Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h00
Dislivello totale : 829 m
Quota massima raggiunta : 2230 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Come raggiungere
Dopo essere usciti dall’autostrada a Montecchio Maggiore (VI), si prende la S.P. 246 verso Recoaro Terme. Giunti a Recoaro si prosegue dalla S.P. 99 per la località Merendaore. Si supera malga Ravo e si raggiunge, il Rifugio Alla Guardia, dove la strada si restringe fino al Passo di Campogrosso, ovvero al Rifugio Antonio Giuriolo Campogrosso dove si lascerà l’auto.
Descrizione
Questo itinerario è uno dei più belli e completi del Gruppo del Carega, ed è uno dei pochi sentieri che raggiunge il Rifugio Mario Fraccaroli 2230 m, e il punto più alto delle Piccole Dolomiti, Cima Carega 2259 m, un ambiente molto variegato con pascoli tuttora in uso, boschi e tratti su roccette segnate dagli agenti atmosferici dove le nevicate e le piogge ne hanno forgiato le forme, una vista sulle guglie del Fumante, fino alla pendente radura dell’anfiteatro di Bocchetta fondi. Lasciato il rifugio Campogrosso 1464 m, si prosegue verso la strada delle 7 Fontane fino a raggiungere il segnavia n.157, e la Madonnina a mezzo busto dove è riportata una frase molto significativa «che il Signore fermi le Guerre», ricordo inoltre che qui passava, l’antico confine Austroungarico segnato dai Grandi Cippi, entrati nel sentiero si nota sulla sinistra anche l’Anello Storico della Guerra, il sentiero si snoda nel boschetto attiguo al Passo Buse Scure1475 m, il bivio porta sulla sinistra ad imboccare il n.144°, che porta alla Guardia attraverso il Sentiero delle Mole, il percorso prosegue quasi in maniera circolare transitando sopra la cresta della Frana del Rotolon ovvero la parte stabilizzata da tempo, si esce parzialmente dal bosco incrociando prima il n.195 Sentiero delle Creste del Fumante, poi proseguendo sui ghiaioni e sotto le pendici di alcune Guglie si transita sul Giaron della Scala e del Prà degli Angeli anche se poco visibile dal basso, raggiunta la Torre Giordani, si incrocia il n.157A, poco usato che sale dalla strada per Camposilvano, poi il bivio a quota 1690 m. con il n.158 del Vajo dei Colori, ora si inizia a salire ripido su un terreno molto instabile del Boale fino a una piccola curvatura a destra che permette di salire sulle roccette a lato dei mughi che permette un avanzamento più stabile e sicuro entrando coì nell’Anfiteatro a circa 1893 m. lo scenario è maestoso e magnifico, mentre sulla sinistra si nota l’ultimo canalino di risalita dove bisogna prestare molta attenzione poiché il terreno e molto detritico, e che porterà a Bocchetta dei Fondi 2040 m.
Variante Vajo dei colori e camosci Percorrendo il 157 si arriva a un bivio segnalato che prosegue diritto e porta prima nel vajo dei colori e successivamente nel vajo dei camosci (attenzione per i vaj occorre una buona preparazione e l’attrezzatura occorente per percorrerli in sicurezza)
Il Ritorno
Può essere fatto percorrendo a ritroso il sentiero n.157, prestando molta attenzione ai due tratti più ripidi e pericolosi del percorso, oppure in alternativa raggiungendo la bocchetta dei Fondi 2004 m, si imbocca il n.196 che segue il crinale dell’Obante 2072 m, fino a raggiungere il bivio con l’itinerario n.195 delle Creste del Fumante passando poi per l’omonima Forcella del Fumante 1905 m, e scendendo poi su un sentiero molto usato ma privo di segnavia, che passando sotto il Castello degli Angeli attraversa il ghiaione del Prà degli Angeli, fino a poi raggiungere il sentiero n.157, e per chi è pratico della discesa su ghiaione una fantastica discesa, per chi poco pratico risulta una condizione difficoltosa, in ogni caso questo percorso non è percorribile a tutti, bisogna valutare bene, quelle che sono le proprie capacità individuali, sia fisiche che di orientamento.
Per i più preparati e chi vuole compiere un grandioso anello può scendere dall’itinerario n.195 Sentiero delle creste del Fumante passando per il Castello degli Angeli , Cima Centrale 1983 m e Punta Lovaraste 1942 m, scendendo poi verso la Guglia Gei, Guglie del Fumante e il Piazzale S.U.C.A.I.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 4h15
Dislivello totale : 1300 m
Quota massima raggiunta : 1938 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Come arrivare
Dopo aver preso la statale che da Piovene Rocchette porta all’abitato di Arsiero si prende la destra per salire verso Tonezza e i Fiorentini , dopo l’abitato di Posina percorrendo la strada che porta al passo della borcola , si passa la scuola di Ganna fino ad arrivare in località Doppio , li a sinistra si può mettere l’auto , tornando indietro per circa 250-300 metri si incontra l’inizio del sentiero .
Il sentiero non presenta difficoltà alpinistiche ma presenta diversi cambiamenti di pendenza tali da renderlo di un impegno fisico notevole e quindi neccessaria una discreta preparazione fisica . Il tempo previsto e di 4h15 per arrivare al Rifugio Papa ; la pendenza ,la sua lunghezza, ma sopratutto perchè dopo si deve tener conto del ritorno , che e conveniente fare per val sorapache 377 con un tempo di circa 2h40.Il sentiero e molto bello presenta una prima parte boschiva , poi si attraversa di continuo il canale fluviale per poi arrivare su un tratto prativo con fino al rifugio Papa.Risulta inoltre un sentiero di collegamento , allo scopo di eviitare il passaggio al rifugio Papa il bivio 378 che va a tagliare una piccola parte del percorso QUESTO PERCORSO E MOLTO BELLO MA PRESENTA UNA PENDENZA TALE DA COMPLICARNE LA SALITA RICHIEDE UN BUON ALLENAMENTO, E CONSIGLIATO MAGARI SALIRE DAL 380 VAL PRUCHE (PENDENZA MINORE )PER POI SCENDERE DA QUESTO.
SUPERPIPPO VAL SORAPACHE
Nella val Sorapache si disputa inoltre una gara di corsa in salita , percorso di 11 km con 1500 metri di dislivello positivo culminante sulla cima Forni Alti
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h40
Dislivello totale : 750 m
Quota massima raggiunta : 1659 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo essere saliti da Schio dalla zona di Poleo e passati per Santa caterina superato l’albergo San Marco si giunge il località Cerbaro , mentre se si sale da Santorso passando prendendo la strada per San Ulderico si può salire nella stessa località.
Giunti a Cerbaro si mette l’auto nell’ampio posteggio e si procede verso il campeggio a sinistra passato l’agriturismo si nota la carrareccia che porta a Passo Campedello e monte Priaforà. Il sentiero presenta qualche salita di media pendenza ma e molto bello e interessante, sopratutto nel periodo estivo e primaverile (anche se risulta molto percorribile anche nel periodo invernale vista la sua scarsa pericolosità) . Nel visitare il sistema molto bello dei cunicoli posti sulla base sommitale del Priaforà si raccomanda L’USO DI UNA TORCIA , ma sopratutto il soffermarsi e l’ammirare la grande opera di difesa fatta dall’uomo su quel monte
Cenni storici
Il monte Priaforà fu un grosso punto di riferimento per la grande visuale verso la valle di Arsiero , dapprima conquistato dai Battaglioni Kaiserjaeger. Il 29 Maggio, preceduti da forte bombardamento d’artiglieria, gli Austriaci (Battaglioni Kaiserjaeger) riprendono furiosi attacchi contro i ripidi versanti della dorsale montuosa. Il 30 Maggio 1916 la linea italiana viene intaccata con la perdita del Priaforà, propaggine Nord del Novegno. Ultimo giorno di Maggio: la linea italiana, difesa nella zona del Novegno dalla 35a Divisione e dalla 9a Div. più a Est, corre dalla cresta di questo per scendere fino a passo Campedello e risalire al trincerone di Monte Giove, di fronte al Priaforà. Da qui la linea corre sulla sommità dei Colletti di Velo per entrare in Val d’Astico davanti al paese di Velo d’Astico, abbandonato. Quindi la linea prosegue per il fondo valle fino alla frazione Seghe di Velo e, passato l’Astico al ponte di Schiri, risale le pendici di Monte Cengio. Gli attacchi austroungarici riprendono i primi di Giugno soprattutto contro Monte Giove e i Colletti di Velo, ma il forte sbarramento di artiglieria italiano, specie delle batterie piazzate sul Monte Summano, impediscono seri vantaggi per il nemico. Il 12 Giugno un formidabile schieramento di artiglieria posto soprattutto sull’altopiano di Tonezza, apre la strada all’attacco delle fanterie austriache contro il trincerone di Monte Giove. La linea italiana sembra cadere, ma un provvidenziale sbarramento di artiglieria costringe gli austriaci a riparare nelle proprie trincee.
NELLA FOTO ULTIMA SI PUO NOTARE LA SCHEMATIZZAZIONE DELLE GALLERIE E SOPRATUTTO LA DIREZIONE DELLE BOCCHE DA FUOCO
La contrada di Borga, un gruppo di poche case a 750 metri sul livello del mare, sorge sulla strada che dalla frazione di San Quirico di Valdagno porta a Recoaro Mille, circa 2km prima della frazione di Fongara.
Prima di arrivare alla contrada Borga salendo verso Recoaro Mille , in una curva si notano due piccoli posteggi distanti da loro circa 150 metri , l’auto si può mettere in uno di questi , tra i due posteggi si nota una stradina che scende nel torrente , arrivati sul canale del torrente si prosegue a sinistra scendendo sul fianco destro del torrente fino ad incrociare una mulattiera , si sale il sentiero e ci sono diversi bivi comunque molto ben segnalati , si mantiene la destra in tutti gli incroci , e molto interessante questo sentiero sopratutto perchè può essere fatto come anello (scendendo di ritorno dalla croce dei Castiglieri) oppure come segnalato in un percorso di running partendo da Valdagno (vedi Valdagno-Croce Castiglieri-Val del Boia) , tecnicamente non è difficile con continui saliscendi molto corti fino ad arrivare al bivio :
-scendendo si prende la Val del Boia
-salendo si può salire sulla croce e ridiscendere alla Borga ( Tratteggiato)
-dritti si passa per la Baita Vecia e si procede fino alla contrada Tomba
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo essere salito da Poleo verso la località Santa Caterina arrivati in contrada Rossi si prende la strada sterrata e si sale fino in Busa del Novegno , da li si partono tutti i sentieri , prendendo il 400-401 ovvero l’anello del Novegno , che permette una visione globale del Monte , sopratutto se fatto sulle collinette circostanti oltre alla possibilità di incontrare le marmotte , percorrendolo si possono notare alcune varianti per visitare alcune postazioni della guerra del 1915-18 come la 440 variante Cima Alta e 440 Variante Vaccaresse che sotto il profilo storico sono molto interessanti fino ad arrivare al Forte Rivon sul Monte Rione , per tornare alla Busa del Novegno si può prendere il crinale alla penultima curva prima del Forte scendendo lungo la linea di trincea, oppure con il sentiero 401 per Vallortigara fino al bivio del 411 che rientra in Busa , anche questo molto bello che presenta un postazione di cannone 150G di monte Caliano che sparava verso i Denti del Pasubio Ho tratteggiato le varianti che si possono prendere dal Forte Rivon la prima quella corta scende dal crinale . Mentre la seconda molto bella percorre la linea dei trinceramenti del 401 e poi 411 per rientrare in Busa del Novegno
La contrada di Borga, un gruppo di poche case a 750 metri sul livello del mare, sorge sulla strada che dalla frazione di San Quirico di Valdagno porta a Recoaro Mille, circa 2km prima della frazione di Fongara.
Prima di arrivare alla contrada Borga salendo verso Recoaro Mille , in una curva si notano due piccoli posteggi distanti da loro circa 150 metri , l’auto si può mettere in uno di questi , tra i due posteggi si nota una stradina che scende nel torrente , arrivati sul canale del torrente si prosegue a destra salendo sul fianco sinistro del torrente dove si inizierà a vedere dei punti rossi sulle piante che stanno ad indicare il percorso per salire sulla croce , la croce e stata abbattuta nel periodo della guerra per lo scopo di impedire al nemico dei avere dei punti di riferimento , durante lo scavo per la sistemazione della nuova croce e stato ritrovato il pezzo di castagno risalente alla prima croce piantata nel 1901 , un plauso a tutti quelli che hanno collaborato a questa opera di ricostruzione , ovvero al gruppo della croce di Fongara .
Il sentiero e molto bello presenta anche due passaggi con una corda , più che altro per non scivolare visto il tipo di terreno , non presenta difficoltà tecniche da renderlo difficile e la visuale nella sua sommità vale qualsiasi sforzo .Il sentiero tratteggiato e quello del cavalaro che io chiudo con l’anello nel ritorno
Ho ritenuto d’obbligo aggiungere un piccolo cenno storico per il grave fatto di sangue successo alla Borga , ritengo opportuno che dalla storia si debba sempre imparare per non commettere gli stessi errori , abbiamo il dovere di sapere , in onore a quelle vite spezzate in maniera così barbara , verso la fine della pagina troverete i fatti
Cenni storici riguardanti l’eccidio della Borga
La mattina dell’11 giugno 1944 – era domenica – quattro soldati tedeschi di stanza a Valdagno, approfittando della libera uscita, avevano programmato un’escursione sui monti sopra Recoaro Terme. Il gruppo era formato da un sottufficiale, due graduati e un militare che facevano parte del “Reparto cacciatori del mare Brandeburgo”, la formazione segreta degli incursori tedeschi che aveva sede a Valdagno, perché utilizzava la locale piscina coperta per esercitarsi nelle immersioni. Questo reparto era composto da militari senza scrupoli e in particolare da SS degradate per i loro comportamenti, alcune condannate addirittura a morte, a cui era concessa una specie di prova d’appello: per riabilitarsi dovevano partecipare a missioni particolarmente pericolose, come quella di combattere con gli incursori della marina.Due di questi quattro tedeschi erano appunto delle SS degradate.Essi si spostarono da Valdagno a Recoaro probabilmente in treno. Da qui a piedi salirono per il sentiero a fianco del Monte Spitz fino alla piana di Pizzegoro, che oggi corrisponde alla cosiddetta “busa” di Recoaro Mille. Da qui cominciarono la discesa direttamente verso Valdagno.Passarono quindi per Fongara che attraversarono cantando.La gente che ritornava dalla messa li vide scendere verso la contrada Borga. Erano passate le 11.Gli abitanti di Borga si stavano riunendo nelle loro case per il pranzo. Alcuni giovani renitenti erano usciti dai loro nascondigli posti vicino alla contrada, poiché tutto attorno sembrava tranquillo.Il caso volle anche che proprio allora fosse appena arrivato in contrada un gruppo di 10/12 partigiani alla ricerca di cibo. L’arrivo dei quattro tedeschi colse tutti di sorpresa e costrinse i partigiani e i renitenti ad una fuga precipitosa.Secondo la versione dei fatti ricostruita dagli storici M. Dal Lago e F.Rasia, tre partigiani, molto giovani, reagirono d’impulso e si appostarono dietro la stalla di Luigi Cailotto, che era l’ultima in fondo alla contrada. I tedeschi non si erano accorti di nulla e procedevano con passo normale scendendo lungo la strada. Appena superata quella stalla dalla loro destra partì una breve raffica di mitra. L’SS Hermann Georges, 22 anni, fu colpito alle spalle. Prima di morire riuscì a estrarre la pistola e a sparare.Gli altri tre tedeschi, trovandosi completamente allo scoperto, si buttarono per i prati a valle della strada per portarsi fuori tiro. I tre partigiani non li seguirono, ma si ritirarono subito risalendo il pendio del Monte Piasèa.Secondo la versione data dal Parroco di Fongara, Don Severino Giacomello, al vescovo Mons. Zinato pochi giorni dopo il fatto, non ci fu imboscata, ma lo scontro fu del tutto casuale, anzi furono i soldati tedeschi che vedendo i tre partigiani fuggire verso Piasèa, spararono per primi contro di loro. Essi si limitarono a rispondere al fuoco e la loro mira fu più precisa.Come successero veramente i fatti non è ancora stato del tutto chiarito, anche perché nessuno ha mai fatto i nomi dei tre partigiani e anche tra i testimoni non partigiani , che si ha motivo di credere esistano ancor oggi, nessuno ha mai rivelato questi importanti particolari.Comunque sul terreno, ai margini della contrada Borga, è rimasto un soldato tedesco delle SS, ucciso. Gli altri tre, rimasti vivi, non si fidarono di ritornare a recuperare il compagno colpito forse per timore che tra le case o nei boschi circostanti ci fossero ancora partigiani e scesero di corsa a Valdagno.I tre però compresero che non sarebbe stato facile giustificare davanti ai superiori il loro comportamento: perché hanno abbandonato il loro compagno, forse ancora vivo? perché sono fuggiti di fronte al nemico? Senza reagire? Proprio loro che dovevano “riabilitarsi”?!.Perciò riferirono al comando di essere stati attaccati di sorpresa da 20-25 persone uscite con le armi dalle case. Aggiunsero che anche gli abitanti della contrada avevano collaborato con i ribelli.Proprio da questa falsa ricostruzione ebbe origine il dramma di Borga.Scattò subito la rappresaglia. In meno di un’ora fu mobilitato lo “Jagdkommando”di Valdagno.Questo era il “commando caccia” che era addestrato ed equipaggiato allo specifico scopo di combattere i partigiani e che affiancava le varie formazioni regolari.Intanto, nel silenzio che seguì la sparatoria, la gente di Borga uscì dalle case per capire cosa era successo. Trovato il cadavere del tedesco, tutti compresero la gravità del fatto e tutti convennero che abbandonare la contrada equivaleva ad una dichiarazione di colpevolezza. Tre donne scesero allora a Valdagno per spiegare al comando tedesco che gli abitanti di Borga non erano responsabili della morte del soldato, il cui corpo non venne neppure toccato.Ma già alle due del pomeriggio una cinquantina di tedeschi a bordo di tre autocarri arrivarono alla contrada. Il “commando caccia” era affiancato anche dalle SS in prova che volevano vendicare il loro compagno ucciso. La presenza di queste SS spiega in parte la crudeltà e l’eccesso di violenza con cui venne condotta la rappresaglia.Scesi dagli automezzi i tedeschi appostarono le mitragliatrici e poi setacciarono la contrada entrando in tutte le case, urlando e sparando e facendo uscire tutti gli abitanti. Antonio Cailotto, 66 anni, il più anziano della contrada non fu pronto a uscire e venne ucciso nella sua cucina , mentre i due figli erano costretti a raggiungere il gruppo di uomini rastrellati e radunati al centro del cortile. Erano in 16.Intanto si era messo a piovere a dirotto come capita spesso in montagna nei pomeriggi estivi.Le donne i ragazzi ed i bambini, una sessantina in tutto, vennero avviati sulla strada verso Fongara. Ma dopo la curva, che toglie la visuale sulla contrada, vennero fatti sedere per terra e tenuti sotto la minaccia delle armi.Gli uomini, dopo essere stati costretti a sfilare davanti al corpo del soldato tedesco ucciso, furono fatti sdraiare per terra e percossi con il calcio del fucile. Infine furono fatti rialzare e mentre la fila si ricomponeva il tenente Stey fece allontanare dal gruppo Biasio Borga, un ragazzo di 17 anni , che raggiunse le donne ed i bambini. I quindici rimasti vennero condotti sul prato sotto la strada comunale.Ad un ordine del tenente Stey il plotone di esecuzione posto sopra la strada li sterminò tutti con raffiche di armi automatiche. Invece del colpo di grazia i tedeschi usarono le bombe a mano, cosicché molti corpi divennero irriconoscibili.Il massacro però non era finito.Giovanni Cailotto, 24 anni, che era riuscito a nascondersi fino a quel momento, fu individuato e catturato. Condotto nel prato dove giacevano, tra gli altri, i corpi dei suoi tre fratelli, fu ucciso. Presero anche il corpo di Antonio Cailotto, l’anziano che era stato ammazzato nella sua abitazione, e lo gettarono assieme agli altri. Erano circa le tre del pomeriggio e a causa dell’uccisione di un solo tedesco, 17 uomini della contrada di età compresa tra i 18 e i 66 anni , giacevano straziati sul declivio del prato sotto la strada. Alle Fosse Ardeatine furono uccise 10 persone per ogni tedesco. Qui la rappresaglia fu in proporzione molto più crudele. Ma non era ancora finita. Compiuta la strage i tedeschi richiamarono nella contrada le donne e diedero loro un’ora di tempo per liberare le bestie e salvare qualche suppellettile. Alle 16 la contrada sarebbe stata incendiata. Luigi Cailotto, che fino a quel momento era riuscito a rimanere nascosto nella sua casa, uscì per allontanare dalla stalla il suo mulo, ma fu subito catturato. Interrogato dall’interprete raccontò che aveva sentito lo sparo provenire da dietro il suo fienile e di essere subito uscito e di aver trovato il corpo del soldato riverso per strada. Il tenente Stey, forse considerando che 17 morti per quel giorno potevano bastare lo lasciò in vita. Pertanto dei 25 maschi della contrada di età superiore ai diciassette anni, 17 furono uccisi, 2 furono risparmiati e sei si salvarono perché quel giorno erano lontani da Borga.
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver messo l’auto in piazza a Piovene Rocchette e prendendo la strada che porta verso la birreria Summano , prima di passare la galleria si prende il sentiero a sinistra che segna la chiesa dell’angelo (quello tratteggiato), il sentiero e molto bello anche se un pò impegnativo sotto il profilo fisico , permette di osservare un bel panorama verso la valle dell’astico , Arsiero e Cogollo , tutto il sentiero e sul bosco , inizialmente come carrabile mantenere rigorosamente la destra ad ogni bivio e poi come sentiero in una cresta Costa La Rancina , il sentiero sbocca dietro la casa vicino la chiesa del Summano proseguendo per la carrareccia e deviando verso destra si arriva in cima al Summano , sulla croce del Cristo che invoca aiuto.
Itinerario : Valdagno-Figgigola di sopra-Giani-Biceghi-Meceneri-Zovo di Castelvecchio-Tomba-Baita vecia(sentiero Braggion)-Croce Castiglieri-Borga-Sentiero dei Mussi-Val del Boia-Campotamaso
Tipo di terreno : poco asfaltato e la maggior parte mulattiera e sentiero normale ed alcuni tratti attrezzati con cordini ,70% sterrato impegnativo , la discesa Val del boia e un po difficile in condizioni meteo avverse .
Tempo di percorrenza dell’anello : 3h25 di corsa
Dislivello totale : 1322 m
Quota massima raggiunta : 1042 m
Percorso molto bello e tecnico , se percorso in forma di trekking risulta abbastanza lungo ma molto bella sia la val del boia , che la vista offerta sulla Croce dei Castiglieri visibile anche da Valdagno , puo essere percorso anche mettendo la macchina alla Borga sulla strada che porta a Recoaro Mille , oppure sempre percorso ad anello mettendo la macchina in contrada Tomba
Nel formato running risulta molto impegnativo se percorso di corsa viste le pendenze e i continui saliscendi , ideale per allenamenti tipo trail (questo percorso e la versione ridotta perchè l’originale prevedeva salire a marana e scendere sulla croce , che pubblicherò neve permettendo)
Percorrendo il sentiero dei mussi che parte dalla località Borga e porta alla baita vecia parte alta della Val del boia , si arriva ad un bivio posto su un crinale , il bivio porta dritto alla Val del boia , a sinistra nel sentiero Braggion e a destra alla Baita vecia(sentiero in salita sul crinale) questo e quello più bello .
LA GRANDE CROCE DEI CASTIGLIERI
Ho voluto inserire delle foto della Croce per tutte le persone del paese di Fongara che con caparbietà l’hanno voluta , pensata e costruita, insomma una specie di omaggio a tutti loro , nella seconda foto si può capire la grandezza di questa Croce
Itinerario : Colle Xomo-Rifugio Papa-Strada degli eroi-Selletta nord-ovest-Malga Boffental-Discesa per le sette fontane
Tipo di terreno : Tutto sterrato con pendenze interessanti ideale per approfondire l’esperienza di un trail
Per effettuare questo percorso l’ideale e di avere una macchina al pian delle Fugazze e l’altra a Colle xomo , il sentiero e di circa 20 km ma l’impegno che richiede per farlo con andatura normale è accettabile , ma nel caso si volesse percorrerlo con una certa velocità diventa qualcosa di una certa importanza visto la prima salita con una discreta pendenza , ma sopratutto la seconda da non sottovalutare , a livello panoramico , tempo permettendo e molto bello , ssia sulle gallerie che sulla selletta del sengio alto
Piccolo dettaglio tecnico , questo tratto di 20 km fa parte della gara Trans D’Havet 80 Km 5600D+ , risulta quindi ottimo per effettuare prove sul percorso , anche se il percorso originale arriva a Campogrosso per poi proseguire sul sentiero della Bocchetta fondi
Itinerario : Valdagno – San Quirico – Monte Civillina – Passo Zovo -Rossati – Novella
Tipo di terreno : asfaltato poco trafficato e diversi tratti sterrati , discesa asfaltata ma molto pendente
Tempo di percorrenza dell’anello : 3h25 di corsa
Dislivello totale : 1025 m
Quota massima raggiunta : 919 m
Partendo da Valdagno risalendo a Novale si continua sulla strada asfaltata fino ad arrivare a San Quirico , appena giunti sul ponte Renato si mantiene la destra e si passa su una strada strerrata prima in contrada Viola per poi arrivare in contrada Retassene , superato l’abitatato si mantiene la destra fino a incontrare il segnavia sentiero del sentinello , lo si imbocca e si sale lungo la dorsale del monte civillina , arrivati sul punto più alto si prosegue lungo la mulattiera che porta nella parte opposta verso la carrareccia che collega Passo dello Zovo e Località Camonda ,appena si incrocia la strada si mantiene la destra , arrivati al Passo dello Zovo si passa a sinistra della trattoria e si scende verso Valdagno imboccando la laterale a sinistra prima per località Rossati e dopo proseguire fino ai Novella per poi scendere in localita Campassi per poi attraverso il parco la Favorita scendendo così a Valdagno.