Coltivare qualcosa con grande passione può produrre risultati inaspettati , ci sono cose che non hanno prezzo, mai avrei pensato di raggiungere un risultato simile , in una cosa così vorrei ringraziare tutti e 300000 visite che da diversi paesi del mondo , circa 104 , hanno visualizzato , letto , seguito , usato e anche solamente preso spunto con altrettanta passione questo mio piccolo ed umile lavoro , a quei 1360 che mi seguono via facebook e a tutti 185 quelli che seguono i miei post ad ogni mia pubblicazione , e merito vostro di questo mio piccolo risultato .
Parte dal cuore di Schio lo Schio City Jungle, un mix emozionante che unisce in un unico percorso le storiche vie del centro con le lussureggianti colline che fanno da corolla naturale all’urbanizzata piana scledense. “Startline” da “Piazza Duomo”, breve sfilata tra le vetrine di via Garibaldi e su, in salita, verso il convento dei frati cappuccini e “Poleo” dove il tracciato diventa puro trail tra i sentieri segnati tra i boschi di faggio fino a “Formalaita” dalla quale attraverso un largo sentiero prendendo la direzione delle pendici dell’”Acquasaliente” si raggiungono i 650m di contrà “Quartiero”; breve occhiata al panorama, lunga discesa, a tratti molto tecnica e selvaggia con passaggi suggestivi e impegnativi tra cascatelle e guadi nella boscaglia fino a “Piane” dove imboccando il già famoso “Sentiero Natura” si torna a intravedere la cupola del Duomo.
Il più sembra fatto e l’arrivo sembra lì ad un km ma prima bisogna correre tutto d’un fiato il parco della “Valletta”, ridiscendere, stringere i denti e salire alla conquista in un ultimo slancio la pittoresca location della torre merlata del “Castello”, da qui alla fine un solo km, da correre rapidissimo tra le vie del centro per tagliare la “Finishline” di nuovo ai piedi del Duomo. Tre passi in città, fuori dalla città, per chi ama l’asfalto ma strizza l’occhio al trail, la soluzione si chiama “Schio City Jungle”!!!
Schio ULTRA Jungle: 47km e 2900 metri di dislivello, dal centro di Schio alle verdi colline, costeggiando torrenti impetuosi e valli incantate, frizzanti salite e sentieri arditi, 2 Montagne da conquistare e 2 Forti da espugnare, Monte Enna e Monte Novegno, boschi fatati e panorami diversi, sentieri inediti in luoghi unici, puro stile Jungle, la natura all’ennesima potenza.
Vi porteremo fino a lassù, dove la natura lascia il posto alla storia, tra i musei a cielo aperto di Forte Enna e Forte Rione, i lunghi panorami sulla pianura dal Novegno e le bellissime trincee del Vaccaresse. La fatica sará oramai alle spalle, manca solo la discesa, profumo di traguardo nell’aria, ultimi metri, siete arrivati in Fabbrica Alta, al termine del vostro Ultra viaggio. Lo Schio Ultra Jungle è una gara qualificante UTMB e darà a tutti i finisher 3 punti.
Inanzitutto volevo ringraziarvi tutti per la giornata di oggi è scusarmi per gli incidenti di percorso che ci sono stati . Noi ce L abbiamo messa tutta ma all’ ignoranza della gente è difficile tenere testa…. Soprattutto a quella delle persone ,che subito dopo aver ascoltato le prime chiacchiere , ci hanno definito animali da palcoscenico ma con delle belle lacune organizzative… Gente come noi , con la stessa passione… Va ben dai mettiamo tutto in saccoccia e cerchiamo di migliorare…. Adesso sono stanco e polemico .. Ci sentiamo domani … Un abbraccio
Tre gare con tre diversi format possibili abbinati a tre giorni di musica e stand gastronomici: è tutto pronto per una nuova edizione della Schio City Jungle, il festival di sport che nel fine settimana invaderà Schio. A partire da venerdì sera passando per sabato e domenica tanta musica e buon cibo in Fabbrica Alta. Domenica invece spazio ai trail: percorso da 18 chilometri per lo Schio City Jungle, mentre sono ben 48 quelli previsti nello Schio Ultra Jungle, fattibile anche in coppia nella versione “Jungle-Twin”.
Tre gare, due distanze, una festa. E’ questa la sintesi di Schio City Jungle 2017, che giunge alla terza edizione e triplica le proposte. “Già con l’edizione del 2015, il Salomon City Trail, c’era stata una buona risposta e il territorio aveva lasciato intuire le proprie potenzialità per farsi conoscere anche attraverso queste iniziative – ha dichiarato Aldo Munarini, assessore allo Sport – dietro a questa manifestazione ci sono grande passione e tanto tanto lavoro, si pensi solo alla fatica che è costata ripristinare sentieri e tracciati per rendere possibile il passaggio degli atleti, che in questa edizione si spingeranno a quote superiori, nelle nostre montagne circostanti”.
Come negli anni scorsi responsabili dell’intera macchina organizzativa sono i Summano Cobras, l’associazione sportiva che ha ideato e voluto l’evento. Importante la proposta sportiva messa in campo in questo 2017, con ben tre format di gara nei due percorsi da 18 e 47 chilometri.
La partenza dello Schio Ultra Jungle è fissata per domenica mattina alle 7, con gli atleti che si misureranno sull’impegnativo percorso di 47 chilometri che sconfina anche nei comuni di Valli del Pasubio e Torrebelvicino. Distanza che è possibile correre anche in coppia mista, con il cambio che avverrà in prossimità del monumento Vallortigara. La Schio City Jungle invece prenderà il via domenica alle 9.30. 18 i chilometri di gara.
Per tutti e tre i giorni in Fabbrica Alta ci sarà inoltre la presenza di diverse Onlus per la raccolta fondi di specifici progetti e il Club Fuoristrada, che mostrerà con piccole esibizioni in pista artificiale la funzione di questi mezzi in situazioni di emergenza.
Stavolta non sono qui per pubblicare un itinerario o un sentiero di montagna come faccio di solito , ma voglio pubblicare questo evento in occasione del centenario della strada delle gallerie , ovvero una mostra con foto d’epoca e molti approfondimenti storici e tecnici su come e perchè sia stata costruita questa gigantesca opera di grande ingegneria e genio militare . Un opera mastodontica per quei tempi e che impiegò centinaia di persone . Molto di più di una semplice raccolta di fotografie , video testimonianze resoconti storici per quella opera che io definisco qualcosa di veramente incredibile ed unico . Due videoproiezioni ne approfondiscono e ne arricchiscono l’esposizione ed per finire una fantastica mappatura in 3D per completare questa mostra fotografica/storica .
Questa mostra e attiva a Palazzo Fogazzaro nel centro di Schio dal 26 marzo al 24 settembre 2017 .
ORARI DI VISITA : Lunedì e martedì Chiuso – Mercoledì a Domenica dalle 10.00 alle 19.00 Aperture straordinarie 25 aprile e 2 giugno
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI : tel. 0445-691392 Lunedì e Martedì dalle 9 alle 13 e negli orari di apertura della Mostra
cultura@comune.schio.vi.it
VISITE GUIDATE :
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI : Biosphaera : tel.0445-1716489 E-Mail : gallerie100anni@biosphaera.it
Nel ricordo di chi ha combattuto su queste rocce , su queste guglie , in sanguinose battaglie corpo a corpo e quella che è stata la guerra di mine , un massiccio che ad ogni passo racconta una storia e che racchiude nelle sue viscere ancora tanti segreti , salirci ora è facile ma comprendere tutte queste vicende non e sempre possibile , sopratutto per le generazioni a venire , ho fatto un piccolo video per omaggiare questo luogo sacro ed ardito …semplicemente per NON DIMENTICARE E PER FARE SAPERE .
Voglio ricordare che per vedere quello che e presentato in questo piccolo lavoro non bastano 2 giorni , il consiglio che posso dare passate 4-5 giorni su questa montagna solo così potrete saziare la voglia di sapere , anche se questo vi farà ritornare ancora per saperne di più.
A seguire gli scritti che sono presenti nel video :
Monte Pasubio Terra di nessuno
A TUTTI QUELLI CHE POTRANNO VEDERE QUESTA PRESENTAZIONE , IL TENTATIVO DI DESCRIVERE A PAROLE E FOTO IL SENTIERO DELLE GALLERIE ED IL MASSICCIO DEL PASUBIO PUO’ AD UTENTI INESPERTI SEMBRARE SODDISFACENTE , MA E’ SOLO PERCORRENDOLO SI POTRA’ TRARRE LA VERA GRANDEZZA DI QUESTA OPERA CHE HA IMPIEGATO MIGLIAIA DI PERSONE PER LA SUA COSTRUZIONE .
Narrare il susseguirsi delle vicende legate a questo Massiccio non è facile ci impiegheremmo mesi e mesi di lavoro per poter collegare e comprendere gli eventi bellici che hanno infiammato questa terra e questa montagna , le numerose battaglie che hanno riempito di sangue questo glorioso monte che chiese un grande sacrificio umano sia da una parte che dall’altra dello schieramento italiano ed austroungarico . Salire su questo massiccio dove la quota principale e di 2232 metri non e impossibile lo possono fare tutti anche se il percorso e molto di più di semplice sentiero di montagna , sia che si salga dalla Strada degli Eroi , sia che si salga dalla Strada delle 52 gallerie , una mastodontica opera di genio militare , costruita per poter salire fino alla quota massima al riparo del fuoco d’artiglieria del Nemico , per evitare di salire sulla Strada degli Scarrubi che era molto più agevole alle truppe ma in piena vista del nemico.
Strada delle Gallerie
Questo percorso e il forse il più spettacolare compatibilmente con la giornata non sempre bella , sotto il profilo sia tecnico che fisico non presenta grosse asperità il tempo di percorrenza e intorno alle 3h anche se presenta un dislivello di circa 1000 metri, e quindi praticabile a tutte la persone che ne vogliono apprezzare il grande valore storico e naturale di questo paesaggio unico fatto di guglie che si ergono verso il cielo , pareti che salgono dritte e che scendono a picco sui vaj sottostanti , da ammirare la grande opera di costruzione delle gallerie nel periodo della guerra 15-18.
E uno dei sentieri più belli da percorrere le foto hanno solo la possibilità di documentare una piccolissima parte dell’immensa opera fatta dall’uomo , anche perche salendo verso la chiesetta di Santa Maria e l’Arco si possono notare altrettante opere del periodo bellico … anche se all’imbocco della strada e stato sciupato e svilito da un macabro e nauseante mausoleo ai piedi della strada delle gallerie a bocchetta campiglia a mio avviso troppo fuori luogo .
Cenni storici
Fu realizzata dalla 33ª Compagnia minatori del 5° reggimento dell’Esercito italianocon l’aiuto di sei centurie di lavoratori: compagnia 349, 523, 621, 630, 765 e 776). A capo della 33ª Compagnia fu a capo il tenente Giuseppe Zappadal 18 gennaio al 22 aprile 1917 Lo succedette il capitano Corrado Picone fino alla fine della guerra. Vero e proprio capolavoro di ingegneria militare e di arditezza (considerando le condizioni e l’epoca in cui fu costruita, nonché la rapidità d’esecuzione: i lavori cominciarono il 6 febbraio 1917 e furono conclusi nel novembre 1917. Nei primi giorni di dicembre 1917, prima di lasciare il Pasubio, la 33ª Compagnia minatori inaugura simbolicamente la strada abbattendo un muro costruito appositamente davanti la prima galleria. Sarà la 25ª minatori, assieme alle centurie rimaste, ad ultimare la strada, tra cui le gallerie 49 e 50, ed aprire in definitiva la strada. La sua realizzazione fu di grande importanza strategica in quanto permetteva la comunicazione e il passaggio dei rifornimenti dalle retrovie italiane alla zona sommitale del Pasubio ove correva la prima linea al riparo del fuoco nemico e nel corso di tutto l’anno, contrariamente alla rotabile degli Scarrubi, accessibile sì da mezzi motorizzati, ma in condizioni molto più pericolose, sotto i colpi dei cannoni austriaci, e soltanto nel periodo estivo.
Sulla sua facciata del Rifugio Achille Papa sono incastonate alcune lapidi, come il comunicato in seguito alla cruentissima battaglia del 2 luglio 1916, in cui l’esercito italiano respinse a fatica la vigorosa avanzata austro-ungarica
«Chi ha salito senza palpiti d’amore questo Calvario della Patria;
chi non sosta con animo purificato
su questo roccia gloriosa,
non entri in questo Rifugio,
né contempli da queste libere altezze
la dolorante fecondità del piano e il mistero dei cieli. »
Romana Rompato
Strada Degli eroi
La strada degli Eroi vera e propria è il tratto lungo circa 2 chilometri che collega la Galleria d’Havet al Rifugio Achille Papa, situato alle Porte del Pasubio. Scavata sulla destra orografica delle pareti verticali a precipizio sull’impervia Val Canale, presenta un fondo naturale piuttosto dissestato.Il nome deriva dal fatto che sulla parete rocciosa sono collocate delle targhe in onore delle 15 Medaglie d’Oro al Valor Militare che combatterono sul Pasubio durante la Grande Guerra.Per estensione con il termine di Strada degli Eroi ci si riferisce all’intera rotabile della Val Fieno, che sale dal Pian delle Fugazze (1162 m), al confine fra la provincia di Vicenza e di Trento, e arriva fino al Rifugio Papa (1928 m).La strada, chiusa al traffico motorizzato è lunga nella sua interezza 10,6 chilometri, segnati da pietre miliari che ogni chilometro danno la distanza dall’inizio. Il fondo è naturale, tranne per alcuni tornanti asfaltati, con un percorso tortuoso nella Val Fieno per salire con pendenza piuttosto costante e mai particolarmente impegnativa se non nel tratto finale prima della Galleria d’Havet, lunga poche decine di metri, che permette di passare nella Val Canale appena sotto il crinale dello spartiacque.Durante il conflitto mondiale era solamente un sentiero e venne in seguito allargata per permettere un comodo accesso alla Zona Sacra, in alternativa della strada degli Scarubbi in cui la neve permane molto più a lungo a causa dell’esposizione a nord. Chiusa al traffico motorizzato negli anni ottanta a causa della pericolosità del tragitto soprattutto nel tratto finale, è oggi molto frequentata dagli escursionisti sia a piedi che in mountain bike. Rimane infatti una delle principali vie d’accesso alla sommità del massiccio perché può essere percorsa anche da chi ha poca confidenza con la montagna.
PERCORRENDO QUESTI LUOGHI DOVE TANTO SANGUE E STATO VERSATO , PENSATE A QUANTI HANNO PERSO LA VITA SU QUESTE ROCCIE PER UN’UNICO IDEALE DI LIBERTA’ .
VIATORE SOSTA REVERENTEGUERRA ITALO AUSTRICA 1915 – 1918
LA 326° COMP DEL GENIO ZAPPATORI
NELL’ANNO 1917
REDUCE DAI LA VORI DIFENSIVI E OFFENSIVI
NELLE LOCALITA’
DENTE ITALIANO SELLETTE QUOTA 2081
CORNO DEL PASUBIO FORNI ALTI CUARO
FONTANA D’ORO SOGLI ROSSI
INIZIO’ E COSTRUSSE A COMPIMENTO QUESTA STRADA
CONGIUNGENTE
PORTE DEL PASUBIO CON LA GALLERIA D’HAVET
SCOLPITA NELLA ROCCIA A STRAPIOMBO
OVE PRIMA SOLTANTO L’ALI AVEVANO DOMINIO
FU IN SEGUITO DENOMINATA
LA STRADA DEGLI EROI
DELLE COSPIQUE OPERE POSTUME APPORTATEVI
AD ALTRI IL MERITO
UN SUPERSTITE
DELLA 326 COMP. 1° REGG. GENIO
ANNI 1916 E 1917 SOCIETA’ ESCURSIONISTI PASUBIO
S.E.P.
VALDAGNO
ANNO 1979
Soglio dell’Incudine
Sotto il profilo storico presenta una svariata serie di postazioni sotto e dentro all’incudine che guardano verso la parte della Vallarsa , salendo arrivati appena sotto l’incudine si può notare sia i pilastri di sostegno che la galleria che ospitava l’arrivo della teleferica adibita per il trasporti vari , anche perchè nella parte sopra l’incudine , appena sotto il Cogolo alto ci sono diversi resti di opere murarie a secco adibite a ricoveri perche riparate dal fuoco nemico ,reste poi la galleria che collegherebbe la zona bassa fino al Cogolo alto.
Sentiero tricolore
Un invito particolare percorretelo con molta calma, prendetevi il tempo per soffermarvi su quelle grandi opere fatte durante la guerra e poi chiudete gli occhi e provate ad immaginare i sacrificio umano e il sangue versato su queste montagne , ricordando sempre che nelle guerre non esiste un vinto ne un vincitore come descritto nella croce sul dente austriaco ” nemici in terra ma fratelli in Cristo “.
Camminate piano provate ad uscire magari anche dal sentiero si possono ancora trovare delle ossa di qualche EROE che ha combattuto per l’ideale di libertà. Ricordate inoltre che negli inverni durante la guerra la coltre nevosa reggiungeva anche i 10 metri di altezza
Pernottate al Rifugio Papa salendo dalle gallerie per poi il mattino seguente poter camminare ed ammirare con calma questi luoghi , portate con voi una TORCIA per poter entrare nella gallerie che sono state rese agibili in buona parte.
LE FOTO PER QUANTO POSSONO DARE L’IDEA DELL’AMBIENTE , DELLA CRUDEZZA DI QUESTO LUOGO NON RIESCONO A DONARE A VOI CHE LEGGETE LA MINIMA PARTE DI QUELLO VI VERRA DONATO PASSANDO SU QUESTA MONTAGNA
La guerra sotteranea dei Denti
La sommità estrema del Pasubio ovvero la parte posta tra il Dente italiano ed il Dente austriaco fu teatro di una guerra sotterranea di una certa entità i lavori di scavo furono vasti ed prolungati fino a raggiungere gallerie molto lunghe e ramificate , su cui venivano approntate le cariche esplosive , un continuo studio con geofono per captare i lavori del nemico resero molto pericolosi e difficili i lavori sia di mina che di contromina , le perforatrici alimentate da compressori situati a distanze incredibili ( centrale malga Busi ) diedero la possibilità a tutto questo , l’obiettivo degli austroungarici era di penetrare al di sotto delle gallerie italiane per farle saltare , per motivi tecnici di spazio riporterò solo gli orari delle mine :
29 settembre 1917 ore 0,30 prima mina austroungarica , 500 kg di esplosivo
2 ottobre 1917 ore 9,20 prima mina italiana 13,000 kg di gelatina esplosiva
22 ottobre 1917 ore 16,30 seconda mina italiana 1000 kg di esplosivo
24 dicembre 1917 ore 5 seconda mina austroungarica 1700 kg di gelatina inoltre una seconda camera di scoppio con 6400 kg scoppiava assieme alla mina italiana in fase di intasamento causando molte vittime
21 gennaio 1918 ore 13,35 terza mina italiana 600 kg di gelatina
2 febbraio 1918 ore 3,00 terza mina austroungarica 3800 kg di esplosivo
13 febbraio 1918 ore 16,45 quarta mina italiana dati esplosivo inesistenti
5 marzo 1918 ore 17,30 quinta mina italiana dati esplosivo inesistenti
13 marzo 1918 ore 4,30 quarta e ultima mina austroungarica ,dopo aver raggiunto la lunghezza desiderata sotto le posizioni italiane venivano caricate due camere di scoppio una da 20000 kg e l’altra da 30000 kg di gelatina esplosiva fatte saltare contemporaneamente e dando luogo a quello che oggi resta il dente italiano dai diari storici risulta che le grida dei soldati sepolti dalla mina durarono per due giorni , mentre le piccole esplosioni causate dai gas durarono fin dopo alle 11 del mattino .
Questa e solo una piccola parte di ciò che e successo su questa parte di storia , la difficoltà degli scavi , il trasporto dei detriti , il trasporto dell’esplosivo e il suo successivo intasamento con sacchi di sabbia , rendono molto bene l’idea di quello che è successo , gli scoppi per simpatia durante gli intasamenti erano frequenti i gas di esplosione e il fuoco hanno fatto la loro parte . La complessa struttura delle gallerie fanno capire i grossi lavori compiuti per questa distruzione , per questo accanimento che non ha avuto ne vincitori ne vinti , solo morti ….morti per la libertà per un ideale , per un valore a cui credevano forse per ignoranza ed ostinaziona , che le generazioni di oggi non sanno nemmeno cosa vogliano dire …ma a loro va il mio pensiero più sincero , a chi e morto per un ideale a questi EROI
Strada degli scarrubi
La strada degli Scarubbi e stata costruita per poter salire da Colle Xomo , passando per bocchetta Campiglia fino ad arrivare alle porte del Pasubio , presente circa 1000 metri di dislivello in circa 10 km , dapprima era una semplice mulattiera costruita dagli alpini poco prima della guerra . Il 25 di maggio del 1915 con l’inizio delle ostilità fu percorsa dagli alpini della 259° compagnia del battaglioval Leogra e dal Battaglione Vicenza occupando il Pasubio , successivamente fu allargata dal Genio per poter fornire approvvigionamenti e munizioni , la percorrero anche in piena Strafexpedition i fanti del 3°battaglione del 218° Reggimento della Brigata Volturno , allo scopo di fermare l’avanzata dei reparti austriaci sul dente Austriaco . Inizialmente era l’unica via d’accesso al Pasubio anche se il transito più di qualche volta doveva venire di notte con numerosi problemi per i trasporti e le persone , a causa della presenza di artiglierie austroungariche nella dorsale della borcoletta e del Monte Majo che rendevano impossibile il transito con il chiaro del giorno nonostante la mimetizzazione con con frasche , reti e tralicci . Furono anche approntati diversi camini da mina nella parte più stretta della strada per fermare l’avanzata austroungarica. Inoltre il problema più grosso si ebbe quando l’inverno fece la sua parte rendendone impraticabile il passaggio , per queste difficotà fu progettata e costruita la strada delle 52 Gallerie , per poter fornire approvigionamenti di ogni genere in quota.
Monte Corno Battisti
Durante la notte sul 13 di maggio, da Cima Alta arriva il cambio per gli sparuti difensori all’interno del monte Corno , il cambio avviene attraverso una feritoia allargata a Cima Alta, raggiungibile da una scala di corda posta lungo un canalino e che attraversa verticalmente il monte corno e che più in basso attraversa il sentiero . Il cambio e il rifornimento vengono fatti di notte in quanto gli austriaci al minimo rumore iniziavano a sparare, buttare bombe e valanghe di sassi sul passaggio obbligato essendo loro in cima al corno. Sono le 14 pomeridiane dopo aver discusso la possibilità di attaccare dall’esterno , il tenente Carlo Sabatini e il sergente Degli Espositi trovano altri tre uomini e una fune e si preparano a salire dal canalino attraverso lo sperone di roccia molto friabile , ma e l’unico modo perchè il nemico non li possa vedere , la via della scalata non era facile a causa della friabilità della roccia . I provetti scalatori si armano di pugnale e di petardi thavenot e inizia la scalata il tenente Sabatini uscendo dalla feritoia allargata arrivato in una piccola cengia si appresta a far salire gli altri e anche se cade qualche sasso gli austriaci sono convinti che nessuno possa salire da quella posizione e quindi non la sorvegliano neanche .Dagli osservatori interno si possono scorgere i cinque uomini allineati come formiche che salgono lungo la parete , ad un certo punto il tenente Sabatini si stacca e sale fino alla cima raggiungendo uno scudo con la feritoia e nota dentro la feritoia la sentinella austriaca che sta chiaccherando con un’altra , atttende che gli altri uomini siano vicino a lui e con poche parole disse “ammazzarli tutti altrimenti ci rovesciano giù” lancia prima un petardo e poi assalta la postazione urlando .
“la mischia è rapida ed orrenda , a pugnalate nel ventre , ferocia senza quartiere .Quelli che accorrono di rinforzo da un’altra galleria vanno all’altro mondo senza rendersi nemmeno conto di cosa stia accadendo . Qualcuno viene anche rovesciato nei canaloni .Questo gesto è valsa la medaglia d’oro al valore al tenente Carlo Sabatini
Ricordo la cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi :
La ricostruzione più attendibile Sottotenente Ingravalle “cessata la sparatoria , odo la voce di Cesare Battisti , lo chiamo tacendo il suo nome Tenente? Battisti si avvicina chiedendo notizie .Mi risponde informandomi sulla situazione e mi dice “ora per me rimane solo la forca “. Ecco avvicinarsi un ufficiale nemico : e il cadetto Brunello Franceschini della Val di Non , accompagnato da 4 soldati .Si volge a Battisti e gli ingiunge di consegnarli la pistola . Battisti alza il capo con fierezza e risponde : mi sono battuto onorevolmente e consegnerò l’arma ad un superiore e mai ad un inferiore .Il rinnegato Franceschini tace , evidentemente imbarazzato .Poi gli chiede il binocolo : no -risponde Battisti questo e di mia proprietà”
Fabio Filzi (Brusarosco)
Anche Filzi fu catturato in cima al monte corno e continuo ad insistere sulla sua identità segnalata nei suoi documenti , ovvero sottotenente Brusarosco di Vicenza , tuttavia pensava di non poter essere riconosciuto se non che venne riconosciuto ad Aldeno da una famiglia di Rovereto che ne conoscevano la famiglia di provenienza.
Lettera del Maggiore Frattola al padre di Filzi
” appena catturato suo Figlio , che aveva il nome di guerra Brusarosco , fu subito riconosciuto dal tenente austriaco Franceschini , separato dagli altri prigionieri e guardato a vista da una sentinella :gli altri prigionieri tra i quali ero io , stavano in un gruppo a parte compreso io .Suo figlio appena mi vide , mi rivolse la parola e mi prego d’intervenire in suo favore perchè gli fosse riservato un trattamento uguale agli altri prigionieri . Mi rivolsi ad un maggiore austriaco per ottenere uguaglianza di trattamento , ma a nulla valsero le mie insistenze…”
Racconto di una notte a Cima Palon quota 2232
Alle 19 circa mi trovavo al rifugio Balasso dove metto l’auto la maggior parte delle volte quando salgo in Pasubio , nel mio zaino c’era tutto , o almeno quanto sarebbe servito in quella circostanza , la tenda il sacco a pelo , il vestiario adatto alle condizioni climatiche di questo periodo …chiudo l’auto e accendo la frontale mentre guardo in alto le luci del rifugio Papa ancora accese …scelgo la salita per il 300 della val canale dove ormai conosco tutte le pietre , salendo mi fa compagnia il soffio di qualche camoscio che si sta chiedendo ” ma questo dove va in giro di notte ” e qualche rapace notturno che muove qualche ramo …si sente anche qualche movimento di sassi mossi dal mio amico camoscio che segue con interesse ogni mio movimento , io li vedo solo dagli occhi luccicanti mentre li guardo con la mia lampada frontale , proseguo la mia risalita incurandomi di loro , proprio come faccio di giorno , ammirandone solo la maestria con cui si muovono negli irti strapiombi quasi invidiando la loro agilità ” fa che il mio piede poggi sicuro come fanno i camosci “. Ho continuato a salire fino al rifugio Papa che da poco aveva spento le luci esterne , ma il mio obbiettivo era la cima , cima Palon 2232 metri , li volevo piantarla o almeno poco distante , la mia piccola tenda nella vastità del massiccio,e nel pensiero di tutte le vite spezzate in questa sacra montagna , nel silenzio del suo cuore , vicino alle sue viscere e tra le pietre che conservano la storia del mondo , superato il rifugio Papa ho proseguito per il 105 sentiero delle creste o tricolore , anche questo lo conosco molto bene , del resto sono 40 anni che ci salgo , c’e la pace e un silenzio assordante , si vedono le luci della città dei paesi tutto intorno un’inquinamento di luci davvero esagerato , ma lassù ci sono io e la mia piccola frontale , eccoci 21.50 cima Palon …che emozione …e lei era li davanti a me , la mia meta . Mi accingo a trovare un posto per piantare la mia piccola tenda , qui sulla vetta ci sono solo sassi , ma più in basso girovagando per 20 minuti trovo un posto riparato dal possibile vento che di solito fischia imperterrito su questo luogo , trovato , proprio all’uscita di una trincea di ricovero italiana a circa 100 metri da cima Palon , pianto la tenda con l’uscita girata verso dove sorgerà il sole , e dopo aver girato ed ammirato la straordinaria notte stellata mi accingo ad andare a dormire , mi bevo un po di caffelatte dal mio thermos , ed entro nel sacco a pelo , verso le 3.00 arriva puntuale il vento …ma non importa ogni tanto guardo fuori il panorama , sempre unico e fantastico …alle 7.15 inizio a prepararmi per uscire a gustarmi il Pasubio all’alba…mi guardo in giro la distesa di nuvole nella pianura fa sembrare quasi un mare , un mare di qualcosa di morbido su cui tuffarsi , ma io sono sopra ed aspetto solo …IL SOLE
Ossario del Pasubio
L’ossario, visibile anche da grande distanza, è preceduto da un vasto piazzale ove sono collocati vari pezzi d’artiglieria: si tratta di una pregevole costruzione di gusto razionalista, un vero e proprio “faro” alto 35 metri e costituito da due parti: l’ossario vero e proprio e il sacello.
Dal basamento della torre si accede all’ossario attraverso una porticina di ferro battuto: qui si trova una cripta centrale ove sono raccolti i resti di 70 soldati decorati al valore militare e ove è tumulata la salma del generale della Prima Armata Guglielmo Pecori Giraldi, deceduto nel 1941.
Attorno alla cripta centrale vi sono due stretti corridoi concentrici, disposti su due piani e contenenti i loculi in cui riposano i resti di circa 13.000 soldati, italiani e austriaci, noti e ignoti. Nel corridoio superiore i loculi sono rivestiti da una lastra di vetro istoriata con marmo che lascia intravedere le ossa dei caduti ignoti.
Nella parte posteriore della torre si trova il sacello, a cui si accede salendo una breve scalinata: nel piano inferiore della cappella si trovano un altare e una statua della Vergine: le pareti sono decorate da affreschi eseguiti dall’artista toscano Tito Chini (1898-1947) e da vetrate artistiche dell’Antica Fornace di Borgo San Lorenzo. Una targa ricorda che le opere sono state restaurate negli anni Novanta del secolo scorso con il determinante contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona, con il concorso dell’Amministrazione Provinciale di Vicenza e dell’associazione provinciale dei Bersaglieri.
Un’irta scala porta nella parte superiore della torre: sulle pareti si leggono i nomi di tante montagne teatro di sanguinosi scontri e s’apprezzano numerosi e pregevoli affreschi.
Da ricordare infine che la zona sacra del Colle di Bellavista, oltre a contenere la monumentale torre con l’ossario-sacello, ospita in un vicino edificio il Museo della Prima Armata, riallestito e quindi inaugurato nel 2005. Il museo è costituito da quattro sale e offre un percorso ricco ed articolato, con affascinanti ambientazioni e una sala multimediale. Oggetti e pannelli esplicativi “raccontano” gli avvenimenti, le persone, gli equipaggiamenti e le armi che hanno reso “quella” guerra la Grande Guerra: attenzione particolare è dedicata al fronte della Prima Armata e quindi al settore del Pasubio.
L’obiettivo del sito è far conoscere i sentieri del Pasubio, delle Piccole Dolomiti e delle colline che circondano Valdagno (VI), presso la cui Sezione è iscritto l’amministratore, Luciano Cailotto. Per ogni percorso è riportata un’accurata descrizione, oltre ai tempi di percorrenza, al dislivello e alla quota massima raggiunta, corredata da foto e cartografie. Davvero interessanti poi le varie sezioni del sito, dedicate alla flora, alla fauna, ai rifugi e ai sacrari della zona, senza dimenticare il comportamento da tenere dopo un’eventuale morso di vipera. «Questa pagina non ha la presunzione di essere una guida, vuole solo essere d’aiuto alle persone a cui piace nel tempo libero percorrere alcuni sentieri. Resta il fatto che questi ultimi devono essere affrontati con i materiali occorrenti per bruschi cambiamenti climatici e idonei per la propria sicurezza», scrive Luciano nella autopresentazione.
Mie Riflessioni
Coltivo da molti anni questa mia piccola grande passione , la montagna , ci passo parte del mio tempo libero , ha dato molto alla mia vita , questa signora mi ammalia nel suo grande spettacolo invernale con la sua neve candida e pura , con i suoi fiori ed i suo prati verdi della primavera , le sue rocce scottanti nel periodo estivo come del resto le pietre e il fantastico crepitio delle foglie del periodo autunnale , più volte i miei amici e conoscenti , anche lettori del mio piccolo lavoro mi hanno espresso la loro simpatia e i complimenti per questa opera di informazione gratuita , no profit , ed in qualche modo hanno contribuito che io continuassi in questo con la mia grande passione , a voi tutti dedico con orgoglio ed umiltà questa menzione nel giornale di Montagne 360° del CAI
Il Pasubio tra la nebbia , con le Nebbie di Avalon …Un sogno , un viaggio , una cima , ma sopratutto una grande e sincera amicizia…
” ho imparato che dalle piccole cose possono nascere cose grandiose donando profonde e infinite emozioni , che rimarranno per sempre nei cuori di chi le vive , e saranno radici per grandi e immense amicizie che non avranno mai fine ” Luciano
Ho fatto questo sito per far conoscere a tutti la nostra fantastica montagna , quella terra che ha me ha insegnato la vita , la gioia , il dolore , la fatica , il sudore ed anche qualche lacrima , per chi in questa terra ci ha rimesso la vita in quella guerra che ha segnato profondamente persone e famiglie nel 1915 – 1918 .
Mai mi sarei aspettato da chi vive a 600 km di distanza si potesse interessare di quello che e stata la prima guerra mondiale , ma mi hanno chiesto se potevo fornire contatti e basi di appoggio per un escursione sulle nostre montagne . Io non sono abilitato per fare queste cose , ma l’idea mi e sembrata molto interessante e ho voluto aiutare in quello che potevo .
Il gruppo scout di Roma , nella persona di Lorenzo mi ha contattato ed ho pianificato qualcosa con lui , per questo fantastico gruppo di Scout di 16-18 anni che voleva a tutti i costi visitare le 52 gallerie ed il massiccio del Pasubio.
Io non potevo essere a fianco di loro tutti i giorni , il percorso programmato aveva molte varianti e variabili , calcolate apposta per poter modificare eventuali problemi riscontrabili in un viaggio in completa autonomia .
Quello che è uscito da questo viaggio l’ho potuto vedere con i miei occhi , abituati a vivere in montagna , ma accompagnare loro in questo viaggio e stata una continua emozione , vista nei loro occhi con quell’entusiasmo di chi fa le cose con passione ed umiltà che contraddistingue gli scout .
Questa e la lettera che io ho scritto ai ragazzi :
Ciao Ragazzi , vi ho scritto questa lettera perchè ho ritenuto fosse giusto farlo , sono molto contento di avervi conosciuto ed in qualche modo sostenuto per il vostro viaggio , ho visto in voi cose molto belle, cose che purtroppo non si vedono più , oppure si vedono poco anche qui in una città di provincia dove abito io a Valdagno 27000 abitanti , in voi ho visto quei valori che si stanno disperdendo , amicizia , solidarietà , soprattutto volontà e voglia di fare , ma di fare bene . E facile dare la colpa della società di questa nostra perdita di valori , ma dobbiamo guardare dentro di noi , ognuno di noi per poter capire e fare uscire tutto quello di buono ha l’essere umano, ci saranno sempre persone pronte ad umiliarci ed ha illuderci ma noi sapremo sempre uscire a testa alta da tutte le situazioni perchè nelle vita ci abbiamo messo dei valori , ho qualcuno ce li ha insegnati . Voi tutti potreste essere miei figli , perchè come sapete le mie figlie hanno 19 e 16 anni a loro ho insegnato essere migliori di me , ma non perchè io abbia cercato di dare tutto quello che loro volevano , ma perchè ho dato a loro quello che ritenevo fosse giusto avessero e loro così sono cresciute . In voi ho visto tutto questo , e spero che continuerete su questa strada , senz’altro la più dura ma la più bella e quella che porta più lontano nel vita , e continuerete a coltivare passione e valori , diffondendoli alle generazioni dopo la vostra , non prendendo viceversa il cattivo esempio di chi povero nello spirito e nei valori si mette sulla cattiva strada , dando semplicemente colpa alla nostra società che comunque rimane una società malata. Io alle 52 gallerie ci sono salito quando ero lupetto a Valdagno 4 , avevo 7 anni , ormai sono 42 anni che ci salgo ed ogni volta le emozioni sono diverse , la montagna vi forgia il carattere e lo spirito , ho l’amate o non vi piacerà mai , ma se l’amate vi insegnerà molte cose , che porterete nel cuore per sempre .
Grazie ragazzi della bella esperienza , spero che anche voi abbiate raccolto qualche piccolo pezzo di esperienza per la vostra vita , e da questo possa nascere una profonda amicizia , perche nella vita le cose più preziose non hanno prezzo …la più importante e l’AMICIZIA.
Voglio chiudere la lettera queste massime a me più care :
“Ciò che ancora una volta mi ha insegnato la montagna è che non è importante la parete che decidiamo di scalare, la sua altezza o le sue difficoltà, ma lo spirito con cui l’affrontiamo, le emozioni e i sentimenti che ci può regalare” Hervè Barmasse
“Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male”. Renato Casarotto
Ciao Lorenzo e Ciao Ragazzi
La risposta di Lorenzo :
Ciao Luciano ,
il viaggio di ritorno e andato benissimo , le tue indicazioni sono state più che preziose ,e siamo riusciti ad arrivare in perfetto orario in stazione a Schio.
La tua lettera ha aperto il cuore a tutti e puoi ben immaginare la notizia di aver condiviso anche tu con noi un esperienza in passato come quella dello scoutismo quale sorpresa abbia portato nei ragazzi.
Francamente Luciano se tutto questo ha avuto luogo è stato grazie a te che hai curato minuziosamente ogni piccolo particolare e ci hai supportato logisticamente moralmente nelle difficoltà come solo uno scout può fare.
E’ stato bello camminare insieme in questa avventura scoprire cose nuove e conoscere un nuovo amico , i ragazzi sono tornati entusiasti e mi hanno detto che se dovessi passare da queste parti tra le tue “corsette” che faccelo sapere che ti veniamo a salutare , e se invece dovessi venire a Roma sarà un vero piacere per noi ospitarti e guidarti come tu hai fatto con noi .
Ora ti saluto e ti abbraccio augurandoti un forte BUONA STRADA come diciamo noi , e tu sai di certo cosa vuol dire .
A presto Lorenzo
Dopo tutte queste riflessioni , bisogna tirare una conclusione di queste giornate non prive di difficoltà , ma tutte superate con pazienza ed adattamento , ci sono stati problemi più o meno grandi , ma la forza e l’unità del gruppo hanno portato questa esperienza a far parte del bagaglio di ognuno di noi , ci ha insegnato che nella vita non si ha mai finito di imparare ed e questa l’essenza per vivere bene . La forza del gruppo sta nel lavorare per il gruppo , per il branco come si dice nei lupetti , a mettere da parte tutti i nostri sogni per un sogno comune , nel bene e nel male …tutti per uno uno per tutti …e non e facile in questa società malata di protagonismo individuale . Alla fine della storia mi avete accolto come uno di voi , ed e forse anche perchè io sono uno di voi , il regalo che mi avete fatto nella carta del Clan mi ha emozionato molto , mi sono commosso e non trovavo più le parole per ringraziarvi comunque e nel mio studio in un quadro incorniciato , mi dispiace solo che non ci siano tutte le vostre firme , ma anche di questo un giorno provvederemo …ancora una volta insieme . Vi ringrazio per il video che e arrivato il giorno prima del mio compleanno , mi ha commosso molto …
Grazie a tutti
…c’è ancora un sole scaldava le tue spalle quando toccai lo zaino , che tu portavi per me …
Südtirol Ultra Skyrace è una gara di corsa estrema in montagna nelle Alpi Sarentine che nel 2015 giunge alla sua terza edizione. Il tracciato, molto vario, si snoda lungo l’alta via “Hufeisentour” e richiede in alcuni tratti un passo sicuro, assenza di vertigini e soprattutto un’ottima forma psico-fisica.
La corsa si svolge su un percorso di 121 km con un dislivello di 7.554 m, si tratta della corsa estrema più lunga e impegnativa in Alto Adige.
Questa fantastica gara è organizzata, in collaborazione con diverse associazioni e le ditte Dynafit e Sportler, dalla Cooperativa per lo sviluppo regionale e la formazione della Val Sarentino GRW. La Cooperativa è sostenuta da molti volontari appartenenti a vari club sportivi e a diverse associazioni locali. Lungo l’intero percorso gli atleti potranno ammirare un panorama mozzafiato che si sviluppa a 360°: le Dolomiti, proclamate Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, le Alpi della “Zillertal”, le Alpi dell’“Ötztal”, le Alpi Stubai, la zona dell’Ortles, del Brenta e molte altre meraviglie naturali direttamente a portata di mano.
Südtirol Ultra Skyrace è un “GreenEvent”!
I Green Event sono eventi la cui programmazione, organizzazione e attuazione vengono effettuate secondo criteri sostenibili. I punti cardine sono l’utilizzo di prodotti ecologici, l’efficienza energetica, la gestione dei rifiuti, la valorizzazione dei prodotti locali e la responsabilitá sociale.
Südtirol Ultra Skyrace (121 km)
// LUNGHEZZA: 121 km // DISLIVELLO: 7.554 m // PARTENZA: Venerdì 24 luglio 2015 – ore 22.00, Bolzano, Piazza Walter // ARRIVO: Domenica 26 luglio 2015 – ore 14.00, Bolzano, prati del Talvera // DURATA DELLA GARA: 40 ore // PREMIAZIONE: Domenica 26 luglio 2015, ore 14.00 nell’area del traguardo.
Descrizione del Percorso
Gli atleti partono in Piazza Walther nel centro di Bolzano, capoluogo della provincia. Poi si sale sul Renon, attraverso la Forcella di Sarentino raggiungono la Croce di Lazfons, il luogo di pellegrinaggio più alto d’Europa. La gara li porta quindi al Rifugio Forcella Vallaga e poi al Passo Pennes. Qui gli atleti si trovano a metà percorso. Proseguiranno su sentieri molto stretti percorrendo il Giogo di Frane, la Valle di Sopramonte (Oberberg), quindi la Valle di Sottomonte, l’Alpler Nieder fino al Rifugio di Punta Cervina (Hirzerhütte). Poi ci sarà la salita molto impegnativa verso il punto più alto della corsa, il Giogo Piatto (2.698 m) sotto la Punta Cervina che con i suoi 2.781 m è la montagna più alta delle Alpi Sarentine. I concorrenti dovranno quindi affrontare la lunga discesa passando per il Lago San Pancrazio (Kratzberger See) fino al Rifugio Merano. Da lì proseguiranno con un lungo saliscendi passando accanto agli Omini di Sasso (Stoanerne Mandln), il Giogo di San Genesio attraverso l’altopiano del Salto fino al paese di San Genesio. La corsa si conclude con una discesa impegnativa passando per Castel Rafenstein (Castel Sarentino) fino al traguardo sui prati del Talvera a Bolzano.
Link : http://www.suedtirol-ultraskyrace.it/it.html
Piccole riflessioni personali
Mi sono iscritto alla sud tirol ultraskyrace a dicembre 2014 con la convinzione di riuscire al meglio nei miei allenamenti dell’anno che verrà cioè il 2015 , non è andata così , lo sapevo e lo avevo visto nelle altre gare , la squalifica fuori tempo massimo nei 50 km e stata la prova , ma sinceramente non ero nelle condizioni per affrontare una cosa così non perchè non fosse alla mia portata ma una serie svariata di cose ne hanno complicato la fattibilità …primo di tutto il sonno , non riuscire a riposare bene prima di questi eventi può essere molto dispendioso ….un’altra cosa mi passa per la mente , come mai i nomi eccellenti del ultratrail non fanno questa gara ? la risposta io ce l’ho ” e durissima “…ma non conta niente ….tanto per me e una nuova sfida per l’anno prossimo che spacco tutto …ahahahaha .
Mi sono divertito nonostante tutto , dal fatto che ho iniziato con il piantare la tenda nel campeggio a 5 km della partenza . Sapevo non sarebbe stata una gara facile , la mia preparazione sulle lunghe distanze lasciava desiderare , ma ho voluto partecipare lo stesso il viaggio da solo è stato un po pesante e noioso sopratutto al ritorno , il sonno era sempre in agguato . La gara era bellissima ed molto impegnativa , sopratutto nei primi km , 20 km con 2000 D+ , non è andata bene , una squalifica fuori limite orario in un cancello , ma le cose vanno anche cosi l’importante e non mollare mai e riprovarci l’anno dopo …così penso che l’anno prossimo riproverò… perchè niente e impossibile , tutto e fattibile basta non far morire l’entusiasmo e la motivazione…Luciano
Ho iniziato a salire su questa montagna che per qualcuno può sembrare piccola e bassa , a 7 anni con gli scout , sono 40 anni che ci salgo , insieme a lei ho anche sofferto la bufera di neve , la pioggia il vento e il freddo , lei e parte di me , anzi a dire il vero io sono parte di lei , e lei continua a farsi vedere nella sua magnificenza nonostante tutte le offese le stia arrecando l’uomo. Dopo il muro del pianto , ovvero quest’opera a mio avviso insignificante e la fantastica idea di un parchimetro a pagamento (5 euro , moneta non carta) , sul posteggio della bocchetta campiglia a completare l’opera di allontanamento di eventuali visitatori , si sta razzolando il fondo del barile con la scusa banale di raccogliere fondi per la sistemazione dei sentieri (ricordo che il fontana d’oro e chiuso dalla notte dei tempi) si è trovata una nuova via di speculazione . Poi vogliamo parlare delle ordinanze che vanno a chiudere i sentieri quando succede qualche incidente . D’altra parte come quando succede qualche disgrazia in montagna si parla di responsabilità , e tutti cercano di tutelarsi , ma tutelarsi da cosa? CHI VA IN MONTAGNA DEV’ESSERE CONSAPEVOLE DEI RISCHI CHE CORRE . Gli incidenti sono tanti e sono solo tragiche fatalità smettiamola di arrampicarci sugli specchi , la montagna e di chi da appassionato la sale con umiltà non dalle cazzate e le belle parole di chi si riempie la bocca e da chi sulla montagna ci vorrebbe speculare .
Luciano
Piccola vergogna nazionale, a Bocchetta Campiglia di Lucio Panozzo
Era una vita che non mi recavo a Bocchetta Campiglia. Passando domenica ad un tiro di schioppo, ho deciso, all’altezza di Ponte Verde, di deviare dalla strada del Passo Pian delle Fugazze e percorrere il breve tratto che fa da raccordo con Passo Xomo. Da lì a Bocchetta Campiglia il passo è breve. Credo che non siano necessarie spiegazioni per gli alpinisti vicentini, ma se per qualcuno le mie parole fossero oscure, lo consiglio di munirsi di una semplice carta stradale che comprenda la zona tra Schio e Rovereto.Ma perché Bocchetta Campiglia? Si tratta del punto di partenza per la Strada delle 52 Gallerie del Pasubio, l’imponente opera di ingegneria militare realizzata nel 1917 dal Genio Militare, 33^ Compagnia Minatori, con lo scopo di creare un percorso alternativo alla strada degli Scarubbi , Un tratto della Strada delle 52 Gallerie del Pasubio posta a nord, facilmente raggiungibile dalle artiglierie austriache (per questa strada passavano le salmerie e i munizionamenti diretti a Porte di Pasubio; anche i morti e i feriti passavano di qua). Sito di grande importanza storica, nonché del nostro rispetto per chi lassù soffrì patimenti indicibili, le ferite, la morte. Tanto attesa, la morte, che a volte giungeva col macabro rito del vicendevole suicidio mediante moschetto: due alpini si accordavano, si puntavano la bocca da fuoco sotto il mento, al tre sparavano. Quanto devono essere state insopportabili quelle sofferenze se al pensiero nostalgico delle famiglie alcuni preferivano questa disperata “dolce morte”Da qualche anno, per volere del comune di Valli del Pasubio, sorge a Bocchetta Campiglia un mostro in veste di monumento: cemento armato rosa che disegna una forma non tanto leggibile, non tanto piacevole a vedersi. Cedo le armi a chi s’intende di architettura, non è mia intenzione giudicare un qualcosa che sta al disopra della mia possibilità di comprensione (posso però dire che non mi piace per niente, questo sì), ma a sentire e leggere quanto è stato detto e scritto in proposito, non ultime le scritte a vernice nera direttamente sul monumento, certamente non c’azzecca con le intenzioni, che possono anche essere state buone, ma che non hanno raggiunto lo scopo. Oltretutto sono stati soldi pubblici gettati al vento.
Il problema non riguarda solo il comune di Valli del Pasubio, ma coinvolge l’Italia intera. Qui si tratta di commemorazione e riverente ricordo nei confronti di chi, volente o nolente, ha donato la vita per la Patria. La Patria ha il sacrosanto dovere di rispondere. Come? C’è a Vicenza da poco tempo un nuovo rappresentante del governo, il Prefetto Fallica. Si faccia accompagnare in loco da qualcuna delle tante associazioni combattentistiche del territorio. Guardi, giudichi, riferisca al Ministero della Difesa. Con tutti i soldi che buttiamo via, mancheranno 50/100 mila euro per spazzar via una bruttura e mettere al suo posto un monumento vero e non una presa in giro? Se mancano, non sarà difficile raccogliere un euro a testa tra chi sente il dovere di contribuire. Siamo 850.000 abitanti in provincia, basterebbe che rispondessero in 100.000. Mancassero anche questi, ci sarebbero sempre i lavoratori volontari, ai quali nulla è impossibile. Non son passati secoli dal lavoro straordinario di manutenzione della Strada delle 52 Gallerie effettuata per intero dall’Associazione Nazionale Alpini. Loro ci sono ancora, basta fare l’appello.
SCHIO. Pasubio con il pedaggio: chi vuole salirci dovrà avere in tasca la monetina da un euro. La proposta di far pagare il transito sui sentieri della Grande Guerra arriva dal versante trentino con idea lanciata dal sindaco di Vallarsa, Geremia Gios. E ben accolta dal suo omologo di Valli del Pasubio, Armando Cunegato, anche se con le dovute cautele.
Gios, comunque, non ha dubbi: «Pensiamo a un tornello, cioè a una sorta di sistema girevole a pagamento, davanti alla Galleria D’Havet. Per quell’accesso, si stima passino minimo 40 mila persone l’anno. Secondo le indagini che stiamo portando avanti, ci risulta che gli stessi escursionisti sarebbero disposti a pagare un pedaggio di un euro che sarebbe destinato interamente alla manutenzione dei principali sentieri di montagna. In ogni caso, prima di procedere bisognerebbe trovare un accordo con il Comune di Valli del Pasubio». E la risposta non si è fatta attendere. «Confesso che anch’io avevo pensato a un progetto del genere per la Strada delle Gallerie – ammette Cunegato – Però non mi sognerei mai di farlo per conto mio. (…)