Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h20
Dislivello totale : 183 m
Quota massima raggiunta : 1090 m
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Questo sentiero viene utilizzato generalmente per raggiungere il forte Punta Corbin a piedi , oppure da chi sale dal 635 Pedescala – Forte Punta Corbin per arrivare al bivio in località Mosca con il 633 per ritornare a Pedescala . Presenta una variante segnalata solo in alcune carte , cioè quella che porta ad Albaredo se presa assieme al 635 risulta molto impegnativa visto il dislivello del secondo tratto (quella tratteggiata) . Questo sentiero e molto accessibile a tutti presenta anche molti particolari interessanti nel periodo primaverile e una parte del percorso e una mulattiera , mentre invece dopo l’uscita dal forte e prativo veramente molto bello . Le foto per ragioni di collegamento partono da Punta Corbin .
Itinerario : Recoaro terme – Pizzegoro – Montefalcone
Tipo di terreno : terreno sterrato di un certo impegno , e mulattiera , poi tratto erboso con un buon dislivello
Dopo aver messo l’auto sul posteggio appena usciti da via Lelia , quello situato sotto le fonti , si salgono i scalini sul piazzale delle fonti proseguire a destra fino ad incontrare il segnavia 133 da li si sale fino ad arrivare al bivio con la malga Chèmpele , si prosegue per la pista a fianco della strada segnavia SPR (sentiero dei partigiani ) fino ad arrivare a selletta di Campetto , per poi proseguire per il rifugio situato all’arrivo della seggiovia , per la discesa basta trovare un punto nella pista da sci che ti permetta di correre . Il sentiero e molto tecnico sopratutto per quanto riguarda la discesa ma voglio ricordare che il dislivello in 15 km sia di una certa importanza .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h15
Dislivello totale : 746 m
Quota massima raggiunta : 1077 m
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Prendendo la strada che sale lungo il torrente Astico che va verso Folgaria , si passa per un paesino vicino Arsiero chiamato Pedescala , si passa il ponte e si prosegue fino al Cimitero comunale , dopo aver messo l’auto nel posteggio del cimitero si prende il sentiero situato a destra dello stesso , si prosegue su una mulattiera fino al ponte della Val d’Assa , poi il sentiero inizia a salire , anche se non presenta grosse difficoltà tecniche e fisiche , l’ultima parte la pendenza e discreta , sotto l’aspetto panoramico è certamente molto bello e propone degli orizzonti interessanti sia sulla Val d’Astico che sul Monte Cimone , Tonezza e Priaforà ; ma soprattutto ricordo che il sentiero porta a Forte Punta Corbin ( Vedi il mio post del Forte ) che vale la pena di visitarlo nella sua imponenza e posizione ; ma in quanto essendo una struttura privata potreste trovarlo chiuso .
Cenni storici
La strage del 45
Il 30 aprile , a guerra ormai finita , un’avanguardia tedesca viene attaccata da un gruppo di partigiani che uccidono sei soldati prima di allontanarsi . L’avanguardia viane poco dopo raggiunta dalla colonna principale la quale , attestatasi a Pedescala , inizia a rastrellare gli abitanti maschi del paese , minacciando di uccidere dieci per ogni soldato morto se i responsabili non si fossero presentati .
Solo il 2 maggio la colonna riparte verso la Germania.
Uno dei pochi fatti certi è che al seguito della colonna tedesca vi fossero anche degli italiani (vari scampati alla strage hanno testimoniato, durante le indagini del 1945-46, che essi parlavano il (dialetto veneto). Tra questi, vi era probabilmente il sergente Bruno Caneva , fuggito in Argentina nel 1947 e morto nell’agosto 2003 senza scontare alcuna pena.
Nel 1983 Pertini si recò a Pedescala per consegnare una medaglia, che però venne rifiutata dalla popolazione con la seguente motivazione:
« Spararono poi sparirono sui monti, dopo averci aizzato contro la rabbia dei tedeschi, ci lasciarono inermi a subire le conseguenze della loro sconsiderata azione. Per tre giorni non si mossero, guardando le case e le persone bruciare. Con quale coraggio oggi proclamano di aver difeso i nostri cari? » Il giornale , 29 aprile 1983
Nel viale che porta verso il cimitero di Pedescala , sono posizionati 64 alberi che riportano i nomi delle vittime del rastrellamento fatto dai tedeschi durante la loro ritirata.
Per salire al Forte Corbin ci sono diverse vie, principalmente si sale in macchina dalla strada del Costo e arrivati a Tresche Conca si prende per l’abitato di Chiesa di Conca e si prosegue per una carrabile seguendo il segnale del Forte Corbin , anche se io sinceramente preferisco arrivarci a piedi. Ci sono altre vie più ardite , si può salire dal 635 Pedescala , o dal 633, si può arrivare dal 804 Località Chiesa (attenzione perchè alcune mappe nuove non riportano 804 da Località Chiesa di Conca , ma da Albaredo).Il forte e molto imponente , la sua posizione risulta molto strategica è un opera molto interessante da visitare e anche se è a pagamento , i soldi raccolti dai proprietari sono usati per il mantenimento e la sistemazione di una struttura , che ricordo a meno attenti risalenti alla guerra del 15-18 ; quindi necessita di continue sistemazioni , poi all’interno ci sono alcune stanze che contengo numerosi cimeli risalenti alla guerra . Devo fare un doveroso plauso alla Famiglia Panozzo per l’amore visibile nel mantenimento e nell’ospitalità della struttura …Bravi
Cenni storici
Situato nella zona occidentale dell’Altopiano di Asiago, in prossimità del Monte Cengio e del paese di Treschè Conca, il Forte di Punta Corbin fu uno dei forti italiani che costituivano la linea difensiva sulle Prealpi vicentine. Costruito a partire dal 1906 su uno sperone di roccia proteso sulla Valle dell’Astico con lo scopo di difendere la vallata da eventuali invasioni austroungariche, il Corbin fu progettato per essere una delle fortificazioni più potenti dell’Altopiano ma in realtà il suo ruolo nel conflitto fu marginale. Dopo pochi mesi dall’inizio della guerra, infatti, il Forte Corbin, così come tutte le altre fortezze della zona, fu privato dei cannoni e si trovò ad essere estremamente debole e inefficace.
Durante la Strafexpedition del 1916 il Forte Corbin fu occupato dall’esercito austroungarico, che vi si insediò per un mese mentre si svolgeva la cruenta battaglia contro i Granatieri di Sardegna sul vicino Monte Cengio, in cui perse la vita anche il celebre irredentista Carlo Stuparich.
Alla fine della “Spedizione Punitiva” il forte tornò ad essere italiano e da quel momento, sia per i danni che presentava, sia per lo spostamento dello scontro in altre zone dell’Altopiano, servì come postazione e osservatorio verso il Cimone, occupato dagli austriaci fino al 1918.
Finita la guerra, il Corbin fu utilizzato per qualche anno dall’esercito come caserma per addestramenti, per poi essere abbandonato verso la fine degli anni Venti, quando lo stato autorizzò l’asportazione delle sei cupole di acciaio poste sul tetto della batteria lasciandolo a cielo aperto e senza sorveglianza.
Forte Corbin per gli osservatori austriaci appariva un fortezza minacciosa per le sue 6 bocche da fuoco , quindi attraverso l’artiglieria lanciarono diverse granate con il famoso 380 mm conosciuto come La Barbara nel tentativo di metterlo fuori uso , ma loro non si accorsero che i famigerati cannoni non erano altro che tronchi di abete messi per ingannare il nemico , a causa che all’inizio delle ostilità il forte era fuori tiro per la prima linea . Il forte venne costruito tra il 1906 e 1911 sul ciglio settentrionale del pianoro del Monte Cengio , in una posizione molto dominante sia sulla Val d’Astico e sulla val d’Assa , era armato in origine con pezzi da 149A (acciaio) in cupole girevoli , 4 mitragliatrici e 4 cannoncini da 87 mm in Bronzo , quando gli austroungarici occuparono il monte Cengio a fine maggio 1916 gli italiani dovettero cedere il forte per non essere catturati , alla fine di giugno del 1916 l’arretrare degli austroungarici fece si che gli italiani riconquistarono il forte ma non riuscirono più a riarmalo a causa del continuo fuoco di sbarramento fatto dal nemico dal Monte Cimone .
Ricordo gli orari di apertura :
Aprile – Maggio – Giugno : sabato-domeniche dalle 10
Luglio – Agosto : tutti i giorni dalle 10-18
Settembre – Ottobre – Novembre : sabato-domeniche dalle 10
Generalmente non pubblico nei miei post , i libri che si possono leggere nell’argomento che tratto ma questo , e molto di più . Io l’ho letto tutto di un fiato , scritto con la conoscenza di chi ha visto il recupero giorno per giorno del forte corbin , ma con la particolarità di poter essere letto da tutti , con ragguagli storici e anedotti del periodo , e perchè no anche della compravendita del forte corbin da parte della famiglia Panozzo , che con la vendita di questo libro prosegue la opera di recupero e la manutenzione del forte , grazie a Ilaria Panozzo di aver avuto l’idea di scrivere un libro così bello , e grazie anche alla Famiglia Panozzo di proseguire in questa grandissima opera .
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Come raggiungere
Questo percorso non è un sentiero unico e non risulta segnalato con un numero solo, ma è molto utile per chi volesse salire al Monte Priaforà dal 444 – 455 – 435 , ma non volesse scendere dalla stessa parte , questo percorso è l’ideale in quanto raggira il monte Giove dal lato opposto del sentiero 435 , non presenta difficoltà tecniche e nemmeno fisiche , ma richiede molta attenzione nella prima discesa del 466 un pò difficile con una buona pendenza , ma arrivati al bivio con il 477 ed entrati nello stesso il percorso è molto piacevole con un dislivello limitato. Le foto che ho inserito sono solo dei segnavia che si incontrano lungo il percorso , visto che la variante è molto corta
Questo sentiero molto interessante e un pò sconosciuto ai più , si mette la macchina in piazza a Pievebelvicino oppure io l’ho messa in vicino alla roggia sulla vecchia strada che sale verso Torrebelvicino , il sentiero molto bello da percorrere parte da località Rillaro sale la Val dei Mercanti , all’inizio è asfaltato fino al bivio che conduce alle cave di caolino , mantenendo la sinistra si continua a salire fino ad arrivare ad un bivio con la mulattiera che porta dallo Zovo alla Località Camonda , il sentiero non è segnalato proprio benissimo ma la mulattiera che si vede più usata e quella che si deve prendere , superato il bivio si arriva a Fonte Civillina , fino ad entrare nella strada sterrata che porta a Monte Civillina giunti sulla cima si si imbocca il sentiero S4A che ti porta di nuovo alla fonte (ATTENZIONE SU UNA CURVA SI NOTA UN SENTIERO PIUTTOSTO AMPIO CHE PROSEGUE A DESTRA , LO SI DISTINGUE PERCHE’ POSIZIONATO SULLA STESSA LINEA DI QUOTA DELLA FONTE CIVILLINA) arrivati di nuovo al bivio con si prosegue verso il Passo del colombo cioè sulla strada che porta al Passo dello Zovo , proseguendo fino ad una curva situata sotto il monte Castrazzano dove si nota l’inizio della discesa del sentiero S4 verso località Tringole , quando si arriva li il sentiero termina ma attraverso la strada asfaltata si può scendere fino a Pievebelvicino dove usciti dal bivio si potrà raggiungere l’auto .( cioè la parte tratteggiata in rosso)
Itinerario : Valdagno – San Quirico – Civillina – San Quirico – Valdagno
Tipo di terreno : metà asfaltato e terreno sterrato di un certo impegno , e mulattiera
Tempo di percorrenza dell’anello : 3h10 di corsa
Dislivello totale : 960 m
Quota massima raggiunta : 940 m
Questo percorso è una variante un pò più corta di quello che si corre sulle creste dello Zovo e Massignani alti , anche se varia di poco . Si prende la ciclabile per Novale e superato l’abitato si prosegue verso San Quirico a destra Agno fino ad arrivare al Ponte Renato si prosegue dritto per contrada Zanchi di Novale , salendo in Contrada Retassene per poi imboccare il sentinello , imboccando il sentiero S4A fino alla carrabile che porta allo Zovo si arriva al Passo del Colombo da li si imbocca il sentiero delle Cave a destra fino a scendere di nuovo a contrada Retassene e poi proseguire fino a Valdagno , e abbastanza interessante perchè a differenza dell’altro che passa per il passo dello Zovo ed i Massignani alti , questo presenta un terreno misto asfalto single track
Uno dei sentieri molto belli da percorrere sia come trekking che come running , si sale in auto fino ai Bonomini poi si prende la strada per l’abitato di Rovegliana e si sale fino ad arrivare in contrada Retassene , da li superata la contrada esiste un posteggio dove mettere l’auto , poco sotto al posteggio c’è il segnavia del sentiero , molto bello e panoramico sale con una certa ripidità ma non e fisicamente difficile , consiglio portare con se una torcia elettrica per visitare le postazioni e inoltre di percorrerlo visionando tutte le opere militari giunti sulla cima del monte si possono visitare tutte le postazioni e trincee che circondano la sommità del Civillina. La discesa può essere fatta dal sentiero S4A fino a fonte Civillina per poi scendere attraverso la mulattiera fino in contrada Retassene .
Altro percorso un pò più lungo è quello di scendere dal S4A fino a Passo del Colombo e poi prendere il sentiero a sinistra che comunque porta nella mulattiera fino a contrada Retassene
HO PROVVEDUTO AD SEGNALARE SULLA MAPPA CON LA LINEA TRATTEGGIATA I PERCORSI DEL RITORNO
CENNI STORICI
Sentiero del Sentinello
Il tratto del sentiero del sentinello , iniziava dal torrente Agno dov’erano istallate 6 mitragliatrici a difesa del fondovalle e si arrampicava verso la Contrada Fracassi dov’erano posizionato un ricovero per 60 uomini , per poi proseguire fino alla cima Civillina lungo la dorsale ricavando piccole postazioni per armi automatiche e alcuni ricoveri per ospitare le truppe , mentre nel lato sud della dorsale saliva la mulattiera per l’approvvigionamento dei viveri e materiali.
Monte sentinello
Monte Sentinello non compariva sulla cartografia militare , ma e quel cucuzzolo roccioso che a quota 614 su cui sorge la croce , sulla dorsale era tracciata la terza linea di resistenza , diventata ortogonale 2 nel 1918.
Tale linea iniziava dal Monte Obante , toccava il Passo della Lora , e prosegiuiva sulle creste Campodavanti -Monte Falcone , per poi piegatre verso il monte Spizt di Recoaro , raggiungeva Cima Bocchese , scendeva fino a fondo Agno in prossimità di Contrada Beschi e ,attraversava il torrente all’altezza del Molino d’agno e risaliva a Civillina.Sul Monte Spizt si innestava anche il tratto di linea strategica che dal Colle La Gazza si appoggiava sugli importanti capisaldi dell’Anello dell’Anghebe.La ortogonale 2 proseguiva poi per Passo Manfron – Monte Cengio – Fondo Val Leogra -monte Enna – Passo Santa Caterina – Malga Pianeti (sulle pendici del Novegno Sul monte Civillina vi era l’incrocio con un’altra importante linea difensiva che solcava tutte le alture di destra Leogra , per poi proseguire fino a campo trincerato di Vicenza , denominata ortogonale 1 Campogrosso -Monte Spizt di Staro – Passo Xon – Cima Le Some – Monte Civillina – Monte Magrè – Monte Faedo – Creazzo
Monte Civillina
Il monte Civillina era servito da una camionabile che portava alla batteria dal Passo Zovo verso Castrazzano .Sulla cima protetta da diversa trincee situate tutto intorno al monte oltre alle postazione dei cannoni situate sulla parte più alta esistevano molti depositi e riservette di munizioni , una polveriera e i ricoveri adibiti agli artiglieri che presidiavano la posizione , costituito da la compagnia 2-3 del 6° Reggimento Artiglieria da Fortezza.La guarnigione di Civillina ususfruiva dell’acqua portata su dalla Contrada Retassene attraverso un acquedotto di sollevamento .Per cause sconosciute la Polveriera di Civillina esplose il 20 novembre 1915 .Nel 1918 nelle baracche di Civillina erano allogiati anche 157 uomini della 113° Compagnia Genio Zappatori
Itinerario : San Quirico – Contrada Retassene – Monte Civillina – San Quirico
Tipo di terreno : poco asfalto e terreno interessante e anche l’impegno fisico
Tempo di percorrenza dell’anello : 1h50 di corsa
Dislivello totale : 809 m
Quota massima raggiunta : 941 m
Questa è un a variante con una lunghezza meno impegnativa del percorso che parte da Valdagno , si mette l’auto a San Quirico si scende fino a Ponte Renato e si sale per contrada Zanchi di Novale , fino ad un primo bivio si prosegue nella via centrale più ripida , si passano diverse casette parzialmente abbandonate si prosegue fino ad arrivare nella valle , la si sale , poi si svolta a sinistra e si arriva in contrada Retassene , da li salendo un pò la strada asfaltata si trova il segnavia del Sentinello , dopo essere arrivati a monte Civillina si prosegue per la mulattiera S4 che porta nella mulattiera dello Zovo , da li si prosegue fino al Passo del Colombo , dove si trova un sentiero sulla destra , lo si scende fino a ritornare in contrada Retassene e poi rientrare a San Quirico
ALLEGO ALCUNE FOTO PER IL PERCORSO CHE VA DA PONTE RENATO FINO IN CONTRADA RETASSENE
Arrivati al Rifugio Balasso si mette l’auto nell’ampio posteggio situato e davanti al rifugio , questo e solo un sentiero di raccordo fondamentale per mettere l’auto , perchè altrimenti la si dovrebbe lasciare o su al Pian delle Fugazze oppure al Ponte verde dove partirebbe il 311A , la mappa lo riporta come 300 , ma si chiama 300A.
Ricordo inoltre che il raccordo 300-311 poi si collega con il raccordo che porta al Pra dei Penzi , incrociando il 317 Soglio d’uderle e il 322 Fontana d’oro