Itinerario : Poleo-Passo Santa Caterina-Forte Enna-Poleo
Tipo di terreno : poco asfalto e terreno discretamente impegnativo , sia per il dislivello che per molti sassi nella fase di salita
La segnalazione del percorso lascia un poco desiderare (MASSIMA ATTENZIONE AI SEGNAVIA E NELLA FASE INIZIALE DELLA DISCESA EVITARE LE SCORCIATOIE PERCHE’ TI PORTANO FUORI PERCORSO) , ma un bel percorso per un’allenamento abbastanza tecnico più in salita che in discesa , mette a dura prova le gambe e l’equilibrio visto la grandezza dei massi che fanno da fondo alla mulattiera in salita , molto bello per la sua parte quasi totalmente boschiva ideale da farsi anche nel periodo più caldo della stagione. Molto bello anche per il suo dislivello interessante , anche se la distanza non risulta molto lunga.
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Questo sentiero e molto molto bello , anche se devo dire con rammarico poco segnalato , e anche segnalato male , ma salendo e abbastanza intuitivo si arriva fino a Poleo e davanti la chiesa si mette l’auto , si sale lungo la strada a sinistra della chiesa lungo una stradina asfaltata in buona parte fino ad arrivare alla contrada Paladino , da li si prosegue per una carrareccia che passa sotto i tralicci dell’alta tensione fino ad arrivare a Santa Caterina , superato l’abitato si prosegue passando per contrada Bonolli fino al Passo Santa Caterina e li si sale a sinistra per il sentiero che porta sul forte del monte Enna per poi scendere dalla parte opposta , da qui appena iniziata la discesa bisogna mantenere la DESTRA e non farsi ingannare dalla strada a sinistra ( CHE RITORNA A SANTA CATERINA) verso contrada Rovoledo e contrada Corobolli per poi scendere attraverso varie scorciatoie che portano a rientrare nel contrada Masi fino ad arrivare a Poleo.
PRESTARE MASSIMA ATTENZIONE AI SEGNAVIA BIANCHI E ROSSI , CHE SONO PURTROPPO POCHI E POCO VISIBILI
Tipo di terreno : tutto asfaltato (il percorso risulta lungo 27 Km il dislivello può non essere preciso al 100%)
Tempo di percorrenza dell’anello : 2h30 di corsa
Dislivello totale : 457 m
Quota massima raggiunta : 298 m
Il percorso e abbastanza impegnativo per chi come me è abituato allo sterrato , si parte da Valdagno e seguendo la ciclabile fino a Trissino , arrivati sul ponte lo si traversa e si percorre un tratto in mezzo alle case fino ad arrivare alla pizzeria Jolly si traversa e si percorre la località campagna di Castelgomberto fino a passare per il centro ed imboccare la via che porta nella zona lungo la Poscola e poi in zona industriale , continuando per questa strada fino ad arrivare al bivio per Priabona , si prosegue dritto attraversando la strada e salendo verso Cereda , superato il primo gruppo di case si prosegue dritto verso il cimitero di Cereda situato poco sopra la collina . Arrivati in piazza a Cereda si prosegue a destra fino ad incrociare una strada a sinistra prima di arrivare alla Pizzeria , proseguendo per la strada si passa nella chiesa di San Bastian , per poi scendere a Cornedo centro si prosegue mantenendo leggermente la destra passando davanti alle scuole e poi si svolta a destra proseguendo fino ad una curva a sinistra , li si mantiene la destra salendo un pò per poi passare il ponte di cemento che porta sulla strada di Muzzolon , si traversa la strada imboccando la ciclabile che porta verso il bar da Toscani , li si traversa la strada e si rientra nella ciclabile all’altezza dei Tomasoni ritornando al punto di partenza
Itinerario : Castelgomberto – Monte Pulgo-Castelgomberto Tipo di terreno : tutto sterrato con alcuni tratti impegnativi
Tempo di percorrenza dell’anello : 1h30
Dislivello totale : 540 m
Quota massima raggiunta : 409 m
Si parte dalla zona industriale di Castelgomberto , si può anche volendo partire proprio dal centro , si prende la via che costeggia la Poscola , arrivati al ponte dove parte il sentiero 300 delle Poscole si procede per circa 150 metri e si scorge un sentiero a destra che sale 202 Stroso lungo (non segnalato ) delle poscole fino ad arrivare al Col del Peraroli , prendendo la prima a sinistra si prosegue per il sentiero 202 che sale verso il monte Grega , arrivati sulla strada asfaltata si può notare sulla destra il monumento ai caduti di Montepulgo , si prosegue a sinistra per la contrada Carletti e si continua diritto fino al bivio che svoltando leggermente a destra prosegue nel nostro itinerario incrociando il 203 Val di Barco è molto utile per accorciare il percorso ( in quanto scende direttamente sulla Val di Barco , la casa Rossa con il forno del pane ) nel nostro caso si prosegue il percorso fino ad arrivare in un grosso cancello in ferro battuto , da li si prosegue a sinistra lungo la recinzione fino a trovare un passaggio abbastanza visibile nel bosco adiacente alla proprietà e passante sul confine della proprietà stessa , si continua fino ad ritornare nel bosco e scendere al suo interno fino al raggiungere i campi sottostanti per poi risalire nel bosco e passare sulla fontana Checca ed arrivare alla Casa rossa Val di Barco per proi proseguire per la mulattiera fino ad ritornare al col dei Peraroli dal sentiero 203 . Superando il bivio con il 202 lungo la mulattiera prendere il primo sentiero a destra che porta alla chiesa di Santo Stefano per poi da li scendere dalla rivetta fino ad arrivare nella Villa Piovene da Schio per poi risalire la Poscola fino ad arrivare nella zona di partenza (o in Zona Industriale o in centro Castelgomberto )
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30
Dislivello totale : 1030 m
Quota massima raggiunta : 1296 m
Dopo aver raggiunto l’abitato di Santorso attraverso la strada interna che da Schio porta a Piovene Rocchette , più precisamente dove c’è l’Oasi Rossi , si posteggia l’auto davanti l’entrata dell’Oasi e si sale attraverso il parco della Villa , all’uscita opposta del parco si prende a destra per andare verso il sentiero 458 situato a Lesina di Sant’orso vicino alla Villa Miara , il sentiero è un po impegnativo fisicamente , ma non presenta difficoltà tecniche ed e quasi tutto boschivo si sale fino alla Chiesa del Summano . La discesa può essere fatta passando dal 457 molto più bello, panorama permettendo , arrivati in fondo nella chiesa di Santorso superata la scalinata principale si prosegue a sinistra fino all’entrata superiore del parco e quindi all’auto
Cenni storici di Santorso
Invito quanti non abbiano mai visto o non siano mai stati a Santorso di approfondire una visita a questo paese molto bello sotto il profilo monumentale presenta diverse ville e diversi luoghi molto belli ed interessanti , come del resto L’oasi Rossi ed il giardino delle Farfalle Tropicali posto incantevole ideale per famiglie (http://www.oasirossi.it/)
Presenta una serie di testimonianze che indicano un’antica origine, in particolare, vasi e asce di rame, ritrovati nella caverna Bocca Lorenza (salendo il 458 ), che risalgono all’era neolitica. L’età romana è caratterizzata dalla presenza di un rilevante castrum al centro di un’importante via di comunicazione diretta con Vicenza. La vita religiosa ha inizio molto presto; da una serie di scavi sono state portate alla luce le fondamenta di una piccola chiesa risalente a prima del X secolo. Si succedono al suo controllo, durante il periodo medievale, i conti di Vicenza, gli Ezzelino, i Lerici e i Cavalli. Aggiunge una pagina interessante alla storia del XV secolo con l’apertura, nel 1475, di una delle prime stamperie del Veneto. La sua storia seguente non mostra avvenimenti di particolare rilievo e segue quella del resto della provincia. Alcune pregiate costruzioni architettoniche la rendono particolarmente degna di nota. Ottone Calderari inizia il progetto del Santuario di Santorso nel 1777, ed è facile individuarvi l’influenza del Palladio, soprattutto nello schema che si avvicina a quello di San Giorgio a Venezia. Degna d’interesse è anche la chiesa parrocchiale opera dei De Boni, consacrata nel 1840, e di chiaro stile neoclassico. Si possono trovare, inoltre, alcune abitazioni del XV e del XVI secolo con pregiati affreschi
Queste varianti non sono segnalate in tutte le cartine , ma sono molto utili per chi con meno preparazione volesse percorrere il sentiero 147 in andata e ritorno(cosa per altro consigliabile ) e non volesse perdere la bellezza dei panorami ; in maniera tale di percorrere i sentieri chiudendoli ad anello. Vi ricordo che dalla sella delle pozze al rifugio Lancia ci vogliono circa 30 minuti .
– Prima Variante Anello piccolo: Salendo dal Passo della Borcola dal 147 Sella delle pozze si arriva in località sorgente , prendendo la sinistra verso malga bisorte si può salire sulla selletta del groviglio e ritornare per il 147 Variante zenavri per il ritorno al Passo della Borcola
Seconda variante passando al Rif. Lancia: Appena passata la malga Bisorte prendendo la destra secondo il senso di cammino si prende il 120 passando prima per Selletta Campiluzzi per poi scendere a Sella delle Pozze e successivamente al rifugio Lancia
Terza variante Senza passare al Rif.Lancia: Salendo dal Passo della Borcola dal 147 si arriva in località sella delle Pozze si prende a sinistra e si percorre il 120 fino ad arrivare prima al bivio 121A per malga Bisorte, prendendo la sinistra verso malga bisorte si può ritornare sul 147 e ritornare verso il passo della Borcola
Quarta variante Anello grande: Salendo dal Passo della Borcola dal 147 arrivati in località sella delle Pozze si prende a sinistra e si percorre il 120 fino ad arrivare prima al bivio 121A per malga Bisorte, prendendo la destra si può arrivare alla selletta del groviglio e attraverso le creste del 147 Variante Zenavri tornare a Malga Costa e ridiscendere fino al Passo della Borcola(nella foto si può notare sullo sfondo il sentiero che scende a Malga Bisorte)
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 5h00
Dislivello totale : 1509 m
Quota massima raggiunta : 1775 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Arrivati in auto a Romano d’ezzelino si prende verso Semonzo e poi si seguono le indicazioni per l’antica abbazia di Santa Felicità La Valle Santa Felicita è una delle valli più importanti del Massiccio del Grappa. Profonda e selvaggia, Valle Santa Felicita sbocca tra Romano d’Ezzelino e Semonzo a quota 200 metri , dal punto di vista escursionistico, è molto bella , presenta numerose palestre di roccia e da li si sale nella valle mantenendosi sulla destra per circa 1 km , si trova un bivio che ti porta verso il bosco con una salita di discreta pendenza , prima su bosco poi prato fino ad arrivare a Campocroce , poi si imbocca attraverso un pascolo fino a salire verso malga si risale di nuovo nel bosco , per poi percorrere il resto nei pascoli verdi per poi salire sul sacrario del monte grappa.
Attenzione il sentiero e molto bello e facile da percorrere ma vi ricordo che da Valle Santa Felicita arrivare al sacrario sono 13 km , perciò dovete tener conto che dovrete ritornare , quindi calcolate bene i tempi , ma soprattutto la vostra condizione fisica.
Cenni storici
Il monte Grappa e considerata zona sacra , la galleria del museo e sorvegliata dall’esercito , nel suo sacrario giacciono le spoglie di 22.910 soldati morti durante il primo conflitto mondiale Ossario austroungarico con 10.295 morti di cui 295 identificati. Ossario italiano con 12.615 morti di cui 2.283 identificati. Tra i due ossari, c’è la cosiddetta via Eroica lunga 300 metri, con a lato i cippi recanti i nomi delle cime teatro di guerra.
LE TRE BATTAGLIE DEL GRAPPA – PREMESSA
L’avversa conclusione della dodicesima battaglia dell’Isonzo, con la rottura del nostro fronte a Caporetto ed il necessario ripiegamento dell’esercito italiano sul Piave portarono, nel novembre 1917, il Monte Grappa in prima linea a sbarramento del settore montano tra il Brenta e il Piave. Le nostre truppe, dopo una drammatica ritirata, pervennero alla nuova linea logore e stremate. Il disastro venne evitato grazie alla forza d’animo ed all’esperienza del Comandante Supremo, Generale Luigi Cadorna, il quale, nella circostanza, seppe coordinare il ripiegamento. E malgrado la stanchezza e le gravi condizioni logistiche e tattiche, i nostri soldati si prodigarono alacremente per costruire una nuova barriera difensiva atta ad arrestare definitivamente il nemico che imbaldanzito dai recenti successi, puntava alla totale distruzione dell’Esercito Italiano. La conquista del Grappa, infatti, avrebbe consentito agli austo-ungarici di dilagare nella sottostante pianura veneta e colpire alle spalle il nostro schieramento sul Piave, dal Montello al mare. Consci dell’importanza del loro compito – “Monte Grappa tu sei la mia Patria” diceva la loro canzone -, i soldati del Grappa, anche a costo dei più gravi sacrifici, nella prima e seconda battaglia difensiva contesero accanitamente ogni palmo di terreno all’irruenza nemica, sino a stroncarne ogni velleità offensiva e travolgerla per sempre con la terza battaglia dell’ottobre 1918.
LA BATTAGLIA DI ARRESTO
La prima battaglia difensiva – quella di arresto dell’avanzata nemica – si svolse in due fasi: dal 14 al 26 novembre e dall’11 al 21 dicembre 1917. Preceduti da un attacco ch’era stato però contenuto sull’Altopiano di Asiago, gli austro – ungarici, dopo una massiccia e violenta preparazione di artiglieria, il 14 novembre attaccano in forze le nostre nuove linee avanzate, tra Cismon e Piave; la lotta diventa sempre più aspra e accanita ed il nemico fa ricorso a tutti i mezzi di distruzione in suo possesso: dalle granate di grosso calibro, ai lancia fiamme, ai gas asfissianti. Aggredisce da est e da ovest il massiccio del Grappa e ne sgretola le difese avanzate a costo di gravissime perdite. Dal 16 novembre vengono via via coinvolti il M. Tomatico, il M. Roncone e il Prasolan; poi, dal 20 novembre, le quote ed i costoni che convergono a raggiera su Cima Grappa: Col Caprile, M. Pertica, M. Fontanasecca, Col della Beretta, M. Salarolo, M. Spinoncia e M. Tomba. Località tutte di cui si leggerà poi il nome inciso sulle steli che fiancheggiano la Via Eroica del Sacrario. Per più volte il nemico viene respinto, ma ripete gli attacchi accanitamente, con forze sempre maggiori. Il 26 novembre, con un violento combattimento, la brigata “Aosta”, reparti del 94° fanteria e del battaglione alpino “Val Brenta” ricacciano da Col Beretta al divisione austro – ungarica “Edelweiss” ed ha termine la prima fase della battaglia di arresto. Essa è stata la più dura e la più importante perché venne sostenuta dai nostri soldati quando non era stata ancora superata la terribile crisi della ritirata. Nonostante l’accanimento degli attacchi, condotti con netta superiorità di forze, il nemico venne fermato dal disperato eroismo dei nostri soldati. Sul Grappa, come sul Piave, il sodato italiano compì prodigi di valore, superiori ad ogni aspettativa e riuscì a bloccare tutti i tenacissimi sforzi austriaci per mettere fuori combattimento l’Italia. Fu solo dopo questa dura prova che, riacquistata la fiducia nelle nostre reali capacità, le truppe Alleate affluite in Italia, il 5 dicembre entrarono in linea da Monfenera a Nervesa con il XXXI C.A. francese ed il XIV C.A. britannico. Riordinate le sue forze, l’11 dicembre il nemico riprende con rinnovato vigore l’offensiva. Riappaiono ancora nel vivo della lotta Col della Beretta, Col dell’Orso, M. Spinoncia, Col Caprile, M. Asolone. Nonostante la nostra strenua resistenza, il nemico riesce a strapparci il Valderoa e l’Asolone, giungendo ad affacciarsi sulla piana di Bassano. Ma gli ulteriori attacchi sono ovunque respinti ed il 21 dicembre il nemico desiste da ogni ulteriore tentativo. La battaglia d’arresto è così vinta.
LA BATTAGLIA DIFENSIVA
Durante la stasi invernale, la nostra organizzazione difensiva venne rafforzata con lavori in roccia, trinceramenti, postazioni e reticolati, in previsione di altri e più massicci attacchi. La nostra sistemazione sul Grappa era assai difficile perché eravamo ormai ridotti alle ultime propaggini montane verso la pianura, tanto che il Gen. Conrad definì la nostra condizione: “quella di un naufrago aggrappato ad una tavola di salvataggio, per cui sarebbe bastato mozzargli le dita per vederlo annegare”. Ma doveva fare i conti con la tenacia e il valore dei nostri soldati. Venne aperta nella viva roccia, al di sotto della cima del massiccio, la famosa galleria Vittorio Emanuele III. L’opera – vero capolavoro d’ingegneria militare – fu dotata di formidabili postazioni di artiglieria in caverna e di sbocchi offensivi per i contrattacchi. Il piano nemico prevedeva di sferrare con una armata – la 11a – l’attacco principale dagli Altopiani e dal Grappa per giungere, attraverso la piana di Vicenza, alle spalle delle nostre difese sul Piave che la 5 e 6 Armata austro – ungarica avrebbero attaccato frontalmente. La grande battaglia, dall’Astico al mare, che prese poi il nome di Battaglia del Solstizio, si accese nella notte del 15 giugno 1918. Fu improvvisa ma non inattesa dal nostro Comando Supremo che, avuto sentore delle intenzioni del nemico, riuscì a far scatenare un potente tiro di contropreparazione quasi contemporaneamente a quello di preparazione delle artiglierie nemiche, riducendone sensibilmente gli effetti distruttivi. Sul Grappa, nell’attacco che ne seguì, gli austriaci, protetti da una fitta nebbia, riuscirono ad irrompere nelle nostre prime linee del IX C. A. e raggiungere Col del Moins e Col Moschin, spingendo pattuglie fino al Ponte San Lorenzo. Anche al centro, nel settore del VI C.A., il nemico attacca direttamente Cima Grappa da più direzioni; a destra, nel settore del XVIII Corpo, dopo ripetuti attacchi e contrattacchi, riesce ad affermarsi sulla linea Solarolo – Valderoa. Ma la sua irruenza viene subito bloccata e nella giornata successiva, il 16 giugno, i nostri irresistibili contrattacchi riescono a ricacciare il nemico da quasi tutte le posizioni conquistate. Sul basamento della colonna romana collocata a Ponte San Lorenzo, la nostra vittoriosa reazione è ricordata dall’epigrafe: “Qui giunse il nemico e fu respinto per sempre il 15 giugno 1918”. Il Comando Supremo, nel citare all’ordine del giorno l’eroico comportamento dell’Armata del Grappa, così dice nel bollettino di guerra del 18 giugno: “ciascun sodato, difendendo il Grappa, sentì che ogni palmo del monte era sacro alla Patria”. Le 640 medaglie al valor militare concesse per quella battaglia, di cui 486 a sodati, ne sono la luminosa dimostrazione. La vittoriosa conclusione della battaglia difensiva ebbe un effetto determinante per l’esito della dura guerra contro l’Impero austro – ungarico.
LA BATTAGLIA OFFENSIVA
Il compito affidato all’Armata del Grappa era quello d’irrompere nel solco feltrino per facilitare l’azione dei rottura delle Armate 8 e 10 dal Piave verso Vittorio Veneto. All’alba del 24 ottobre 1918 venne accesa – questa volta per nostra iniziativa – la terza battaglia del Grappa. La battaglia, preceduta dal violento tiro di preparazione della nostra artiglieria, si sviluppa sull’Asolone, Cima Pertica, Osteria del Forcelletto, Prassolan e Valderoa, dove d’impeto vennero raggiunti importanti successi, nonostante la tenace difesa ed i ripetuti contrattacchi mossi dal nemico il 27 e 28 ottobre, contro il Pertica ed il Valderoa. Il 29 ottobre la 4 Armata, in concomitanza della grande battaglia offensiva del Piave, balza in avanti in tutti i settori, irrompe come una valanga sul nemico e ne travolge ogni residua resistenza. Alle ore 15 del 3 novembre (ora dell’armistizio) l’Armata raggiunge la linea Borgo in Val Sugana – Fiera di Primiero in Val Cismon. La battaglia è vinta! L’Armata del Grappa ha ben assolto il compito che la Patria aveva ad essa affidato
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h40 Fino al Rifugio Papa : 3h10
Dislivello totale : 930-1000 m
Quota massima raggiunta : 1975 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Come raggiungere
Dopo essere usciti dall’autostrada a Thiene si prende verso Schio e si sale sulla statale 46 che porta verso Rovereto , transitando verso il passo del Pian delle Fugazze , superato l’abitato di Valli del Pasubio e Sant’Antonio si arriva il località Ponte Verde e si svolta a destra sulla strada che porta a Colle Xomo , dopo alcune curve si trova un prato verde Pra dei Penzi , punto di partenza per la nostra escursione .
Sentiero molto bello che si inerpica per uno stretto vallone e costeggia il famoso campanile , tecnicamente e fisicamente non molto complesso anche se con buona pendenza , la visuale nella salita e molto bella se si trova una bella giornata . E INDISPENSABILE LA TORCIA PER LE GALLERIE SE SI VUOLE ANDARE AL RIFUGIO PAPA . La discesa può essere fatta per la val canale molto bella (poi io di solito imbocco il canale fluviale )fino ad incontrare il sentiero di raccordo per Pra dei Penzi
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h00
Dislivello totale : 1050 m
Quota massima raggiunta : 1938 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Salendo per la strada statale 46 passata la località Ponte verde (a destra porta al passo Xomo il sentiero partirebbe da li ma il posteggio risulta difficile ) si procede per circa 2 km fino ad arrivare al Rifugio Nerone Balasso , sulla destra si può notare la cava e l’ampio parcheggio auto , alla fine del recinto sulla sx si nota il primo segnavia ,da li si prende la sx passando in mezzo ad abeti e pini per poi congiungersi con il 300 vero e proprio , dopo aver terminato il sentiero ed essere entrati nella val canale si prosegue per circa 200-300 metri e si nota sulla destra una gola con ghiaioni slavinati , si sale sui ghiaioni e da li parte il segnavia 311 , si restringe il vajo , ci sono dei passaggi con catene abbastanza semplici fino ad incontrare un masso incastrato proprio nel mezzo del vajo , superabile con un po di difficoltà con la catena fissa , superato questo masso la via prosegue prima su erba e mughi e poi su sassi per arrivare proprio sotto al rif Papa superando gli ultimi ghiaioni in un tratto abbastanza pendente (dove nel periodo della guerra erano situati i baraccamenti denominati “el milanin”)il tempo di percorrenza e di circa 2h40 e di circa 2h40 , mentre la discesa può essere fatta sia per il sentiero 300 val canale che per la strada degli Eroi.
Si sale con l’auto fino al Pian delle fugazze attraverso la statale che da Schio porta prima a Valli del Pasubio e poi sul Passo , per intenderci la Strada che porta a Rovereto , li si mette l’auto nel posteggio a destra , prestate attenzione tutti gli altri posteggi sono a Pagamento , e inoltre la strada che porta a Campogrosso per le sette fontane e CHIUSA AL TRAFFICO da parte del Comune di Rovereto . Se invece si sale da Campogrosso il problema è uguale per la strada delle sette fontane ma per chi abita nella val dell’agno e molto piu logica la seconda opzione.
Partenza dal Pian delle Fugazze Il sentiero e molto bello ,parte dal pian delle fugazze e si inerpica nel gruppo del sengio alto e sale fino alla forcella che poi a sinistra porta in cima al cornetto ,mantenendo invece la destra si scende a malga Boffental il sentiero non e impegnativo e non presenta difficoltà tecniche , e ideale per piccole escursioni , la salita su tratto boschivo mentre il tratto più bello è erboso e passa per la malga fino ad arrivare a Campogrosso , per rientrare si può prendere quello che scende per la strada delle sette fontane , oppure arrivati a malga Boffental prendere a destra per tornare al pian delle Fugazze .
Partenza da Campogrosso Viceversa se si mette la macchina al passo Campogrosso si scende per il sentiero delle malghe e si prosegue fino al pian delle Fugazze per poi salire di nuovo a Campogrosso per il sentiero 170