Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

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Bassano week L’accoglienza del Cadore

Pubblicato da luke007 in 24 marzo 2019
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. Tag: Bassano Week. Lascia un commento

23 marzo 2019 Proseguono gli articoli del mio Amico Giancarlo Andolfatto, che scrive con grande passione , la stessa che metto io nel percorrere i miei itinerari , buona lettura.

Il Massiccio del Pasubio – Tra terra e cielo

Pubblicato da luke007 in 19 marzo 2019
Pubblicato in: evento. 13 commenti

Il Massiccio del Pasubio – Tra terra e cielo – Sentieri ed itinerari sulle tracce della storia –

Ciao a tutti con questo ultimo post dell’anno voglio raccontare questa opera che sto completando , e che vorrei pubblicare a copie numerate e autentificate dal sottoscritto , non ho pretese di vendere  cifre astronomiche o che venga acquistato da tutti , non sarà commercializzato e penso verrà usato il sistema ordina e stampa , lo scopo di questo lavoro e quello di rendere visibili a tutti  , gli itinerari percorribili sul Pasubio al di fuori dei soliti sentieri anche se molto belli e di grande importanza , qui in questo lavoro vengono trattati circa 45 itinerari in 175 pagine . un lavoro modesto ma fatto con lo stesso entusiasmo con cui scrivo su questo mio sito . Qui sotto vi allego la copertina ed un paio di pagine tanto perche possiate farvi un idea del lavoro fatto . La pubblicazione credo avverrà dopo le ultime correzioni e verso la metà del mese di gennaio . Buona visione e buon anno

Per ulteriori informazioni contattare la mia mail : luke007@inwind.it

Bassano week , le Marmarole Runde

Pubblicato da luke007 in 16 marzo 2019
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. Tag: Bassano Week. Lascia un commento

Grazie ancora al mio amico Giancarlo che ha pubblicato questa mia altra escursione molto bella e suggestiva , un itinerario da percorrere con calma e tranquillità, per poterne apprezzare la grande bellezza e varietà di questo bellissimo itinerario.

Le Marmarole Runde (turistico per comitive)

Pubblicato da luke007 in 6 febbraio 2019
Pubblicato in: evento, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: belluno, Cadore. 22 commenti

Premessa

L’escursione qui riportata è da considerarsi , turistica , le soste per dormire a quasi tutti i rifugi permettono di avere del tempo libero per ammirare questi scenari di grande bellezza , NON è IL GIRO COMPLETO DELLE MARMAROLE . I tempi sono molto allargati , come qualcuno ha già sottolineato , ma se volete fare le gare , iscrivetevi a qualcuna , oppure fatelo come ho fatto io in 19h fermandomi solo ai rifugi per mangiare. buon cammino

Questo itinerario, non è un’escursione qualsiasi, è un cammino verso qualcosa d’inspiegabile, di quello che può “dare” la Montagna, alcune emozioni si potranno descrivere, altre rimangono nel cuore di chi c’era, non è una cosa impossibile da realizzare, ma quello che potrete raccogliere da questa escursione, farà parte delle vostre conoscenze e di Valori, che conserverete per le generazioni future, oppure riporrete in quel baule dei ricordi, dove conservate le vostre cose più preziose.
Luciano


Il percorso delle Marmarole Runde, e un itinerario ad anello che compie un giro completo su questo fantastico gruppo che sono le Marmarole, situate nella parte alta di Belluno tra Auronzo di Cadore, San Vito di Cadore, Calalzo Di Cadore e Domeggie di Cadore. Il percorso si snoda in più tappe, poi ovviamente dipende dalla velocità di progressione, in ogni caso per godere appieno di questo fantastica escursione meglio farla in 4 giorni. Qui in questo post v’illustrerò tappa per tappa …di questo magnifico viaggio. Si sale da Auronzo per la val da Rin fino a giungere al rifugio La Primula. Punto di partenza dove si può lasciare l’auto.


1° Giorno colore ROSSO

Rifugio La Primula – Rifugio Ciarèdo

Tempo di percorrenza: 4h

Dislivello totale: 946 m

Quota massima raggiunta: 1946 m

Distanza: 8 km

Sentieri usati: 273

Dal Rifugio La Primula s’imbocca il percorso per il Pian dei Buoi, n.273, 1812 m, passando per Pian della Ciave e Costa Pomadonna in un bosco di conifere con abeti bianchi e rossi, percorso non impegnativo molto bello, raggiunto il bivio, si sale fino al Rifugio Ciarėido 1969 m situato su un dosso in posizione strategica e panoramica. Qui si pernotta per la prima tappa, molto bello anche l’ambiente intorno, se si avanza del tempo per guardarsi attorno prima della cena.


2° Giorno colore ARANCIO

Rifugio Ciarèdo – Rifugio Baion – Rifugio Chiggiato

Tempo di percorrenza: 4h

Dislivello totale: 555 m

Quota massima raggiunta: 1996 m

Distanza: 8 km

Sentieri usati: 272-262

Dopo un sonno ristoratore e una buona colazione, sì riprende il percorso n.272, procedendo sotto la cima Ciastelin, forcella Baion, fino a raggiungere il Rifugio Baion -E.Boni 1826 m, molto bello e panoramico. Sì riprende lasciando il n272 per il n.262, il percorso ricomincia a risalire transitando sempre ai piedi delle pareti del Monte Peronat e forcella, raggiungendo così il breve tratto attrezzato, poco prima del Vallon della Froppa 1923 m, proseguendo sì transita prima a forcella Sacu 1914, infine si arriva al Rifugio Chiggiato 1950 m, dove dopo una buona cena ci si riposa per la prossima tappa. Molto bella anche questa parte di percorso, salendo sul Col Negro la visuale panoramica e stupefacente, verso il lago e Calalzo, mentre dal lato opposto, forcella Piccola, il Rifugio Galassi e sulla Val Oten la Capanna degli Alpini e ben nascoste le cascate della Pila.


3° Giorno colore FUCSIA

Rifugio Chiggiato – Capanna degli Alpini – Rifugio Galassi – Rifugio San Marco

Tempo di percorrenza: 6h

Dislivello totale: 1446 m

Quota massima raggiunta: 2143 m

Distanza: 15 km

Sentieri usati: 260-255-227

Si parte dal Rifugio dopo una buona colazione, imboccando il n.260 che scende di quota a Pragiadeian 1133 m, in Val D’Oten, giunti nella valle si attraversa il Rio Diassa, e si risale lungo il torrente Oten con segnavia n.255, fino a raggiungere la Capanna degli alpini, 1386 m in un paesaggio incantato, una visita e d’obbligo alla Cascata delle Pile, e poi si riprende con una salita importante che porta al rifugio Galassi 2018 m (ex forte militare del periodo bellico). Sì prosegue per il n.227 salendo fino a forcella piccola 2120 m ai piedi del Re Antelao, sì prosegue con una leggera discesa su ghiaioni detritici, fino a raggiungere il Rifugio San Marco 1823 m, situato su una collina, in mezzo ad un bosco di conifere. Un posto incredibile, sulla sinistra, Antelao, davanti sullo sfondo, il Pelmo, un ampio spazio verso la valle di San Vito di Cadore. Cena poi a nanna per la tappa di domani la più lunga.


4° Giorno colore BLU

Rifugio San Marco – Rifugio La Primula

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata: 8h

Dislivello totale: 1188 m

Quota massima raggiunta: 2252 m

Distanza: 20 km

Sentieri usati: 226 – strada forestale Somadida

Dopo una buona colazione al Rifugio San Marco e quattro chiacchere, in questo magnifico e incredibile luogo, fatto di amicizia, affetto e simpatia ci avviamo nell’ultima tappa, sentiero n.226, che sale attraverso quello stretto canale che sale sulla forcella grande 2255 m, per offrirci uno spettacolo meraviglioso, davanti sulla sinistra il gruppo del Sorapis, sulla destra, il grandissimo monolite Torre Sabbioni, sì prosegue scendendo tra i mughi e rocce, tratti erbosi riempiono gli occhi, di quel verde speranza, accompagnato dall’azzurro del cielo, proseguiamo mentre il sentiero scende ripido , nella valle di San Vito dove i giochi d’acqua si fanno vedere in quel torrente tra cascate e solchi tracciati nel tempo, ed infine entrare nella riserva demaniale di Somadida uno spettacolo un sottobosco rigoglioso e ben tenuto da Madre Natura, fino a raggiungere Ponte degli Alberi e prendere la strada Forestale attraversa il bosco di Socento, giunti al bivio con l’altra rotabile si mantiene la destra per un ultima salita della Valle Pian della Sera e poi scendere al Rifugio La Primula.


Stella Cometa Torrebelvicino

Pubblicato da luke007 in 24 dicembre 2018
Pubblicato in: evento. Tag: Eventi. Lascia un commento

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24 Dicembre. È la vigilia di Natale. L’oscurità della sera confonde l’orizzonte, non si riesce più a distinguere dove finisce la montagna e dove comincia il cielo. Ma lassù, in cima al Cengìo, un gruppo di intrepidi amici sta per rallegrare ancora una volta il Natale, sicuri che, ovunque esse siano, la Stella riscalderà le anime delle persone che la osserveranno, mostrando ancora una volta come una semplice decorazione, fatta con amore, può portare lo spirito del Natale in ogni cuore.

Lunghezza totale:+360mt
Lampade in uso:165
Lunghezza impianto:+1200mt

TORREBELVICINO. Con i suoi 360 metri di lunghezza, la super stella cometa di Torrebelvicino è pronta ad illuminare la Val Leogra e a diffondere un’atmosfera serena tra i cittadini nei giorni clou delle feste natalizie. A detta degli organizzatori, fino ad oggi mai smentiti, la luminaria risulterebbe essere la più grande stella cometa unica e sospesa d’Italia, e forse anche d’Europa. Un appuntamento tradizionale che si ripete da ben 29 anni, divenuto ormai atteso dalla popolazione, in particolare dai bambini.

La cometa verrà accesa oggi pomeriggio alle 17 e illuminerà la vallata nelle tre serate fino a S. Stefano compreso. Come sempre, a dar vita alla bella iniziativa, sarà l’associazione turritana “Gruppo Stella Cometa”, forte della sua trentina di volontari che già da alcuni giorni si sono messi all’opera sulle due cime del monte Sengio, su cui vengono ancorati i cavi luminosi.

L’installazione è composta da una stella a otto punte con raggi lunghi 32 metri ciascuno e muniti di 8 lampade (totale 64), a cui si aggiungono le due lunghe code, quella alta da 285 metri illuminata da 57 lampade e quella bassa lunga invece 225 metri dotata di 45 lampade. In totale vengono accese ben 166 lampade da 100 watt, oltre ad un grosso faro pulsante posto al centro della struttura, per un consumo totale di 15 kw. Per l’allestimento sono necessari non meno di 1200 metri di cavo elettrico

Ad alimentare la cometa durante le tre serate saranno un paio di gruppi elettrogeni, riforniti a spese dell’associazione grazie a fondi propri di autofinanziamento che raccoglie durante l’anno.

«C’è tanto lavoro da fare – spiega il portavoce Edoardo Peretto – ma lo facciamo sempre con piacere, per lanciare un segnale positivo nel periodo delle feste, offrire un po’ di serenità alle famiglie. Siamo soddisfatti, anche perchè negli ultimi anni c’è stato un buon ricambio generazionale tra i soci». Novità di quest’anno, un concorso fotografico con scatti della stella, aperto a tutti (www.gruppostellacometa.com). I migliori diventeranno l’anno prossimo cartoline celebrative del 30° anniversario.

Silvia Dal Ceredo Giornale di Vicenza

Buon Natale e Buon 2019

Pubblicato da luke007 in 23 dicembre 2018
Pubblicato in: evento. 6 commenti

Con questo post del mio calendario , voglio augurare un buon natale , e un felice anno nuovo a tutte le persone , che seguono il mio sito , ma sopratutto a chi soffre nell’indifferenza e nel dolore , a chi ha perso qualche persona cara , a chi vive nelle guerre …a tutte quelle persone alla ricerca di un pò di serenità . Buon natale e speriamo in un 2019 migliore .

Buone feste a tutti Luciano

Bassano week Tra terra e cielo

Pubblicato da luke007 in 22 dicembre 2018
Pubblicato in: evento. Tag: Bassano Week, Eventi. 6 commenti

22 dicembre 2018 Pubblico questo nuovo articolo del mio amico Giancarlo Andolfatto , che dopo tante peripezie mi ha sgamato in un piccolo lavoro che sto completando , volendo sapere qualcosa di più , io l’ho accontentato , ho rilevato qualcosa in più di questa cosa che mi sto occupando . Una raccolta dei sentieri del Pasubio , quello che sta uscendo a mio avviso e qualcosa di bello , non voglio aggiungere di più , ora siamo in fase di correzione ortografica e rileggendolo per renderlo fluido , poi attenderemo qualche casa editrice , altrimenti lo pubblicheremo su richiesta , magari a copie numerate e tirature limitata , oppure il nuovo sistema ordina e stampa , vi anticipo solamente che ci sono 170 pagine e 45 itinerari .

Cailotto Luciano

Che cosa è successo sui nostri monti negli ultimi anni?

Pubblicato da luke007 in 19 dicembre 2018
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. Lascia un commento
Pubblico questo intervento molto bello , sui cambiamenti successi negli anni in montagna,  noi montanari che saliamo il Pasubio fin da piccoli abbiamo notato , un grosso plauso a Renato Leonardi .
Intervento al convegno “Frequentazione responsabile della montagna nell’era dei social network – Impatti negativi sull’ambiente: posizione ruolo del Club Alpino Italiano“
Longarone 24 ottobre 2018
Ho da poco concluso la mia quarantesima stagione al rifugio Achille Papa e vorrei provare a raccontarvi che cosa è cambiato in questi 40 anni sul Pasubio. Innanzi tutto sono cambiato io, è cambiata la visione romantica sulla vita in rifugio che avevo quando con un gruppo di amici nel 1979 abbiamo presentato la domanda per concorrere l’assegnazione della gestione, quello che era iniziato come un avventura giovanile col passare degli anni si è trasformato in un impegno sempre più coinvolgente, l’affluenza di visitatori è cresciuta assieme alla notorietà del posto fino a far diventare quella del rifugio la mia attività e il mio impegno principale. Fino al 2006/07 l’affluenza si era mantenuta abbastanza costante subendo solamente leggeri incrementi e qualche piccola variazione condizionata per lo più dalle situazioni meteorologiche che si verificavano durante la stagione, in seguito però si è evidenziata una accelerazione nelle presenze, nell’ultimo decennio infatti si è verificato un costante incremento fino ad arrivare all’esplosione degli ultimi 2/3 anni. Certamente l’accelerazione dell’ultimo periodo è stata impressa dalla ricorrenza del centenario della Prima Guerra Mondiale, evento che ha scatenato l’interesse dei media che ne hanno portato alla ribalta del grande pubblico gli eventi e i luoghi più significativi. In proposito penso sia doveroso ricordare la mostra organizzata dal CAI di Schio sulla “Strada delle 52 Gallerie”. Non credo comunque che questo sia l’unico motivo dell’aumento di interesse per la montagna, a mio avviso si è verificato un fenomeno simile a quello che negli anni 70 ha caratterizzato il passaggio dall’alpinismo classico a quello sportivo. L’alpinismo che fino ad allora era considerato un attività per pochi ha avuto con l’evento del free climbing e dell’arrampicata sportiva uno sviluppo impressionante, inizialmente visto con diffidenza ma oggi accettato e anzi, nel bene e nel male, attualmente questo tipo di attività hanno sicuramente preso il sopravvento. Stessa cosa è successa con l’escursionismo, pian piano si è diffuso nell’opinione pubblica un cambiamento di mentalità che ha portato i più a considerare l’attività fisica un complemento indispensabile alla propria vita, e in seguito a considerare la montagna come un terreno ideale dove svolgere la propria attività. Si è visto quindi un aumento progressivo di escursionisti, affiancati a secondo delle mode del momento da bikers, praticanti di nordik walking, appassionati di corsa in montagna, sci alpinisti, ciaspolatori, spinti anche dalle varie competizioni nate nel frattempo, e attualmente ancora in crescita grazie anche alle “facilitazioni” introdotte con l’avvento delle e-bike e al proliferare di iniziative organizzate dalle nuove figure introdotte dai corsi per accompagnatori di media montagna. E’ evidente che il fenomeno ha prodotto un importante indotto economico per chi trova nella montagna il proprio sostentamento, ma sta causando contemporaneamente notevoli problemi. Purtroppo, almeno nella mia zona, le amministrazioni pubbliche non hanno saputo interpretare in tempo il cambiamento focalizzandosi sulla promozione dei luoghi senza provvedere ad una preventiva organizzazione dei servizi necessari, lasciando così alle strutture presenti sul territorio il compito di sopportare quello che si è ultimamente rivelato come un vero e proprio assalto. Fortunatamente, per quanto riguarda il Rifugio Papa, la Sezione del CAI di Schio è stata sempre attenta, attiva e pronta a cogliere questi segnali cercando negli anni di adeguare, nel limite del possibile e compatibilmente con i propri principi, il rifugio alle nuove esigenze che man mano si presentavano, tanto è vero che anche attualmente stiamo progettando delle nuove opere di adeguamento. Tutto questo lavoro però non è ancora sufficiente, si sta verificando che la maggior parte dei nuovi fruitori della montagna vi si avvicina “spavaldamente”senza la minima esperienza, preparazione ed informazione, affidandosi a notizie raccolte superficialmente. Sembra un controsenso ma proprio nell’epoca in cui tutte le informazioni sono a portata di mano buona parte delle persone affronta la montagna completamente impreparata senza premunirsi di informazioni basilari sulle difficoltà che si possono incontrare, sviluppo degli itinerari, dislivello, vie di ritorno… ecc. Assistiamo spesso così all’arrivo in rifugio di persone spossate e spaesate per lo più male equipaggiate, si pensi solo al fatto che negli ultimi anni ho dovuto iniziare a tenere in rifugio una scorta di pedule in quanto spesso accade che calzature datate cedono durante la salita lasciando i malcapitati ad affrontare scalzi gli itinerari di discesa. Leggerezze che sempre più spesso conducono a conseguenze anche gravi, quest’anno sono una decina le persone che ho dovuto riaccompagnare a valle colte da malori dovuti per lo più ad impreparazione fisica e a sottovalutazione delle difficoltà che andavano ad affrontare, senza contare i casi in cui sono dovute intervenire le squadre del Soccorso Alpino, a volte allertate inutilmente da persone troppo apprensive. Questo è il contesto dove attualmente ci troviamo a portare avanti il nostro lavoro, in proposito suona attualissimo il discorso fatto dal nostro ex presidente arch. Giovanni Fontana durante l’assemblea annuale dei Soci del 2014 di cui riporto alcuni stralci: “Essere soci del CAI diventa ogni anno sempre più impegnativo. In passato la montagna era appannaggio quasi esclusivamente dei residenti, dei pastori e dei contrabbandieri che presidiavano il territorio garantendone il naturale equilibrio e i pochi alpinisti che si avventuravano nelle terre alte erano spinti da grande passione e voglia di esplorare ambienti sconosciuti; affrontavano questa novità in punta di piedi ed il loro era un atteggiamento di assoluto rispetto nei confronti di una natura che non conoscevano ma che regalava loro grandi emozioni. Il CAI (…….) era già presente con i suoi uomini più lungimiranti che avevano capito l’enorme potenzialità di questo mondo sconosciuto e già si adoperavano per promuoverne lo sviluppo;(………) la conoscenza e la tutela della montagna avvenivano anche attraverso la progettazione di importanti infrastrutture: non c’era allora incompatibilità tra tutela e sviluppo.(……..) Negli anni 70 inizia il turismo di massa ma l’offerta è ancora limitata e il consumo della montagna, eccetto qualche situazione limite, è ancora compatibile con il delicato equilibrio che la caratterizza. Poi, gradualmente, comincia uno sfruttamento più sistematico: (……..) di conseguenza scoppiano le prime battaglie ambientaliste e comincia finalmente ad affermarsi il concetto di tutela del patrimonio montano con l’istituzione dei primi parchi nazionali. (………) Oggi ogni valutazione ideologica è molto più sfumata e, purtroppo, solo pochi fanno riferimento a valori ideali: la montagna è diventata una merce, viene sfruttata e venduta da chi può disporne, ha assunto un valore economico a scapito di qualsiasi altro valore e visione di sviluppo futuro. Nel nostro piccolo, la Regione Veneto ha scoperto la risorsa turismo montano e ne decanta le meraviglie in ogni pubblica occasione; Comuni Enti ed associazioni ad ogni livello e con qualsiasi titolo propongono pacchetti per ogni gusto, capacità o portafoglio garantendo sicure emozioni. Andare in montagna è diventato facile, le strade di accesso sono comode ed esistono infrastrutture in grado di portare centinaia di escursionisti e turisti ad un passo dalle cime che fino a pochi anni fa erano riservate agli alpinisti esperti; le attrezzature tecniche sono di gran lunga migliorate e sono nate nuove discipline turistico sportive per allargare la base dell’utenza e soddisfare anche i più esigenti e capricciosi. Ma le risorse per la salvaguardia ed il presidio del territorio vengono continuamente tagliate e restano sempre e solo i volontari del CAI per la manutenzione dei sentieri e delle strutture in quota: (……) E poi sono radicalmente cambiati i tempi di accesso e fruizione della montagna. Dopo la salita degli 8000 in stile alpino e senza l’uso dell’ossigeno la fatica ha cambiato sapore e tutte le mete si sono drasticamente avvicinate: la gita per la quale fino a ieri riservavamo una giornata oggi viene bruciata in 4 ore, il Baffelàn è diventata una palestra per allenamenti serali e una gara non è degna di attenzione se non supera i 42 km di lunghezza e 3000 mt di dislivello. Anche in montagna tutto si muove con la velocità della rete, tutto è concesso ed ogni performance è pienamente vissuta solo se immediatamente condivisa nel gruppo del social network con immancabile filmato a corredo: e a noi spetta ancora il compito meno gratificante e più impegnativo dell’informazione e della formazione di questa nuova schiera di utenti della montagna. Questo è il contesto nel quale oggi ci troviamo ad operare, certamente descritto in modo sintetico e approssimativo, forse poco condiviso dai soci con qualche capello bianco in testa, ma certamente riconoscibile da gran parte dei nostri giovani. E’ per questo che, a mio avviso, essere soci del Club Alpino Italiano diventa ogni giorno sempre più impegnativo. Nessuno pretende di fermare l’evoluzione dei costumi e della società ma l’impegno che oggi viene chiesto ai soci del Club Alpino Italiano è quello di interpretare questa evoluzione per coglierne gli aspetti positivi senza derogare ai principi cardine del nostro Statuto. La nostra ricchezza e il nostro vantaggio derivano dall’operare direttamente sul territorio, il nostro sapere discende direttamente dal fare e non dobbiamo mai perdere questa fondamentale prerogativa. Che ci piaccia o no la nostra Associazione rappresenta un punto di riferimento imprescindibile e riconosciuto di coerenza e credibilità, frutto di un patrimonio ideale ricco e diversificato. Ed il grande impegno, la sfida che ci attende ogni giorno sta nel perpetrare tale patrimonio per renderlo comune e riconoscibile in tutti i soci. Essere soci CAI non significa semplicemente andare in montagna! Dobbiamo continuare a distinguerci non solo per la preparazione tecnica ma anche per quella culturale; dobbiamo essere concreti e propositivi verso tutti coloro che cercano la nostra esperienza, aggiornati ed attenti a quello che accade attorno a noi, disponibili al dialogo ma coerenti e decisi nelle azioni e nelle scelte contrarie ai nostri principi. Dobbiamo accettare, condividere e promuovere le azioni ed i progetti in linea con le nostre idee e con la nostra storia ma dobbiamo anche avere la forza ed il coraggio di dire di no e rifiutare quanto palesemente o velatamente contrario. E’ veramente una faticaccia, ma può essere anche una grande soddisfazione. Sono consapevole che la meta è ancora lontana, so che molti soci comprano il bollino CAI solo per avere l’assicurazione, lo sconto sul rifugio o sul negozio di settore, ma io e i soci più attivi sappiamo che molto lavoro di qualità ci attende anche per formare gli altri soci e far crescere la consapevolezza tra gli utenti della montagna. ……………………………………………………………..” Personalmente vorrei aggiungere che la vera sfida a questo punto diviene quindi diffondere questo patrimonio all’esterno dell’associazione, Il CAI deve aprirsi ancora di più , fare partecipi di questo modo di vivere la montagna tutti quelli che vi si avvicinano divulgando con forza i propri ideali, solo così avremo la speranza di preservare il nostro patrimonio montano per le generazioni future. In quest’ottica gestire oggi un rifugio richiede ancora più fatica e impegno, all’idea di essere portatori di questi valori si debbono aggiungere, oltre alle difficoltà oggettive, la miriade di obblighi e incombenze a cui siamo soggetti, dei quali la stragrande maggioranza degli escursionisti non si rende conto considerando i rifugi alla stregua di qualsiasi altro bar o ristorante che frequentano abitualmente. Dal CAI mi aspetterei nel prossimo futuro un aiuto concreto in questa direzione, mi piacerebbe che qualcuno cominciasse a spiegare anche all’esterno dell’associazione che cosa è un rifugio CAI, che cosa ci si può aspettare frequentandolo, che ci fosse una comunicazione chiara verso tutti i fruitori, soci compresi, sia per quanto riguarda il tipo di servizi offerti che per quanto riguarda agevolazioni e sconti vari e che ci fosse un tentativo concreto di uniformare questi comportamenti in tutti i rifugi.
Renato Leonardi

Appello del CAI e del Soccorso Alpino

Pubblicato da luke007 in 1 novembre 2018
Pubblicato in: evento. Lascia un commento

Il telegiornale ne parla poco ma quello che è successo sulle nostre montagne , e una scena apocalittica , una situazione in cui ci vorranno mesi o anni , ma nulla tornerà come prima . Ma voglio lanciare un appello , non andate in queste zone finche non saranno sistemate almeno un pò di cose , per non intralciare i soccorsi , e non mettere in pericolo le vostre vite e quelle di chi vi deve venire a prendere , loro sono già in difficoltà . Luciano 

PUBBLICO L’APPELLO DEL CAI DEL VENETO

Alle Sezioni, agli Istruttori, Accompagnatori, Operatori, semplici soci CAI del Veneto
Col passare dei giorni si manifestano in tutta la loro portata i gravissimi danni arrecati dal maltempo alla montagna veneta e non solo. Centri abitati, viabilità principale e secondaria, mulattiere e sentieri sono interessati da crolli, frane, smottamenti e tantissimi alberi caduti.
Una veloce ricognizione aerea del Soccorso Alpino effettuata oggi nel Bellunese ha evidenziato come la rete sentieristica sia gravemente compromessa, soprattutto per la caduta di numerosissimi alberi che ne impediscono la fruizione in sicurezza.
Tutto il territorio bellunese è pesantemente compromesso ma anche il Trentino e l’Alto Adige. La criticità è massima nell’Agordino, nello Zoldano, nel Cadore e nel Comelico, ma anche nelle vicine valli del Primiero.
La Sezione di Asiago ci ha comunicato che nell’Altopiano dei Sette Comuni tutte le strade forestali e i sentieri sono praticamente impercorribili per caduta piante.
Si raccomanda quindi a tutte le strutture CAI e ai singoli soci, soprattutto di pianura, di non intraprendere viaggi e tantomeno escursioni in montagna.
Lasciamo la viabilità quanto più possibile libera per i movimenti dei soccorsi, delle forze dell’ordine e di tutti coloro che sono impegnati nelle opere di contenimento dei danni e di ripristino.
Tanto più, non avventuriamoci nei sentieri, mettendo a repentaglio la nostra vita e quella altrui.
Vi chiediamo di diffondere quanto più possibile questo appello a soci, amici, conoscenti: è il minimo che possiamo fare in queste ore in segno di solidarietà per i nostri consoci di montagna.

Soccorso Alpino e Speleologico Veneto – CNSAS

Sentiero delle Cascate

Pubblicato da luke007 in 31 ottobre 2018
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Piccole dolomiti. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata :  3h20

Dislivello totale : 700 m    

Quota massima raggiunta  :  1280 m

Come raggiungere

Dopo essere usciti dall’autostrada a Montecchio Maggiore (VI), si prende la S.P. 246 verso Recoaro  Terme. Giunti a  Recoaro  si prosegue per la località Gazza, salendo e superando diverse piccole contrade, arrivati a ridosso della Località Parlati si prosegue a sinistra mentre la strada inizia a restringersi, superata la località Zalica presso la Malga Lora, da li si prosegue a piedi.

Descrizione

Si tratta di un itinerario facile per tutti, ma molto bello, con diversi tipi di ambienti e terreni, ideale anche per l’inverno con le ciaspole. Si parte da Malga Lora 922 m, in Località Zalica, si sale fino alla prima curva della strada asfaltata proprio sotto alla Trattoria Obante, superando la sbarra di accesso, il sentiero sale lieve, privo di difficoltà su una mulattiera che porta verso Malga Rove 1170 m, superata la malga si sale attraverso il n.120, che porta al Rifugio Cesare Battisti 1265 m, passando prima sul bivio con il n.121 a quota 1240 m. del Passo Ristele 1641m, proseguendo su questo percorso si incrocia  anche il bivio con la Trincea di Sarantonio e alle pendici del Monte Zevola 1976 m, sotto il Vajo della Fratta Grande e il Vajo dell’acqua, giunti al Rifugio Cesare Battisti si scende fino ad imboccare di nuovo il sentiero che scende nel bosco e verso le tre cascate che raccolgono acqua per la Vasca dell’Obante 1028 m. della centrale posta poco sotto la Località Zalica, per poi ridiscendere fino a Malga Lora.

Dedicato a Giorgio Mariot

Il dottor Giorgio Mariot fu il primo sostenitore del progetto e a lui sarà intitolato proprio come avrebbe voluto il noto medico valdagnese per 12 anni a capo del centro di terapia antalgica . Il Sentiero delle Cascate, che si sviluppa lungo la Valle della Lora con partenza dalla località Gazza di Recoaro Terme, aprendosi in quota sull’Altopiano delle Montagnole, costeggerà le pendici del Monte Zevola. Gli autori di questa iniziativa sono i ragazzi del gruppo Rotaract Club Arzignano e Valle dell’Agno, che con il supporto delle guide alpine hanno ripulito e riaperto il vecchio sentiero escursionistico-turistico che attraversa le Piccole Dolomiti.

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