Dopo essere saliti da Schio dalla zona di Poleo e passati per Santa caterina superato l’albergo San Marco si giunge il località Cerbaro , mentre se si sale da Santorso passando prendendo la strada per San Ulderico si può salire nella stessa località. Giunti a Cerbaro si mette l’auto nell’ampio posteggio e si procede verso il campeggio a sinistra passato l’agriturismo si nota la carrareccia che porta a Passo Campedello e monte Priaforà come per il sentiero 435 Il sentiero presenta qualche salita di media pendenza ma e molto bello e interessante, sopratutto nel periodo estivo e primaverile (anche se risulta molto percorribile anche nel periodo invernale vista la sua scarsa pericolosità) . Lo si potrebbe risalire anche dalla carrabile ma si va ad allungare il percorso mentre ci sono diverse scorciatoie ben segnalate , nel periodo invernale se con poca neve/ghiaccio e meglio evitarlo in discesa in quanto potrebbe risultare insidioso per il ghiaccio nascosto sotto le foglie Di solito io lo utilizzo per scendere , mentre per salire percorro il 435 , comunque come panorami e difficoltà sono tutti e due molto simili, anche se il 435 e molto più sentiero che mulattiera.
La contrada di Borga, un gruppo di poche case a 750 metri sul livello del mare, sorge sulla strada che dalla frazione di San Quirico di Valdagno porta a Recoaro Mille, circa 2km prima della frazione di Fongara.
Prima di arrivare alla contrada Borga salendo verso Recoaro Mille , in una curva si notano due piccoli posteggi distanti da loro circa 150 metri , l’auto si può mettere in uno di questi , tra i due posteggi si nota una stradina che scende nel torrente , arrivati sul canale del torrente si prosegue a destra salendo sul fianco sinistro del torrente dove si inizierà a vedere dei punti rossi sulle piante che stanno ad indicare il percorso per salire sulla croce , la croce e stata abbattuta nel periodo della guerra per lo scopo di impedire al nemico dei avere dei punti di riferimento , durante lo scavo per la sistemazione della nuova croce e stato ritrovato il pezzo di castagno risalente alla prima croce piantata nel 1901 , un plauso a tutti quelli che hanno collaborato a questa opera di ricostruzione , ovvero al gruppo della croce di Fongara .
Il sentiero e molto bello presenta anche due passaggi con una corda , più che altro per non scivolare visto il tipo di terreno , non presenta difficoltà tecniche da renderlo difficile e la visuale nella sua sommità vale qualsiasi sforzo .Il sentiero tratteggiato e quello del cavalaro che io chiudo con l’anello nel ritorno
Ho ritenuto d’obbligo aggiungere un piccolo cenno storico per il grave fatto di sangue successo alla Borga , ritengo opportuno che dalla storia si debba sempre imparare per non commettere gli stessi errori , abbiamo il dovere di sapere , in onore a quelle vite spezzate in maniera così barbara , verso la fine della pagina troverete i fatti
Cenni storici riguardanti l’eccidio della Borga
La mattina dell’11 giugno 1944 – era domenica – quattro soldati tedeschi di stanza a Valdagno, approfittando della libera uscita, avevano programmato un’escursione sui monti sopra Recoaro Terme. Il gruppo era formato da un sottufficiale, due graduati e un militare che facevano parte del “Reparto cacciatori del mare Brandeburgo”, la formazione segreta degli incursori tedeschi che aveva sede a Valdagno, perché utilizzava la locale piscina coperta per esercitarsi nelle immersioni. Questo reparto era composto da militari senza scrupoli e in particolare da SS degradate per i loro comportamenti, alcune condannate addirittura a morte, a cui era concessa una specie di prova d’appello: per riabilitarsi dovevano partecipare a missioni particolarmente pericolose, come quella di combattere con gli incursori della marina.Due di questi quattro tedeschi erano appunto delle SS degradate.Essi si spostarono da Valdagno a Recoaro probabilmente in treno. Da qui a piedi salirono per il sentiero a fianco del Monte Spitz fino alla piana di Pizzegoro, che oggi corrisponde alla cosiddetta “busa” di Recoaro Mille. Da qui cominciarono la discesa direttamente verso Valdagno.Passarono quindi per Fongara che attraversarono cantando.La gente che ritornava dalla messa li vide scendere verso la contrada Borga. Erano passate le 11.Gli abitanti di Borga si stavano riunendo nelle loro case per il pranzo. Alcuni giovani renitenti erano usciti dai loro nascondigli posti vicino alla contrada, poiché tutto attorno sembrava tranquillo.Il caso volle anche che proprio allora fosse appena arrivato in contrada un gruppo di 10/12 partigiani alla ricerca di cibo. L’arrivo dei quattro tedeschi colse tutti di sorpresa e costrinse i partigiani e i renitenti ad una fuga precipitosa.Secondo la versione dei fatti ricostruita dagli storici M. Dal Lago e F.Rasia, tre partigiani, molto giovani, reagirono d’impulso e si appostarono dietro la stalla di Luigi Cailotto, che era l’ultima in fondo alla contrada. I tedeschi non si erano accorti di nulla e procedevano con passo normale scendendo lungo la strada. Appena superata quella stalla dalla loro destra partì una breve raffica di mitra. L’SS Hermann Georges, 22 anni, fu colpito alle spalle. Prima di morire riuscì a estrarre la pistola e a sparare.Gli altri tre tedeschi, trovandosi completamente allo scoperto, si buttarono per i prati a valle della strada per portarsi fuori tiro. I tre partigiani non li seguirono, ma si ritirarono subito risalendo il pendio del Monte Piasèa.Secondo la versione data dal Parroco di Fongara, Don Severino Giacomello, al vescovo Mons. Zinato pochi giorni dopo il fatto, non ci fu imboscata, ma lo scontro fu del tutto casuale, anzi furono i soldati tedeschi che vedendo i tre partigiani fuggire verso Piasèa, spararono per primi contro di loro. Essi si limitarono a rispondere al fuoco e la loro mira fu più precisa.Come successero veramente i fatti non è ancora stato del tutto chiarito, anche perché nessuno ha mai fatto i nomi dei tre partigiani e anche tra i testimoni non partigiani , che si ha motivo di credere esistano ancor oggi, nessuno ha mai rivelato questi importanti particolari.Comunque sul terreno, ai margini della contrada Borga, è rimasto un soldato tedesco delle SS, ucciso. Gli altri tre, rimasti vivi, non si fidarono di ritornare a recuperare il compagno colpito forse per timore che tra le case o nei boschi circostanti ci fossero ancora partigiani e scesero di corsa a Valdagno.I tre però compresero che non sarebbe stato facile giustificare davanti ai superiori il loro comportamento: perché hanno abbandonato il loro compagno, forse ancora vivo? perché sono fuggiti di fronte al nemico? Senza reagire? Proprio loro che dovevano “riabilitarsi”?!.Perciò riferirono al comando di essere stati attaccati di sorpresa da 20-25 persone uscite con le armi dalle case. Aggiunsero che anche gli abitanti della contrada avevano collaborato con i ribelli.Proprio da questa falsa ricostruzione ebbe origine il dramma di Borga.Scattò subito la rappresaglia. In meno di un’ora fu mobilitato lo “Jagdkommando”di Valdagno.Questo era il “commando caccia” che era addestrato ed equipaggiato allo specifico scopo di combattere i partigiani e che affiancava le varie formazioni regolari.Intanto, nel silenzio che seguì la sparatoria, la gente di Borga uscì dalle case per capire cosa era successo. Trovato il cadavere del tedesco, tutti compresero la gravità del fatto e tutti convennero che abbandonare la contrada equivaleva ad una dichiarazione di colpevolezza. Tre donne scesero allora a Valdagno per spiegare al comando tedesco che gli abitanti di Borga non erano responsabili della morte del soldato, il cui corpo non venne neppure toccato.Ma già alle due del pomeriggio una cinquantina di tedeschi a bordo di tre autocarri arrivarono alla contrada. Il “commando caccia” era affiancato anche dalle SS in prova che volevano vendicare il loro compagno ucciso. La presenza di queste SS spiega in parte la crudeltà e l’eccesso di violenza con cui venne condotta la rappresaglia.Scesi dagli automezzi i tedeschi appostarono le mitragliatrici e poi setacciarono la contrada entrando in tutte le case, urlando e sparando e facendo uscire tutti gli abitanti. Antonio Cailotto, 66 anni, il più anziano della contrada non fu pronto a uscire e venne ucciso nella sua cucina , mentre i due figli erano costretti a raggiungere il gruppo di uomini rastrellati e radunati al centro del cortile. Erano in 16.Intanto si era messo a piovere a dirotto come capita spesso in montagna nei pomeriggi estivi.Le donne i ragazzi ed i bambini, una sessantina in tutto, vennero avviati sulla strada verso Fongara. Ma dopo la curva, che toglie la visuale sulla contrada, vennero fatti sedere per terra e tenuti sotto la minaccia delle armi.Gli uomini, dopo essere stati costretti a sfilare davanti al corpo del soldato tedesco ucciso, furono fatti sdraiare per terra e percossi con il calcio del fucile. Infine furono fatti rialzare e mentre la fila si ricomponeva il tenente Stey fece allontanare dal gruppo Biasio Borga, un ragazzo di 17 anni , che raggiunse le donne ed i bambini. I quindici rimasti vennero condotti sul prato sotto la strada comunale.Ad un ordine del tenente Stey il plotone di esecuzione posto sopra la strada li sterminò tutti con raffiche di armi automatiche. Invece del colpo di grazia i tedeschi usarono le bombe a mano, cosicché molti corpi divennero irriconoscibili.Il massacro però non era finito.Giovanni Cailotto, 24 anni, che era riuscito a nascondersi fino a quel momento, fu individuato e catturato. Condotto nel prato dove giacevano, tra gli altri, i corpi dei suoi tre fratelli, fu ucciso. Presero anche il corpo di Antonio Cailotto, l’anziano che era stato ammazzato nella sua abitazione, e lo gettarono assieme agli altri. Erano circa le tre del pomeriggio e a causa dell’uccisione di un solo tedesco, 17 uomini della contrada di età compresa tra i 18 e i 66 anni , giacevano straziati sul declivio del prato sotto la strada. Alle Fosse Ardeatine furono uccise 10 persone per ogni tedesco. Qui la rappresaglia fu in proporzione molto più crudele. Ma non era ancora finita. Compiuta la strage i tedeschi richiamarono nella contrada le donne e diedero loro un’ora di tempo per liberare le bestie e salvare qualche suppellettile. Alle 16 la contrada sarebbe stata incendiata. Luigi Cailotto, che fino a quel momento era riuscito a rimanere nascosto nella sua casa, uscì per allontanare dalla stalla il suo mulo, ma fu subito catturato. Interrogato dall’interprete raccontò che aveva sentito lo sparo provenire da dietro il suo fienile e di essere subito uscito e di aver trovato il corpo del soldato riverso per strada. Il tenente Stey, forse considerando che 17 morti per quel giorno potevano bastare lo lasciò in vita. Pertanto dei 25 maschi della contrada di età superiore ai diciassette anni, 17 furono uccisi, 2 furono risparmiati e sei si salvarono perché quel giorno erano lontani da Borga.
Dopo aver preso la strada statale verso il passo Xon , arrivati in località Staro si può posteggiare l’auto a destra e proseguire a piedi verso la chiesa , altrimenti si può proseguire ancora un pò con l’auto sempre in direzione Staro 1000 dove c’erano le piste da sci , per poi proseguire a piedi , il sentiero e molto bello , quasi tutto boschivo e su terreno erboso , richiede poco allenamento . Molto bello anche sotto il profilo panoramico in quanto passa in una zona abbastanza poco praticata dai più , si sale passando vicino a delle baite fino ad arrivare in località Campogrosso nella zona della Malga alla parte opposta del rifugio .
Per le persone più ardite questo sentiero facendolo in discesa lo si può continuare fino ad arrivare a Valdagno ( come ha fatto il sottoscritto )ma risulta un po complesso visto la mancanza di indicazioni bisogna perciò avere un ottimo senso dell’orientamento
Per raggiungere tale percorso si sale fino all’abitato di Giazza , per poi salire fino alla Dogana Vecchia e al Rifugio Revolto . (ricordo sempre che il rifugio Revolto e sempre aperto tutto l’anno ) .Questo non è proprio un sentiero si tratta di una carrabile che parte dal rifugio Pertica e sale fino al rifugio Scalorbi per poi volendo proseguire fino a bocchetta Mosca ( molto bella da vedere in quanto e proprio sul Vajo dei colori e si può ammirare anche il Pasubio) non presenta nessuna difficoltà , anche se devo dire che a noi della Valle d’Agno risulta un pò lontano , il rifugio Pertica .
Normalmente chi sale dalla Valle d’Agno o sale direttamente a bocchetta Fondi dal 157 oppure dal 113 Omo e La dona , oppure dal 110 Passo tre croci in ogni caso non si arriva fino al rifugio Pertica
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h30
Dislivello totale : 700 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1451 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Per questo itinerario si può salire sia dalla località Gazza attraverso uno dei tanti sentieri che salgono fino al Rifugio Scalorbi per poi scendere fino al Rifugio Pertica per la carrabile quindi prendendo la strada che porta da Recoaro terme al rifugio Cesare Battisti , sia che arrivare in auto fino al Revolto da località Giazza per poi salire fino al Rifugio Pertica (itinerario consigliato per i meno allenati ) . Per chi si volesse avventurare partendo dalla Gazza , vi invito a valutare attentamente la vostra preparazione , ci vogliono circa 2h (per uno preparato ad arrivare al Rifugio Pertica io stesso ho impiegato 1h 30) TENETE CONTO CHE DOPO DOVETE RIENTRARE Itinerario molto bello e particolare , tecnicamente poco difficile anche se richiede molta attenzione in quanto abbastanza stretto e presenta strapiombi sulla sinistra , fisicamente richiede un ‘impegno fisico IMPORTANTE per la sua lunghezza ( tempo previsto 3h30 circa ) per noi della Valle dell’Agno e scomodo ma vale la pena di farlo per la sua bellezza . Come sentiero attrezzato offre molteplici opportunità ed e l’ideale per una primo approccio ad una via attrezzata per poter imparare ad apprezzare questi sentieri . L’arrivo al rifugio Fraccaroli e molto bello , perchè si arriva dalla parte della teleferica , un’itinerario poco praticato . La discesa può essere fatta sia dal 108B vallon della teleferica , dal 108 che porta al pertica , oppure da quello che porta al rifugio Scalorbi per poi scendere fino alla Gazza (per chi avesse messo l’auto lì). RICORDO A TUTTI CHE SI TRATTA DI UN SENTIERO ATTREZZATO ED E OBBLIGATORIO L’USO DELL’IMBRAGO E DEL CASCHETTO . RICORDO INOLTRE CHE SAREBBE MEGLIO PERCORRERLO ASSIEME A PERSONE ESPERTE O PRATICHE DI SENTIERI ATTREZZATI
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h50
Dislivello totale :550 m
Quota massima raggiunta : 1717 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Superato l’abitato di Giazza e giunti sulla vecchia Dogana in una curva si può notare la lapide e il cartello segnavia del CAI riportante il sentiero 190 e 185 che nella prima parte fino al bivio lago secco sono uguali , per salire al 190 passo tre croci il sentiero si inerpica con una pendenza abbastanza importante , il sentiero e molto bello quasi tutto su terreno boschivo , salendo si può vedere il rifugio Revolto dall’altra parte della valle e in lontananza anche il rifugio Pertica
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h40 dalla Dogana 4h da Giazza
Dislivello totale : 710 m dalla Dogana 1000 m da Giazza
Quota massima raggiunta : 1767 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Come Raggiungere
Questo itinerario e molto bello e suggestivo , si sale in auto fino alla località Giazza , poi si prosegue fino ad arrivare alla ex Dogana , nella curva si può notare una piccola lapide , da li parte il sentiero , oppure partire direttamente da Giazza.
Lo si può prendere anche dalla località Gazza , sia salendo dal 113 omo e la dona , sia che per il 110 passo tre croci , questo tipo di itinerario ovviamente risulta più lungo e faticoso.
Descrizione
La salita sul 185 per salire al Rifugio Pompeo Scalorbi 1767 m non richiede particolari precauzioni e risulta molto molto spettacolare in quanto e passata da una valle fluviale al centro , e non richiede una grossa fatica fisica.
L’ideale per salire dal rifugio Cesare Battisti e salire il 110 fino al passo tre croci , poi prendere il 190 per scendere a lago secco e poi il 185 e salire fino al rifugio Scalorbi e scendere fino all’auto attraverso il 113l’omo e la dona , volendo lo si può fare anche al contrario ma è molto più bello salire il 185 che non il 190 Passo tre croci ( vedi descrizione )
ATTENZIONE PERCHE’ ALCUNE CARTINE NON SEGNANO IL 185 MA BENSI’ IL 285
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver messo l’auto in piazza a Piovene Rocchette e prendendo la strada che porta verso la birreria Summano , prima di passare la galleria si prende il sentiero a sinistra che segna la chiesa dell’angelo (quello tratteggiato), il sentiero e molto bello anche se un pò impegnativo sotto il profilo fisico , permette di osservare un bel panorama verso la valle dell’astico , Arsiero e Cogollo , tutto il sentiero e sul bosco , inizialmente come carrabile mantenere rigorosamente la destra ad ogni bivio e poi come sentiero in una cresta Costa La Rancina , il sentiero sbocca dietro la casa vicino la chiesa del Summano proseguendo per la carrareccia e deviando verso destra si arriva in cima al Summano , sulla croce del Cristo che invoca aiuto.
Itinerario : Valdagno-Figgigola di sopra-Giani-Biceghi-Meceneri-Zovo di Castelvecchio-Tomba-Baita vecia(sentiero Braggion)-Croce Castiglieri-Borga-Sentiero dei Mussi-Val del Boia-Campotamaso
Tipo di terreno : poco asfaltato e la maggior parte mulattiera e sentiero normale ed alcuni tratti attrezzati con cordini ,70% sterrato impegnativo , la discesa Val del boia e un po difficile in condizioni meteo avverse .
Tempo di percorrenza dell’anello : 3h25 di corsa
Dislivello totale : 1322 m
Quota massima raggiunta : 1042 m
Percorso molto bello e tecnico , se percorso in forma di trekking risulta abbastanza lungo ma molto bella sia la val del boia , che la vista offerta sulla Croce dei Castiglieri visibile anche da Valdagno , puo essere percorso anche mettendo la macchina alla Borga sulla strada che porta a Recoaro Mille , oppure sempre percorso ad anello mettendo la macchina in contrada Tomba
Nel formato running risulta molto impegnativo se percorso di corsa viste le pendenze e i continui saliscendi , ideale per allenamenti tipo trail (questo percorso e la versione ridotta perchè l’originale prevedeva salire a marana e scendere sulla croce , che pubblicherò neve permettendo)
Percorrendo il sentiero dei mussi che parte dalla località Borga e porta alla baita vecia parte alta della Val del boia , si arriva ad un bivio posto su un crinale , il bivio porta dritto alla Val del boia , a sinistra nel sentiero Braggion e a destra alla Baita vecia(sentiero in salita sul crinale) questo e quello più bello .
LA GRANDE CROCE DEI CASTIGLIERI
Ho voluto inserire delle foto della Croce per tutte le persone del paese di Fongara che con caparbietà l’hanno voluta , pensata e costruita, insomma una specie di omaggio a tutti loro , nella seconda foto si può capire la grandezza di questa Croce
Percorrendo la strada che porta al pian delle Fugazze , superato l’abitato di Sant’Antonio , si trova sulla sinistra una carrareccia che porta direttamente , salendo il forte non si vede vista la sua posizione ma è molto ben indicato . Il Forte Maso venne costruito nel 1885 sul fianco occidentale della Val Leogra con il compito di sbarrare un’eventuale avanzata proveniente dal Pian delle Fugazze. Dotato di 3 cannoni da 149 mm coperti da una cupola in ghisa, nel 1904 venne ulteriormente rafforzato con del calcestruzzo e coperto parzialmente con due metri di terriccio. Come molte altre strutture simili, anche il Forte Maso non fu mai attivo durante la Grande Guerra e venne utilizzato soprattutto come ricovero per soldati e magazzino per munizioni.Circondato da un profondo fossato che poteva essere tenuto sotto tiro grazie alle feritoie, la sua unica entrata era dotata di un ponte levatoio. Sul piazzale d’entrata si trovavano due magazzini mentre al piano inferiore c’era la stanza dedicata al meccanismo di funzionamento del ponte ed i servizi igienici, collegati direttamente al fossato. Il resto della struttura era completata da diverse casematte e dalle postazioni dei cannoni che puntavano tutti verso la Val Canale. In totale, al suo interno, si potevano contare 80 stanze.
Oggi purtroppo il Forte Maso è inaccessibile e si può vedere solamente dall’esterno. Sfruttato economicamente dai proprietari del terreno (che costruirono anche una trattoria su un suo fianco), oggi l’associazione Opera Forte Maso si propone di restaurare il forte e di renderlo agibile e visitabile .
TRATTORIA FORTE MASO
VIA FORTE MASO, 1
36030 – VALLI DEL PASUBIO (VI)
tel. 0445/590473 cell. 337/477700
fax 0445/576266
Posto di ristoro del Forte Maso 1883 email:forte.maso@gmail.com
Per approfondimenti storici e sull’associazione per il recupero del forte : http://www.fortemaso.it/