ricacciare il nemico da quasi tutte le posizioni conquistate. Sul basamento della colonna romana collocata a Ponte San Lorenzo, la nostra vittoriosa reazione è ricordata dall’epigrafe: “Qui giunse il nemico e fu respinto per sempre il 15 giugno 1918”. Il Comando Supremo, nel citare all’ordine del giorno l’eroico comportamento dell’Armata del Grappa, così dice nel bollettino di guerra del 18 giugno: “ciascun sodato, difendendo il Grappa, sentì che ogni palmo del monte era sacro alla Patria”. Le 640 medaglie al valor militare concesse per quella battaglia, di cui 486 a sodati, ne sono la luminosa dimostrazione. La vittoriosa conclusione della battaglia difensiva ebbe un effetto determinante per l’esito della dura guerra contro l’Impero austro – ungarico.
LA BATTAGLIA OFFENSIVA
Il compito affidato all’Armata del Grappa era quello d’irrompere nel solco feltrino per facilitare l’azione dei rottura delle Armate 8 e 10 dal Piave verso Vittorio Veneto. All’alba del 24 ottobre 1918 venne accesa – questa volta per nostra iniziativa – la terza battaglia del Grappa. La battaglia, preceduta dal violento tiro di preparazione della nostra artiglieria, si sviluppa sull’Asolone, Cima Pertica, Osteria del Forcelletto, Prassolan e Valderoa, dove d’impeto vennero raggiunti importanti successi, nonostante la tenace difesa ed i ripetuti contrattacchi mossi dal nemico il 27 e 28 ottobre, contro il Pertica ed il Valderoa. Il 29 ottobre la 4 Armata, in concomitanza della grande battaglia offensiva del Piave, balza in avanti in tutti i settori, irrompe come una valanga sul nemico e ne travolge ogni residua resistenza. Alle ore 15 del 3 novembre (ora dell’armistizio) l’Armata raggiunge la linea Borgo in Val Sugana – Fiera di Primiero in Val Cismon. La battaglia è vinta! L’Armata del Grappa ha ben assolto il compito che la Patria aveva ad essa affidato
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h00
Dislivello totale : 300 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1800 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Il sentiero 211 “Ezio Ferrari ” porta alla cima del Gramolon ,per imboccarlo si percorre il sentiero 202 che porta dal Passo Ristele verso Montefalcone ; non sarebbe altro che la continuazione della Via ferrata del Gramolon , se non che ha la possibilità di essere affrontato sia nella via ferrata che in un sentiero comune privo di difficoltà . La parte ferrata della via richiede una domestichezza molto buona con le vie attrezzate e sopratutto una buona forza fisica per tirarsi sui tiranti di acciaio , la via non è molto lunga ma e abbastanza dritta come parete .
Per quanto riguarda il sentiero e accessibile a tutti e presenta una discesa dal lato opposto che va a rientrare nel 202 e poi nel 121 del ristele , se si sale dal rifugio Cesare Battisti , mentre se si sale dal Rifugio Bertagnoli si passa per il passo della Scaggina attraverso il 221 Sentiero Bertagnoli P.sso della Scaggina .
E ovvio che per salire ed imboccare questo sentiero si deve :
-Dal Rifugio Bertagnoli salire il 221 fino al passo della Scaggina , poi proseguire a destra sul 202 fino a trovare il bivio del 211
-Dal Passo Ristele si prende il 202 verso sinistra e si prosegue fino al Passo della Scaggina e poi al bivio con il 211
In tutti e due i casi la discesa viene fatta dalla parte opposta dove il sentiero 211 si ritorna al sentiero 202
RICORDO A TUTTI CHE SI TRATTA DI UN SENTIERO ATTREZZATO ED E OBBLIGATORIO L’USO DELL’IMBRAGO E DEL CASCHETTO .
RICORDO CHE COMUNQUE LA PARTE FERRATA DI QUESTO SENTIERO E AGGIRABILE A DESTRA.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h00
Dislivello totale : 400 m
Quota massima raggiunta : 1900 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
L’itinerario n.111 è solo un sentiero di raccordo, ma risulta molto utile in caso di mal tempo oppure affaticamento fisico, in quanto va ad accorciare il percorso evitando il Passo Tre Croci 1716 m, raggirandolo direttamente. Lo si imbocca circa 5 minuti prima salendo il n n.110 verso il Passo Tre croci, a quota 1650 m. Il percorso è molto impervio e detritico, poco adatto a persone che hanno un livello di preparazione solamente escursionistica. La pendenza è ragguardevole, vista la lunghezza dello stesso, sale dapprima ripido per poi leggermente spianare, fino a raggiungere, un imbuto che si nota già da quota 1906 m, dove sulla destra arriva il n.113 dell’Omo e la Dona. Fino a poi raggiungere la Porta di Campobrun, entrando così nel n.182 che a destra porta al Rifugio Scalorbi quota 1767 m.
Ritorno
Essendo un sentiero di raccordo, viene utilizzato percorrendo il n.113, il n.110, anziché utilizzare il n.182. Resta comunque un itinerario abbastanza complesso sia in salita che in discesa, per la tipologia di terreno, principalmente ghiaioni detritici.