Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h15
Dislivello totale : 740 m
Quota massima raggiunta : 1460 m
Per imboccare questo sentiero molto bello , quasi tutto boschivo che porta in una zona di guerra molto importante di Passo Buole , si deve scendere la Vallarsa verso Rovereto appena superato l ‘abitato di Anghebeni si prende per Sant’Anna e si sale sull’altra parte della valle , poi si procede a sinistra verso Riva di Vallarsa , arrivati li si mette la macchina nel posteggio del cimitero e si nota il segnavia che sale verso i Cuneghi per poi entrare nel bosco , il sentiero non presenta difficoltà tecniche e fisiche.
Questo sentiero se usato come ho fatto io con il 118 che sale a malga Zugna da località Matassoni , diventa anche quasi un ‘anello peccato che gli ultimi 3-4 km si facciano sulla strada asfaltata che collega Riva di Vallarsa a Matassoni
Cenni storici
Il generale Austriaco Conrad Von Hotzendorf voleva ottenere una grande vittoria sull’ Italia. Ora finalmente aveva la possibilità di scatenare una grande offensiva, con lo scopo di mettere in ginocchio l’esercito italiano, attaccare il trentino tra la Val Lagarina e la Valsugana, scendere fino alla pianura veneta, tra Schio e Thiene, puntando quindi su Padova e Mestre. Il dilagare dell’esercito austriaco in quell’area avrebbe preso alle spalle i 4/5 di tutto l’esercito italiano che si trovava schierato sul fronte: carsico, isontino, carnico e dolomitico.
La “strafexpedition”, spedizione punitiva, ebbe inizio il 15 maggio 1916, dopo mesi di preparazione e di ammassamento di truppe e materiali. A dire il vero, Conrad voleva anche altri aiuti dai tedeschi che furono rifiutati, anche se la Germania riuscì comunque a supportare l’alleato, mandando proprie truppe a sostituire quelle di Francesco Giuseppe operanti in Russia, che poterono così essere dirottate sul fronte italiano.
Nei primi giorni l’attacco prese subito un bel via e l’esercito Italiano arretrò. Il 19 furono persi Col Santo, Monte Spil e Testo. Dal Testo e dallo Spil si accede alla mulattiera del Boale Zocchi che scende ad Anghebeni; attraverso tale mulattiera gli austriaci potevano aggirare e attaccare alle spalle i difensori del Werk Pozzacchio . Per evitare l’aggiramento le truppe qui dislocate arretrarono su Chiesa, e Zendri. A questo punto per aprirsi la via verso la Vallarsa gli austriaci attaccarono il “Trincerone” ma con pessimi risultati per la presenza di una batteria ben piazzata. L’altra alternativa era il Passo Buole che il 22 fu investito da un pesantissimo bombardamento e il giorno successivo iniziò il primo dei numerosi assalti. Ci furono nei giorni seguenti attacchi violentissimi, tutti respinti per l’accanimento dei difensori, aiutati da una conformazione del terreno favorevole: un ristretto spazio di manovra che rendeva meno pesanti gli effetti della sproporzione di forze tra attaccanti e difensori. Per questo la battaglia è ricordata col nome di “Termopili d’Italia”, per sottolineare il parallelo con la battaglia del 480 a.C., quando nella stretta gola delle Termopili, in Grecia, re Leonida con 300 spartani fermò, per diversi giorni, l’armata persiana di Serse, dando il tempo al resto dei greci di organizzare delle difese adeguate. L’unica differenza tra questo episodio della storia antica e Passo Buole, è che qui, i nemici, non furono rallentati ma fermati. I sogni della spedizione punitiva furono infranti e l’Italia non fu piegata.